Primavera 3
25 Febbraio 2026
PRIMAVERA 3 • Pawan Parmigiani, ex Cremonese, da due anni in forza alla Pergo
Alla fine del campionato si tende spesso a raccontare la stagione come un percorso lineare, fatto di lavoro quotidiano, crescita costante e capacità di assorbire gli episodi negativi grazie alla forza del gruppo e dei singoli. Una narrazione corretta, ma incompleta. Perché ogni campionato è attraversato da momenti chiave, vere e proprie fratture emotive che possono indirizzare il cammino di una squadra e la sosta è senza dubbio una di queste. Per anni l’abbiamo considerata esclusivamente come un’opportunità di recupero: staccare, respirare, ricaricare le energie fisiche e mentali. Ma il calcio moderno ha progressivamente svuotato questa visione. Tra calendari sempre più compressi, impegni ravvicinati, ritmi elevatissimi ma soprattutto soste piazzate in momenti a dir poco inopportuni, quest'ultima ha perso completamente il suo valore rigenerativo, trasformandosi spesso in una fase ambigua, se non addirittura pericolosa per chi punta a traguardi importanti. Nella sua versione 2.0 abbiamo riscoperto la pausa come un periodo fitto di partite, viaggi, metodi di lavoro differenti, sistemi tattici lontani da quelli quotidiani come le nazionali e le rappresentative. Un contesto che rischia di produrre affaticamenti, infortuni, dispersione mentale e molto poco di utile. Tuttavia, c’è un fattore che molto spesso fa davvero la differenze durante i periodi di pausa: quello psicologico.
È un attimo, in momenti così tesi della stagione, allentare la tensione mentale in una fase in cui bisognerebbe essere completamente dentro la competizione, full focus, senza distrazioni. La Primavera 3 lo dimostra, dandoci una lezione importantissima ancora una volta: in una fase così calda della stagione c’è bisogno di stare lì, senza on ed off causati da fattori esterni. La fotografia più nitida di questo fenomeno arriva dall’ultimo turno di campionato, andato in scena proprio dopo la sosta, che ha raccontato una vera e propria caduta dei giganti. In Primavera 3 la capolista Pergolettese inciampa sul campo dell’Arzignano. La Pro Patria, solidissima fino a quel momento e con una sola sconfitta all’attivo, crolla davanti al proprio pubblico contro una Virtus Verona che non vinceva da oltre un mese. La Carrarese non va oltre un pareggio rocambolesco contro l’ultimissima Sassari Torres, in una gara che sulla carta sembrava priva di insidie. Partite diverse, contesti diversi, ma con due elementi comuni che difficilmente possono essere ignorati. Il primo è il peso specifico delle gare: tutte e tre le big erano obbligate a vincere per dare una spallata decisiva al campionato. Il secondo, ancora più indicativo, riguarda l’andamento delle sfide: tutte le squadre favorite sono andate in svantaggio, ritrovandosi a rincorrere e quindi ad un dispendio mentale e fisico fuori dall’ordinario. Un segnale chiaro di un approccio mentale non perfetto.
La sosta, invece di ricaricare, ha sottratto energia emotiva, lucidità, continuità e concentrazione, proprio quegli aspetti che, su un'intera stagione, contano spesso più della qualità tecnico-tattica. In questo quadro si inserisce anche il secco 3-0 del Lumezzane contro la Triestina, un risultato netto contro una squadra che prima della sosta aveva ritrovato risultati e una solidità mentale. Anche qui, lo stop sembra aver inciso più della lavagna tattica, più di ogni schema o ora di lavoro. Non è un caso che allenatori esperti abbiano sempre messo in guardia su questo momento della stagione: le partite prima e dopo la sosta sono le più difficili, quelle in cui la testa pesa più delle gambe. Una menzione speciale va a chi ha saputo sfruttare questo scenario: Arzignano, Torres, Lumezzane e Virtus Verona hanno mostrato lucidità mentale, coraggio e intensità, regalando ai propri tifosi la speranza di una continuità futura. La sosta, dunque, non è solo una pausa: in Primavera 3 si è dimostrata ancora una volta uno spartiacque emotivo, un test mentale capace di ribaltare gerarchie consolidate e di riaprire un dibattito su un calendario sempre più discutibile.