Cerca

Mondiali 2026

Ucciso il capo dei narcos: come i Mondiali hanno influenzato le operazioni contro i cartelli messicani

Dalla vetrina globale alla “ragion di Stato”: come l’attesa del torneo ha accelerato scelte di sicurezza, tra pressioni internazionali e calcoli d’immagine

Come i Mondiali 2026 hanno influenzato le operazioni contro i cartelli messicani

Dalla vetrina globale alla “ragion di Stato”: come l’attesa del torneo ha accelerato scelte di sicurezza, tra pressioni internazionali e calcoli d’immagine

Un bus in fiamme all’incrocio che porta allo stadio Akron e le sirene che rimbalzano nel buio: è la sera di domenica 22 febbraio, a Guadalajara, e l’eco delle esplosioni raggiunge i quartieri dove, tra meno di quattro mesi, si giocheranno quattro partite del Mondiale 2026. Lì vicino, secondo le autorità, pochi giorni prima un’operazione delle forze speciali ha chiuso la lunga caccia a Nemesio “El Mencho” Oseguera Cervantes, capo del Cartel Jalisco Nueva Generación. La morte del boss scatena l’effetto domino: centinaia di “narcobloqueos”, voli cancellati, quartieri blindati, partite di calcio rinviate. Da quel momento, una domanda s’impone: fino a che punto l’agenda della sicurezza messicana è stata piegata all’urgenza di garantire un Mega‑evento globale?

L'OPERAZIONE CHE CAMBIA IL QUADRO

Secondo la ricostruzione ufficiale, l’individuazione di “El Mencho” è il risultato di un lavoro d’intelligence che ha seguito i movimenti di una sua partner sentimentale nella zona di Tapalpa (Jalisco); il blitz all’alba di domenica innesca scontri a fuoco e una fuga nella boscaglia. Il capo del CJNG viene ferito e, stando alle autorità, muore durante il trasferimento a Città del Messico. Il bilancio tra operazione e ritorsioni è pesante: oltre 70 morti totali, con almeno 25 tra soldati e membri della Guardia Nazionale uccisi e più di 30 sicari abbattuti. La rappresaglia, coordinata da un luogotenente noto come “El Tuli”, si traduce in assalti armati, incendi e sbarramenti su strade e autostrade; lo stesso “Tuli” verrà poi ucciso in un successivo scontro a fuoco, con il sequestro di denaro e armi. Le fonti governative parlano di circa 250 blocchi stradali in una ventina di stati. A Guadalajara e Puerto Vallarta il weekend finisce in coprifuoco di fatto, con serrande abbassate e una “Code Red” attivata a livello statale. Le autorità federali dispiegano 2.500 militari aggiuntivi a occidente, portando a migliaia gli effettivi impegnati a ripristinare la normalità. Le compagnie aeree riaprono gradualmente, mentre l’U.S. Mission Mexico ordina ai connazionali di restare in casa nelle aree a rischio. Le istituzioni, intanto, assicurano che “per il Mondiale non c’è rischio” e che l’organizzazione procede “con tutte le garanzie”.

PERCHÉ ADESSO: LO SPORT COME FATTORE OPERATIVO

Che “El Mencho” fosse il bersaglio “numero uno” non è una novità: su di lui pendeva una taglia fino a 15 milioni di dollari e accuse federali negli Stati Uniti, mentre in Messico il CJNG era considerato da anni la formazione criminale più aggressiva e meglio armata. Ma il “perché ora” ha un contesto preciso: l’avvicinarsi del Mondiale 2026 – co‑organizzato da Messico, USA e Canada – con Guadalajara tra le tre città messicane ospitanti insieme a Città del Messico e Monterrey. In un’intervista a Fanpage.it, l’accademico Thomas Aureliani ha letto l’operazione come una “dimostrazione di forza” in vista dell’evento: segnale all’opinione pubblica internazionale e agli alleati, in primis Washington, che il governo di Città del Messico “combatte il narcotraffico”. La reazione? Immediata e ad alto impatto visivo: veicoli bruciati, Costco in fiamme a Puerto Vallarta, fermate dei bus attaccate e – dato non secondario – partite di Liga MX rinviate, compreso il “Clásico Nacional” femminile tra Chivas e Club América. Proprio lo stadio delle Chivas, l’Akron, è a Zapopan, cintura di Guadalajara, e ospiterà quattro gare della fase a gironi.

IL CALCIO NEL MIRINO NARCOBLOQUEOS

La geografia conta. Il CJNG nasce e si irrobustisce tra Michoacán e Jalisco; Guadalajara è da anni hub logistico ed economico dello Stato e area simbolica del potere del cartello. È qui che si materializzano gli strumenti tipici della sua tattica paramilitare: blocchi coordinati, incendi di autobus e auto, assalti a infrastrutture, armi di guerra. Non è la prima volta: nel 2015 un elicottero dell’esercito venne abbattuto con un RPG, episodio spartiacque che mostrò apertamente un arsenale con lanciarazzi, esplosivi, armi automatiche e una catena comando capace di manovre complesse. L’Akron diventa così simbolo della tensione: a dicembre associazioni locali hanno denunciato il ritrovamento, nell’area, di almeno 456 sacchi con resti umani, a conferma di un dramma – quello delle persone scomparse – che in Jalisco ha numeri da primato nazionale. In questo contesto, il calcio è parte del perimetro di sicurezza, non un’oasi separata.

