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Il figlio d'arte è pronto a meravigliare tutti, al 1° anno tra i grandi dimostra subito intelligenza e maturità

«Vivere lontano dalla famiglia è dura» osserva il centrocampista 19enne dal cognome ben conosciuto nel calcio italiano

INTER UNDER 23 - MATTIA ZANCHETTA

INTER UNDER 23 - Mattia Zanchetta, centrocampista classe 2006, nel campionato in corso conta 10 presenze in Serie C e 4 in Primavera 1

C’è un’immagine che racconta meglio di qualsiasi statistica chi è Mattia Zanchetta: un bambino che rincorre un pallone nel giardino dei nonni, senza pubblico e senza pressione. È lì che nasce il suo calcio. Ed è lì che torna con la mente quando l’adrenalina sale, prima di una partita importante. Oggi quel bambino è un centrocampista dell’Inter Under 23, gioca in Serie C e ha già assaggiato il professionismo. Ma il filo che unisce passato e presente non si è mai spezzato. Classe 2006, ruolo naturale tra il centro e la mezzala, Zanchetta è uno di quei profili che crescono in silenzio e poi, quasi all’improvviso, diventano centrali in un progetto tecnico. Nel suo caso, quello nerazzurro. Il ragazzo parla con la serenità di chi si definisce «tecnicamente preciso, intelligente, determinato», ma non si vergogna di ammettere che il calcio professionistico porta anche una fatica poco raccontata: «vivere lontano dalla famiglia», soprattutto alla vigilia di una gara.

PRECISIONE, VISIONE E MATURITÀ: IDENTIKIT DI UN CENTROCAMPISTA MODERNO
Chi lo osserva da vicino parla di un giocatore «pulito». La definizione non è casuale. Zanchetta ama giocare semplice quando serve e verticale quando si apre lo spazio giusto. È ordinato nella postura, preciso nel primo controllo, lucido nelle scelte. Le sue stesse parole sintetizzano il profilo: precisione tecnica, intelligenza, determinazione. Tre concetti che nel calcio moderno fanno la differenza, soprattutto in mezzo al campo. Nel sistema dell’Inter Under 23 di Stefano Vecchi, pensato per fare da ponte tra Primavera e prima squadra, il suo ruolo è strategico. Deve dare equilibrio, leggere le transizioni, sostenere la costruzione dal basso e allo stesso tempo farsi trovare pronto negli inserimenti. Non è solo una questione di talento: è una questione di comprensione del gioco.

LA NOTTE CHE ACCELERA LA CRESCITA: YOUTH LEAGUE IN TURCHIA
Aprile 2025. Quarti di finale di UEFA Youth League contro il Trabzonspor. Stadio quasi pieno, oltre 40mila tifosi, atmosfera incandescente. L’Inter Primavera guidata da Andrea Zanchetta lotta fino alla fine ma si arrende nel finale. Per molti è solo una sconfitta. Per il classe 2006 Mattia, invece, è un passaggio formativo. Giocare in un contesto del genere significa imparare a gestire la pressione vera, quella che vibra sugli spalti e si sente nelle gambe. Significa chiedere palla anche quando il rumore è assordante, scegliere con lucidità quando l’errore pesa il doppio. È in serate così che si misura la personalità.

«VIVERE LONTANO DALLA FAMIGLIA È DURA», LA FRAGILITÀ DIVENTA FORZA
Nell’intervista pubblicata sul Matchday Programme di Inter–Bodø/Glimt del ritorno playoff di Champions League 2025-2026, Zanchetta apre uno spiraglio sul lato umano: la distanza dalla famiglia pesa soprattutto nelle ore che precedono la partita. Non è un vezzo, è il controcampo emotivo del professionismo. Ma nella stessa conversazione ribadisce il proprio profilo tecnico e mentale, con l’accento su «visione di gioco» e «determinazione». È la grammatica di un calciatore che sa cosa fa bene e cosa lo tiene centrato. Il giardino dei nonni, allora, non è solo un ricordo romantico. È un ancoraggio mentale. Una tecnica personale per ritrovare equilibrio prima di entrare in campo.

UN COGNOME IMPORTANTE, UNA STRADA PERSONALE
Il padre, Andrea Zanchetta, ex centrocampista di Serie A e B con Chievo, Lecce, Reggina e Vicenza, è stato per anni figura di riferimento nella formazione d’élite e nella stagione 2024-2025 ha sieduto sulla panchina della Primavera nerazzurra. La biografia ufficiale del club ne ripercorre tappe, successi giovanili e la promozione alla guida dell’Under 19. Per Mattia, crescere «in una famiglia sportiva, con un papà ex calciatore» significa aver respirato metodo, cultura del lavoro e rispetto del dettaglio: un contesto che facilita, certo, ma che non regala nulla quando si tratta di misurarsi con il ritmo dei grandi. Non a caso, mentre Mattia intraprende il proprio cammino, Andrea prosegue la sua traiettoria in panchina nel mondo professionistico: nella stagione 2025-2026 ha guidato fino a dicembre il Novara in Serie C, lo stesso girone in cui milita l’Inter Under 23. È un dettaglio quasi letterario: padre e figlio che condividono il medesimo orizzonte competitivo, da posizioni diverse. 

L'ESORDIO TRA I PROFESSIONISTI: 23 NOVEMBRE 2025
Il momento che ogni giovane aspetta arriva il 23 novembre 2025, allo stadio Briamasco di Trento. L’Inter Under 23 vince 1-0 e nei minuti finali entra lui. È l’esordio tra i professionisti. Pochi minuti, ma pesanti. Dentro c’è tutto: allenamenti, sacrifici, attese. È la certificazione che il percorso sta andando nella direzione giusta. Prima di entrare in campo, il suo rituale è sempre lo stesso: concentrarsi sui compiti preparati in settimana, visualizzare movimenti e soluzioni, respirare. E, per un attimo, tornare con la mente a quel prato: un ancoraggio affettivo che non è nostalgia, è una strategia cognitiva. Molti atleti di alto profilo utilizzano ricordi felici e potenti per stabilizzare il livello emotivo. In Zanchetta questa pratica ha la naturalezza di un’abitudine domestica.

PERCHÈ IL NOME DI ZANCHETTA PUÒ RESTARE
Nel calcio di oggi emergere non è semplice. Servono qualità tecniche, certo, ma anche struttura mentale. Zanchetta sta dimostrando di avere entrambe. 1) Ha esperienza internazionale ad alta intensità. 2) Ha già debuttato tra i professionisti. 3) Ha un’identità chiara nel ruolo. 4) Ha maturità emotiva nel raccontarsi. Il futuro non si prevede, si costruisce. E il suo sembra avere fondamenta solide. Dal giardino dei nonni agli stadi della Serie C, il passo è lungo. Ma non impossibile. Perché ogni grande percorso, prima di diventare notizia, è stato solo un bambino che rincorreva un pallone sull’erba.

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