Serie C
25 Febbraio 2026
Ezio Capuano, nella stagione in corso ha diretto per alcune giornate il Giugliano nel Girone C
Immaginate un sabato di Serie C: panchine accese, il quarto ufficiale con la card in mano e il dito dell’allenatore che ruota nell’aria a segnalare la richiesta. Il monitor a bordo campo si illumina, scorrono due replay appena sufficienti, l’arbitro guarda, riflette in 30 secondi, poi conferma la decisione iniziale. In tribuna qualcuno sussurra: «Così non serve». È proprio qui, nello scarto tra aspettativa e realtà, che si inserisce la protesta di Ezio «Eziolino» Capuano. Il tecnico, voce ruvida e memoria lunghissima dei campi di periferia, sostiene che il cosiddetto «VAR a chiamata» in Serie C «non ha senso» oggi: con «poche telecamere» e «immagini non risolutive», le chiamate delle panchine raramente portano a un cambio di decisione. Una bordata che fa rumore, ma che per essere capita va inserita nella mappa, più ampia, di cosa è davvero il Football Video Support (FVS), di come sta evolvendo il rapporto tra tecnologia e arbitraggio in Italia e di quali sono, dati e regole alla mano, i suoi veri limiti e le sue prospettive.
COS'È IL FVS
1)Il FVS è una tecnologia «light» pensata dalla FIFA e introdotta in via sperimentale laddove il VAR classico non è sostenibile. Il principio è semplice: l’arbitro può rivedere a bordo campo le immagini fornite dalla produzione televisiva; la revisione può essere richiesta anche dalle squadre, fino a due volte per parte, e, dettaglio cruciale, se la decisione viene cambiata la chiamata non viene scalata. I casi ammessi ricalcano il protocollo del VAR: episodi da gol, rigori, espulsioni dirette, scambio di identità. 2) A differenza del VAR «pieno», non c’è la sala centralizzata con i VMO (Video Match Officials), né un team che suggerisce attivamente le revisioni: la postazione è a bordo campo e il «quinto uomo» fa scorrere i replay senza ingerire sulla decisione. È l’arbitro a decidere, punto. 3) La FIGC ha formalizzato la richiesta di sperimentazione l’11 marzo 2025, individuando la Serie C (stagione regolare) e la Serie A Femminile come terreni di prova, con possibile estensione verso il basso se i risultati lo avessero consigliato. Nel frattempo, il VAR tradizionale è rimasto attivo in playoff e playout di Serie C. 4) La spinta non è solo italiana: negli ultimi mesi FIFA e IFAB hanno esteso e accompagnato i trial del FVS in vari contesti, segno che il modello «scalabile e accessibile» sta guadagnando trazione a livello globale.
IL PENSIERO DI CAPUANO
Quando Capuano sostiene che «il VAR a chiamata non ha motivo di esistere» e che «su 300 chiamate solo in poche occasioni l’arbitro cambia idea», traduce una sensazione diffusa tra addetti ai lavori: senza abbastanza angolazioni e immagini pulite, le review confermano quasi sempre la decisione dal campo. E se l’arbitro, richiamato al monitor, «è inevitabilmente condizionato», la frustrazione raddoppia. Il tecnico, in più, circoscrive l’utilità del mezzo: «in Serie A e Serie B ha senso, perché il supporto tecnologico è superiore». È una critica che colpisce il cuore della sperimentazione: non il principio, ma la qualità e l’omogeneità del servizio. Non è la prima volta che il coach campano mette in discussione la tecnologia così com’è stata implementata in C. In più occasioni, dopo episodi contestati, ha parlato di «presa per i fondelli» e di strumento «fallimentare» se non accompagnato da dotazioni adeguate. Tono ruvido, sì; ma argomento tutt’altro che isolato nel dibattito.
IL PUNTO DELLA LEGA PRO: VAR NEI MOMENTI CHIAVE, FVS NELLA STAGIONE REGOLARE
La Lega Pro ha fatto una scelta ibrida, dettata da risorse e sostenibilità: da un lato mantiene il VAR integrale nelle partite più pesanti della stagione (playoff/playout e finali di Coppa Italia Serie C), dall’altro sperimenta il FVS nella regular season per alzare la soglia di tutela senza costi ingestibili. Il 31 gennaio 2025 è stato confermato l’impiego del VAR «pieno» anche per il secondo anno consecutivo nelle fasi decisive: oltre 40 partite coperte. È una linea di continuità che prova a massimizzare l’impatto della tecnologia quando il margine d’errore deve restringersi al minimo.
NON SOLO CRITICHE: DOVE IL FVS STA ANDANDO
Il FVS non è un’invenzione estemporanea italiana. La FIFA ne ha tracciato il percorso dentro un’idea molto concreta: portare un supporto video sostenibile dove i budget non consentono full VAR, con trial progressivi in tornei giovanili e campionati selezionati. Da qui l’interesse crescente delle federazioni e la spinta dell’IFAB, che nell’ultimo biennio ha ampliato i confini delle sperimentazioni tecnologiche (anche su altri fronti, come le comunicazioni delle decisioni VAR allo stadio e in TV). È un cantiere, non un verdetto. Persino l’Italia, mentre testa il FVS in Serie C, ha introdotto il trial in Serie A Femminile a partire da ottobre 2025, con istruzioni chiare su gesti, card, casistiche e mantenimento della chiamata in caso di decisione ribaltata. Lo stesso impianto regolamentare conferma che il modello «challenge» non nasce per sostituire il VAR, ma per avvicinare un minimo di giustizia tecnologica anche dove mancano mezzi e infrastrutture da top flight.
CONCLUSIONE, LA PROVOCAZIONE DI CAPUANO È UTILE SE SPINGE ALLA VERIFICA
Nell’Italia che discute di arbitraggio ogni sette giorni, lo sfogo di Capuano ha il merito di puntare il dito sul punto dolente: senza immagini adeguate, nessun sistema di review può correggere davvero gli errori. Ma un’altra verità convive con questa: l’alternativa non è «tutto o niente». È «meglio»: meglio dotazioni, meglio regole, meglio cultura d’uso. Il 31 gennaio 2025 la Lega Pro ha confermato il VAR per i match più sensibili; l’11 marzo 2025 la FIGC ha messo nero su bianco l’ambizione di sperimentare il FVS dove prima c’era solo l’errore umano. Ora è il momento di misurare, correggere, condividere: solo così la tecnologia, anche in Serie C, smette di essere bersaglio e torna ad essere strumento.