Approfondimento
26 Febbraio 2026
CR7 nel solco di tanti altri campioni: una scelta strategica che è sempre più un modello d'investimento
Il 26 febbraio 2026, l’Almería annuncia ufficialmente che CR7 Sports Investments ha acquisito il 25% del club andaluso. L’operazione — senza cifre rese pubbliche — sancisce la prima partecipazione diretta di Cristiano Ronaldo nell’azionariato di una società europea, mentre il portoghese gioca ancora nell’Al-Nassr. A far da cornice un club al momento terzo in Segunda División dopo 27 giornate, a due punti dalla capolista, e guidato dal presidente saudita Mohamed Al Khereiji, subentrato nel 2025 a Turki Alalshikh. L’Almería, retrocessa nell’aprile 2024, sta provando la risalita; il socio di minoranza è un calciatore che conosce perfettamente la Spagna, ma anche i mercati del Medio Oriente da cui proviene la compagine di controllo. È il calcio del capitale ibrido: locale nell’identità, transnazionale nella governance. Con un vantaggio enorme per la società: un ambasciatore-marchio capace di spostare sponsor, diritti e appeal fra Europa, Golfo e Asia.
Gli ex fuoriclasse, se così Cristiano Ronaldo può essere definito, entrano dove vedono un gap di reputazione da colmare in fretta con il proprio nome, una scala sostenibile (club medio-piccolo o in rilancio, dove anche un 5-30% sposta la governance), un orizzonte di valorizzazione (promozioni, stadi, academy, diritti tv locali, community globale online) e una presenza di partner industriali già strutturati che gestiscano l’operatività. Il caso CR7–Almería incrocia tutti questi punti: stakeholder forti, minoranza “parlante”, mercato mediale internazionale, finestra sportiva immediata (la promozione).
Nel 2018, Ronaldo Nazário entra nel Real Valladolid con un 51%; negli anni successivi aumenta fino a oltre l’80%, ma l’esperienza alterna picchi e ricadute tra promozioni e retrocessioni. Nel maggio 2025 cede l’87% a un gruppo d’investitori statunitensi: prezzo indicato in 35 milioni (stime di mercato e ricostruzioni giornalistiche divergono), dopo stagioni segnate da tensioni con la tifoseria e risultati altalenanti. È la fotografia di un rischio classico: il carisma non sostituisce la struttura. Diverso il capitolo Cruzeiro: acquistato a fine 2021 (pacchetto di controllo 90%) con impegno d’investimenti fino a 60 milioni in cinque anni; poi vendita nel maggio 2024 all’imprenditore Pedro Lourenço con valutazione complessiva di circa 100 milioni. Le due parabole dicono che l’ingresso di un ex campione dà un vantaggio reputazionale immediato, la creazione di valore dipende dalla gestione di debito, academy, scouting e infrastrutture più che dal nome sulla porta e l’uscita può essere ordinata e profittevole solo se il club è diventato distribuibile a investitori non estemporanei.
David Beckham è l’archetipo dell’ex fuoriclasse-imprenditore che costruisce a monte il proprio perimetro operativo. Nel 2018, dopo un percorso iniziato con la famosa opzione ottenuta ai tempi dei LA Galaxy, la MLS ufficializza il progetto Inter Miami CF con la famiglia Mas nel ruolo di co-proprietari e operatori industriali. Il club debutta nel 2020, consolida la struttura e, negli anni, ribilancia l’azionariato con l’uscita di alcuni soci (Claure e Son) e l’ingresso di partner finanziari come Ares Management. Il risultato: una franchigia con governance chiara, brand iper-globale e un volano senza precedenti con l’arrivo di Lionel Messi nel 2023. È la dimostrazione che il modello nordamericano, regolato e capitalizzato, consente agli ex campioni di essere azionisti visionari ma sorretti da gestione professionale.
Con Kosmos, Gerard Piqué acquista il FC Andorra a fine 2018 e lo porta in Segunda nel 2022: un caso studio di scalabilità sportiva e sviluppo di asset. Ma nel 2023 esplode il contenzioso sullo stadio con il governo locale, fino alla minaccia di trasferire il club e cambiarne il nome. Le performance sul campo restano buone, ma si comprende il nodo: licenze, stadi e rapporti istituzionali sono la due diligence vera di chi entra nel calcio. Il blasone non basta quando subentrano vincoli amministrativi.
Nel 2017 Didier Drogba sceglie un modello ibrido: giocatore e co-proprietario del Phoenix Rising (USL). È un laboratorio utile a capire come un nome globale possa accelerare sponsor, audience e addirittura un tentativo di scalata a MLS. Non tutto è traducibile in Europa, ma il concetto resta: il capitale reputazionale è una leva d’ingresso, la continuità gestionale quella d’uscita.
Nel 2019 Zlatan Ibrahimović investe nell’Hammarby. A Malmö — la città che lo ha cresciuto — esplode la contestazione. La statua dedicata al campione viene ripetutamente vandalizzata, fino a essere segata alle caviglie e rimossa. Il messaggio è brutale ma limpido: l’equity emotivo con la propria tifoseria di origine è un attivo che può trasformarsi in passivo reputazionale se l’investimento viene percepito come tradimento identitario. Un monito per tutti gli ex fuoriclasse che pianificano ingressi in club “rivali” delle proprie radici.
Col Como, l’innesto di Cesc Fàbregas (prima giocatore, poi allenatore e azionista) e di Thierry Henry (azionista) rompe un altro tabù: la competenza tecnica diventa capitale. La promozione in Serie A nel 2024 e la guida tecnica affidata a Fàbregas con un contratto pluriennale mostrano un modello dove l’ex campione non è solo testimonial, ma architetto del progetto sportivo. È un caso europeo in cui la governance internazionale (gruppo indonesiano Djarum) si sposa con la leadership tecnica dei campioni, accelerando branding, mercato giocatori e attrattività per sponsor.
In definitiva, il modello d’investimento degli ex calciatori funziona quando il nome diventa metodo: capitali pazienti, governance matura, gestione professionale, missione chiara. Funziona a Miami dove l’ex campione è co-fondatore in un framework regolato; funziona a Como dove l’ex campione porta competenza tecnica e capitale relazionale; scricchiola a Valladolid se la promessa di rivoluzione non si traduce in processo continuativo; esplode a Malmö quando la memoria della città si sente tradita. L’operazione CR7–Almería nasce in questo crocevia: minoranza influente, progetto in ascesa, governance internazionale. Se sarà un precedente per altri grandi in attività — dalla Premier alla Serie A — dipenderà da una sola cosa: capire che, oltre la maglia, c’è un mestiere nuovo.