Youth League
26 Febbraio 2026
Un pallone posato sul dischetto dopo appena 20 secondi, il respiro trattenuto, e poi l’esplosione. Al Konami Youth Development Center di Milano, la sfida degli ottavi di UEFA Youth League si è aperta come in un racconto esagerato: Jamal Iddrissou che si prende un rigore alla prima accelerazione, lo trasforma, raddoppia di testa al 6’, e sembra già aver scritto il finale. Ma il Real Betis non è venuto a fare da comparsa: pareggia a fine primo tempo, sorpassa a inizio ripresa con il suo bomber Rodrigo Marina, e lì l’aria si fa pesante. Poi la scena torna al 9 nerazzurro: terzo sigillo al 70’, ingresso di Mancuso e 4-3 al 73’, e infine, in pieno recupero, la punizione di Marello per il 5-3. L’Inter Primavera passa ai quarti, e il suo centravanti classe 2007 definisce la serata con due parole: “emozione indescrivibile”.
In una gara che oscillava come un pendolo, Jamal Iddrissou ha saputo interpretare tre partite diverse nello stesso pomeriggio. La prima è quella dell’aggressione immediata: attacco della profondità, contatto col portiere, rigore procurato al 1’ e trasformato al 2’ con freddezza da veterano. La seconda vive di duelli aerei e occupazione dell’area: il colpo di testa al 6’ certifica un vantaggio pesante. La terza è la più complicata, quella della resilienza: l’Inter è sotto 2-3, il Betis alza il baricentro, i rifornimenti si rarefanno. A quel punto, al 70’, il centravanti si costruisce il tempo di salto e la postura, e da un cross scavato di Marello confeziona il 3-3. È il gol che cambia l’inerzia prima dell’affondo di Mancuso.
Non è solo una questione di numeri – che pure gridano: 3 gol in un ottavo di Youth League, 2 realizzati nei primi 6 minuti, uno a spezzare la paura – ma di leadership emotiva. A fine gara, il suo commento è la cifra più onesta della giornata: «Questa tripletta vale tantissimo. Emozione folle, indescrivibile… Devo restare lucido, tranquillo, ascoltare i miei allenatori, Carbone e Vecchi, che mi aiutano davvero tanto». Parole di un 18enne che sente già il peso e il privilegio della maglia.
Chi pensa al 5-3 di Milano come a un episodio isolato, trascura la traiettoria recente. La Primavera dell’Inter in questa edizione ha imparato presto a gestire lo stress da risultato: prima la tonante notte con 50.000 sugli spalti a Colonia e i gol al 90’+7 e 90’+9 per il 3-1; adesso un’ennesima rimonta dopo aver toccato il punto più basso sul 2-3. Nello scorso torneo, i nerazzurri avevano già frequentato la parte alta del tabellone arrivando fino ai quarti - con incroci di grande profilo come Bayern e Trabzonspor - e il cammino attuale sembra proseguire quella maturazione. La struttura del gruppo, tra 2006 e 2007, è coesa; l’ossatura regge: Taho tra i pali, Bovio–Jakirovic a protezione, Marello e Ballo ai lati, in mezzo l’intelligenza di Cerpelletti e la qualità progressiva di Zarate, davanti rotazioni efficaci con Mosconi, Zouin, Mancuso, oltre al protagonista della serata.
Cinque gol, una tripletta del centravanti, una rimonta subita e un’altra costruita con pragmatismo e talento. L’Inter Primavera esce dal confronto con il Betis non solo con il pass per i quarti di finale della UEFA Youth League, ma con una consapevolezza in più: quando la partita gira male, sa come rimetterla dalla sua parte. E quando la partita gira bene, sa come finirla. In un torneo che non perdona, è la competenza più rara.