Primavera
25 Febbraio 2026
ROMA SERIE A - Giacomo Arduini, centrocampista classe 2007 giallorosso, con l'illustre nonno Giancarlo «Picchio» De Sisti, ex bandiera del club
C’è un attimo, nel silenzio operativo di Trigoria, in cui il rumore dei tacchetti si confonde con quello delle storie che ritornano. La palla gli arriva sul destro dopo un taglio profondo, il tempo di incrociare e il pallone si infila per il poker. Nessuna esultanza sguaiata: solo un sorriso teso, quasi incredulo, e lo sguardo che cerca la panchina. È così che Giacomo Arduini ha firmato il 4-0 nell’amichevole tra Roma e Montespaccato del 24 febbraio 2026. E poche ore dopo, a telefono, la voce di Giancarlo «Picchio» De Sisti: orgoglio, consigli, la memoria di un calcio che non passa mai di moda. Un gol minore nel calendario, enorme nel significato.
UN POMERIGGIO CHE VA OLTRE I 90 MINUTI
1) L’allenamento congiunto a Trigoria, programmato per tenere alta la gamba tra un turno di campionato e l’altro, vede la Roma di Gian Piero Gasperini misurarsi con un avversario «di quartiere» dal forte valore simbolico: il Montespaccato, oggi realtà di Serie D e laboratorio sociale di rinascita. Finisce 4-0 per i giallorossi. L’ultima firma è di Arduini, centrocampista della Primavera, subentrato per dare gamba e inserimenti. È il suo primo sigillo con i «grandi», in un contesto informale ma illuminante. 2) La data non è un dettaglio: 24 febbraio 2026, la vigilia di una settimana che porterà la Roma a un incrocio delicato in campionato. Per Arduini, invece, resta l’istante in cui un percorso costruito lontano dai riflettori si è fatto improvvisamente visibile. Diciotto anni appena compiuti, un pedigree che pesa e una maturità che sorprende.
IL FILO ROSSO CON «PICCHIO»
Nessuno a Trigoria ha bisogno di spiegazioni quando sente pronunciare «Picchio». Giancarlo De Sisti è una mappa, non solo un cognome: regista di posizione e tempi, Campione d’Europa nel 1968 con l’Italia, due volte bandiera di Roma e Fiorentina, poi allenatore e maestro di misura. Il suo nipote non porta lo stesso cognome ma condivide l’alfabeto tecnico delle mezzali intelligenti: postura, letture, tempi d’uscita in area. Un’eredità più culturale che genetica. Le biografie parlano per lui: 29 presenze e 4 reti in Nazionale maggiore, scudetto viola 1968-1969, Coppa delle Fiere 1960-1961 con la Roma e una Hall of Fame che lo include tra i giganti capitolini. Un riferimento, prima che un paragone.
CHI È GIACOMO ARDUINI, UN CENTROCAMPISTA MODERNO
Nato a Roma il 20 febbraio 2007, piede sinistro, centrocampista con declinazioni da mezzala e mediano, Arduini è entrato nel vivaio giallorosso nel 2016 e si è fatto largo a suon di finali vinte: Scudetto Under 16 nel 2023 e Scudetto Under 17 nel 2024 da protagonista. L’approdo stabile in Primavera ha segnato il passaggio dall’educazione di base al professionismo giovanile. Il suo profilo tecnico: controllo pulito orientato, passo elastico, inclinazione naturale all’anticipo mentale sull’avversario. Non è un «10» ma ha l’abitudine a «vedere» l’ultimo terzo di campo; non è un interditore, ma sa sporcare le linee di passaggio e difendere in avanti. La partita col Montespaccato ha illuminato proprio questa cifra: tempo d’inserimento e freddezza nell’ultimo tocco.
IL RINNOVO E IL MESSAGGIO AL FUTURO
La Roma ha blindato Arduini con un rinnovo sottoscritto il 23 gennaio 2026: contratto fino al 30 giugno 2027, con un’opzione di prolungamento. Nelle famiglie del calcio, le parole corrono spesso più veloci dei video. Le telefonate tra nonno e nipote non sono un rito folcloristico: sono un patrimonio di micro-consigli su posizione, orientamento del corpo, «sentire» la seconda palla. De Sisti era un regista «a bussola», uno che non correva dietro al pallone: lo aspettava dov’era giusto, lo guidava dove serviva. A Giacomo, che nasce mezzala, quelle chiavi servono per non «perdersi» nell’ultimo passo verso i grandi. C’è poi un tratto esistenziale che in casa De Sisti sembra tramandarsi: misura. La voglia di crescere non soffoca l’umiltà, l’ambizione non diventa ansia di prestazione. Per una Primavera che forma giocatori e persone, il binomio è un capitale. E il valore affettivo, un cognome che a Roma profuma di storia, si trasforma così in responsabilità e non in zavorra.
IL PARADOSSO DEL COGNOME CHE NON C'È
«Arduini» sulle spalle, «De Sisti» nel cuore della memoria calcistica. È il paradosso felice di chi eredita un linguaggio senza doverlo imitare. Giacomo non ha bisogno di diventare «Picchio» per essere il nipote di Picchio: basta continuare a scegliere la giocata utile alla squadra. Il resto, confronti, metafore, richiami, verrà da sé o, meglio ancora, verrà lasciato indietro. A fine test, le immagini descrivono Gasperini che parla con i ragazzi, i gesti lenti della restituzione dei casacchi, qualcuno che chiede una foto. In quell’istantanea «minore» c’è il senso di un ponte: tra un club che lavora per la sostenibilità tecnica e sociale del proprio futuro, un quartiere che si è preso il calcio per riappropriarsi di sé stesso, e un ragazzo che mette il primo mattone di una storia sua. Quel 4-0 non finirà negli almanacchi, ma resterà un segnalibro. E a Roma, dove il calcio è narrativa collettiva, i segnalibri servono per non perdere il filo.