MONDIALI 2025: CALENDARIO, VETRINA, PRESSIONE

Sul piano operativo la FIFA e i comitati organizzatori hanno da mesi codificato la “mappa rischio” messicana. L’Akron ospiterà quattro partite (tutte ai gironi) tra 11 e 26 giugno: una gara della Nazionale messicana e tre sfide con Corea del Sud, Uruguay, Spagna e una squadra proveniente dagli spareggi. In marzo, inoltre, proprio Guadalajara e Monterrey sono state scelte per gli ultimi playoff mondiali, una sorta di test‑event logistico e di security stress test per stadi, percorsi e protocolli. Alla luce delle violenze di febbraio, la coincidenza temporale accende i riflettori su procedure, catene di comando e tempi di risposta. La FIFA ha confermato di “monitorare da vicino” in coordinamento con le autorità.

LA "KINGPIN STRATEGY" ALLA PROVA DELLA VETRINA GLOBALE

L’eliminazione del vertice – la cosiddetta “Kingpin strategy” – è uno strumento classico della guerra ai cartelli. Ha il vantaggio del colpo simbolico e dell’effetto‑shock; ha però un costo: i vuoti di potere innescano faide, frammentazioni e ritorsioni sul territorio. Gli analisti lo ripetono da anni: in Messico, dalla militarizzazione del 2006, le decapitazioni non hanno ridotto la violenza sistemica né il traffico di droghe sintetiche (metanfetamine e fentanil su tutti). La sequenza di febbraio conferma la regola: i narcobloqueos dilagano ben oltre Jalisco, investendo Michoacán, Guanajuato, Colima, Zacatecas, fino a lambire località a forte pressione turistica. Nelle ore successive al blitz, mentre la presidente Claudia Sheinbaum assicura che “non c’è rischio per i visitatori del Mondiale”, i comandi militari parlano di 250 blocchi su circa 20 stati e dispiegano rinforzi. Nello stesso tempo l’U.S. Mission Mexico emette l’ordine di “shelter in place” per Guadalajara e Puerto Vallarta. Due messaggi in tensione: la rassicurazione politica e il realismo operativo.

L'ANGOLAZIONE POLITICA: IMMAGINE, ALLEATI, MERCATO

Il Mondiale è un moltiplicatore reputazionale: porta sponsor, turisti, telecamere. A ridosso del torneo, la pressione a “mostrare controllo” cresce. La narrativa della “dimostrazione di forza” si iscrive qui: rassicurare investitori, FIFA, mercati del turismo e della sicurezza privata. Da mesi, infatti, aziende che offrono veicoli blindati, scorte e protezione segnalano una domanda in crescita nelle città ospitanti, soprattutto a Guadalajara. Allo stesso tempo, il dossier Jalisco ha un peso per gli Stati Uniti: lì transitano rotte di metanfetamina e fentanil verso il mercato nordamericano. La collaborazione d’intelligence nel blitz di febbraio è stata pubblicamente riconosciuta dalle autorità, segno di un coordinamento binazionale che, su questo fronte, ha precedenti consolidati. Il punto è che all’efficacia operativa deve corrispondere una gestione dell’ordine pubblico capace di evitare proprio quelle immagini – bus incendiati a pochi chilometri dallo stadio – che l’operazione voleva prevenire. Tra 22 e 24 febbraio 2026, la città di Guadalajara “si svuota”: ristoranti chiusi, code ai supermercati, consigli ufficiali a restare in casa. La clasificación calcistica ne risente: rinviate più partite, persino a centinaia di chilometri di distanza per effetto‑paura. La cronaca racconta anche l’ansia dei turisti stranieri, con organizzazioni specializzate nell’evacuazione da aree di crisi che offrono assistenza a gruppi bloccati negli hotel di Jalisco e Nayarit. Nel frattempo il traffico aereo ricomincia, scaglionato, mentre le autorità locali e federali lavorano per sgomberare i principali assi viari e riaprire scuole e uffici. FIFA mantiene il “contatto costante” con il governo messicano e ripete: «Stiamo monitorando».

IL PARADOSSO JALISCO: MENO DENUNCE, PIÙ PAURA?

C’è un dato che complica il quadro: secondo registri statali, nel 2025 le denunce di scomparsa in Jalisco sono diminuite del 15–16% rispetto all’anno precedente, con un tasso di localizzazione salito sopra il 60%. Eppure, tra dicembre e febbraio, associazioni e media locali ribadiscono che Jalisco resta in cima – o tra le primissime posizioni – per numero assoluto di desaparecidos, con stime che superano quota 16.000. Come si tengono insieme questi piani? Da un lato, la comunicazione istituzionale che rivendica trend in calo; dall’altro, i ritrovamenti di fosse e “crematori clandestini” che alimentano la percezione di una violenza strutturale, stratificata nel tempo, a cui la sola decapitazione di un cartello non basta a rispondere. Per un Mega‑evento come il Mondiale, significa che la sicurezza non è solo perimetro e metal detector: è anche fiducia nei missing data, nelle inchieste e nella trasparenza amministrativa.

COSA CAMBIA VERAMENTE PER IL MONDIALE

Rafforzamento del dispositivo. Dopo il 22 febbraio, la SEDENA ha aggiunto 2.500 militari in Jalisco e consolidato un dispositivo che, tra Esercito e Guardia Nazionale, si prepara a gestire afflussi, trasporti e aree perimetrali delle venue. L’obiettivo: neutralizzare i narcobloqueos prima che si avvicinino ai corridoi del calcioTest‑event a marzo. I playoff FIFA in Guadalajara e Monterrey serviranno da stress test per piani di evacuazione, risposta rapida e coordinamento multi‑agenzia. È il banco di prova più realistico prima del via dell’11 giugno 2026Protocollo con alleati. La catena d’intelligence che ha portato a El Mencho – con sostegno statunitense – fa da infrastruttura anche per la protezione di squadre, arbitri, tifosi e media. Ciò include scambio di liste target, monitoraggio finanziario e interdizione di armi. Comunicazione del rischio. Le ore dei “shelter in place” per Guadalajara e Puerto Vallarta hanno mostrato che gli avvisi consolari possono cambiare in fretta e spostare flussi turistici e prezzi dei biglietti aerei. La FIFA dovrà calibrare messaggi e soglie di rischio con cautela chirurgica.

IL CARTELLO DOPO "EL MENCHO"

Sul futuro del CJNG occorre prudenza. La struttura federata del gruppo – con cellule integrate sotto un brand riconoscibile – gli ha consentito di crescere nonostante colpi selettivi ai vertici. La scomparsa del fondatore apre spazi a lotte interne e riposizionamenti nelle rotte (traffici sintetici, armi, idrocarburi rubati, estorsioni), con un rischio concreto: l’aumento di violenza locale in territori chiave, proprio quelli dove passeranno tifosi e squadre. In passato, inoltre, il CJNG ha dimostrato una capacità superiore alla media di sostenere scontri diretti con le forze dello Stato, impiegando lanciarazzi, imboscate complesse e veicoli corazzati artigianali. L’imaging uscito dalle ore successive all’operazione – con posti di blocco armati, veicoli incendiati, armi pesanti – conferma che la capacità militare rimane. Per l’ordine pubblico del Mondiale, ciò si traduce in una postura “a cipolla”: anelli multipli, dal pattugliamento urbano alla protezione dei trasporti di squadra, fino alla messa in sicurezza delle arterie con maggior rischio di blocco coordinato.

L'IMMAGINE VERSO GIUGNO: PROMESSA E VERIFICA

Il 24 febbraio la presidente Claudia Sheinbaum ribadisce: «Non c’è rischio per chi verrà in Messico per il Mondiale». È un impegno politico forte, scandito a poche settimane dal test‑event di marzo e a poco più di tre mesi dal calcio d’inizio dell’11 giugno all’Azteca. In parallelo, la FIFA conferma il “monitoraggio costante” e la “comunicazione diretta” con le autorità locali. La prova di verità sarà operativa: tempi di risposta ai blocchi, intelligence preventiva sulle catene logistiche criminali, gestione dei trasporti e della mobilità nei giorni di gara, tutela dei quartieri adiacenti agli stadi. Perché se il blitz contro El Mencho è – anche – un messaggio al mondo, la contro‑narrazione dei narcobloqueos a ridosso delle venue rischia di pesare di più nelle percezioni di tifosi, sponsor e media. La sfida, da qui a giugno, sta tutta in quell’equilibrio: colpire i comandi criminali senza consegnare alle telecamere l’immagine di un Paese ai ferri corti con i suoi cartelli proprio mentre si prepara alla sua più grande vetrina globale.

L'ULTIMA DIAPOSITIVA DI AKRON

Il calendario dice che a Guadalajara si giocherà l’11, 18, 23 e 26 giugno. L’area attorno all’Akron sta già cambiando pelle: cantieri, recinzioni temporanee, nuove telecamere, piani di deflusso. È la coreografia tipica dei Mega‑eventi, con in più un dettaglio che fa la differenza: qui il campo non è solo dentro lo stadio. La posta in gioco è un’intera cartografia urbana – e simbolica – dove ogni incrocio può diventare un varco da proteggere, ogni arteria una linea del fronte mobile. A febbraio, la sera dei bus bruciati, si è visto cosa significa. A giugno, si capirà se quel trauma è servito a costruire un dispositivo più reattivo, intelligente e trasparente. Il resto, per un Paese che vuole voltare pagina, saranno i novanta minuti: quelli che, per una volta, si spera parlino solo di calcio.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Sprint e Sport

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter