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Il gesto che gela la notte del Real Madrid: saluto nazista allo stadio, chiesta l’espulsione a vita

Immagini in diretta, reazione immediata del club, norme e precedenti: tutto quello che c’è da sapere su un episodio che interroga il calcio europeo

Bernabéu, il gesto che gela la notte di Champions: il Real Madrid chiede l’espulsione a vita del socio autore del saluto nazista

Immagini in diretta, reazione immediata del club, norme e precedenti: tutto quello che c’è da sapere su un episodio che interroga il calcio europeo

L’onda sonora di un coro, una coreografia con il messaggio “No al razzismo” pronta a srotolarsi e, nel mezzo, un braccio teso che tradisce la serata. In pochi secondi, prima del calcio d’inizio di Real Madrid–Benfica al Santiago Bernabéu di Champions League, le telecamere inquadrano un uomo nella zona della cosiddetta “Grada de Animación”: è il saluto nazista, inequivocabile, replicato più volte. Gli addetti alla sicurezza si muovono, lo individuano e lo accompagnano fuori. Poche ore dopo, il club pubblica un comunicato: richiesta “urgente” alla commissione disciplinare interna per l’espulsione definitiva del socio. Non un atto simbolico, ma una linea di principio. E di responsabilità.

UN VIDEO E UN'AZIONE IN TEMPO REALE

Secondo la nota ufficiale del club: «Il socio è stato identificato dai membri della sicurezza pochi istanti dopo la sua apparizione in tv e immediatamente espulso dal Santiago Bernabéu». Contestualmente, il Real Madrid ha richiesto l’avvio di un procedimento disciplinare interno per la sua radiazione dall’albo soci. È la formula più netta disponibile all’istituzione madrilena. Le immagini non hanno lasciato margini: almeno un sostenitore, ripreso in primo piano, compie il gesto vietato nella sezione più visibile del tifo organizzato. A distanza di minuti, sui social e su diversi media internazionali, si moltiplicano le riprese del broadcast con angolazioni e zoom diversi. Dettaglio non secondario: oltre al socio individuato e allontanato, in alcune sequenze altri due tifosi vengono inquadrati nell’atto di portare il braccio in avanti in modo analogo. L’inquadratura non consente di stabilire con certezza l’intenzionalità di entrambi, ma il dato visivo esiste e rimbalza su stampa e piattaforme social portoghesi e spagnole. Il paradosso è plastico: pochi istanti dopo, nella stessa zona dello stadio compare un grande striscione con la scritta «No to Racism». Il messaggio della casa blanca si voleva forte, soprattutto alla luce delle tensioni della gara d’andata; l’incidente lo rende ancora più necessario, ma anche più dolorosamente contraddittorio. Sui media internazionali la foto del Bernabéu con il banner antirazzista diventa la cornice dell’episodio.

IL CONTESTO E IL CASO VINICIUS-PRESTIANNI

La serata nasce già elettrica: nella sfida di andata a Lisbona, Vinicius Junior aveva denunciato insulti a sfondo razziale da parte di Gianluca Prestianni, episodio che aveva portato alla temporanea sospensione del gioco e all’apertura di un’indagine UEFA. In attesa dell’esito, il giovane argentino è stato poi sospeso in via cautelare per il ritorno a Madrid. Proprio per questo, il Real Madrid aveva predisposto un apparato comunicativo e simbolico chiaro: solidarietà al proprio numero 7, condanna di ogni forma di discriminazione, richiamo alla responsabilità collettiva. Dentro quel quadro si inserisce – stonando – il saluto nazista ripreso in diretta.

COSA PREVEDE LA LAGGE IN SPAGNA

In Spagna, la Legge 19/2007 “contro la violenza, il razzismo, la xenofobia e l’intolleranza nello sport” inquadra condotte come l’esibizione di simboli o gesti che incitano all’odio tra le infrazioni sanzionabili. Le multe per i singoli spettatori variano, a seconda della gravità, da 150 euro fino a 650.000 euro, con la possibilità di cumulare il divieto di accesso a impianti sportivi per periodi che, nei casi più seri, possono arrivare fino a 2 anni (o più, in casi di recidiva o condotte molto gravi). A queste misure si aggiungono eventuali procedimenti disciplinari sportivi (competenza RFEF) o provvedimenti della Commissione statale Antiviolencia, che regolarmente propone sanzioni amministrative e interdizioni per condotte razziste o violente in occasione di eventi sportivi. Negli ultimi anni, la Commissione ha irrogato pene pecuniarie e divieti d’accesso in molteplici casi, rafforzando l’idea che la prevenzione passi anche attraverso provvedimenti esemplari. Esistono inoltre precedenti specifici legati alla tifoseria madrilena: nel 2013, quattro sostenitori furono multati per l’esposizione di simboli nazisti al Bernabéu durante un derby cittadino, con pene accessorie di interdizione. Un promemoria del fatto che il fenomeno, seppur minoritario, non è nuovo e richiede vigilanza costante.

LA PARTITA, I FATTI SPORTIVI E CIÒ CHE RESTA

Sul campo, i blancos hanno vinto il ritorno 2-1 e si sono qualificati con un aggregato di 3-1: reti decisive di Aurelien Tchouameni e Vinicius Junior, dopo il vantaggio iniziale del Benfica con Rafa Silva. È un contesto che aiuta a comprendere il cortocircuito tra entusiasmo sportivo e fermezza etica imposta dagli eventi sugli spalti. Nonostante la qualificazione, lo scatto del braccio teso rimane l’immagine che molti assoceranno alla serata madrilena. Un’istantanea che costringe tutti – club, tifosi, istituzioni – a misurarsi con una domanda: come si prevengono davvero episodi del genere, dentro stadi sempre più tecnologici e sorvegliati?

DUE DOMANDE CRUCIALI

Cosa succederà al socio? Se la commissione disciplinare interna confermerà i fatti, l’espulsione dallo status di socio potrebbe diventare definitiva. In parallelo, le autorità possono avviare un iter amministrativo con multa e divieto di accesso agli impianti, come previsto dalla Legge 19/2007. Nei casi documentati, l’interdizione può estendersi fino a 12–24 mesi, con sanzioni economiche proporzionate alla gravità. A livello di giustizia sportiva, eventuali provvedimenti verso il club richiederebbero l’accertamento di condotte collettive o omissioni organizzative che qui, alla luce dell’intervento immediato, non emergono. E gli altri due tifosi inquadrati? Le immagini circolate mostrano almeno due persone che compiono movimenti analoghi. Su una, il saluto appare evidente; sugli altri, la valutazione è più sfumata e spetta alle autorità – e al club – stabilirne natura e intenzionalità. La prudenza è d’obbligo: il rischio di sovra-interpretare singoli frame esiste. Ma la storia recente dice che, quando i video sono chiari, le sanzioni arrivano.

IL CALCIO EUROPEO ALLA PROVA DELLA COERENZA

In campo europeo, la UEFA ha progressivamente irrigidito le proprie norme disciplinari contro la discriminazione. Senza entrare nel merito di eventuali futuri procedimenti sulla serata madrilena (laddove non si configuri una responsabilità oggettiva del club), il principio ribadito è quello della tolleranza zero. Il caso Vinícius–Prestianni, con la sospensione cautelare dell’argentino, dimostra la volontà di anticipare i tempi della tutela dei calciatori e del clima di gara. Per i club, la sfida è duplice: da un lato, difendere i propri colori; dall’altro, difendere un’idea di calcio che non ammetta scorciatoie culturali. La reazione del Real Madrid – severa e immediata – stabilisce un benchmark. Ma solo la coerenza nel tempo, e la capacità educativa nei confronti dei propri tifosi, dirà se il segnale sarà recepito.

COSA RESTA AL TIFOSO QUALUNQUE

Resta una certezza: gli stadi del 2026 non sono più territori franchi. Le telecamere vedono quasi tutto; le società hanno strumenti per colpire i comportamenti inaccettabili; le istituzioni pubbliche dispongono di una gamma di sanzioni ampia e sempre più utilizzata. Il confine tra passione e apologia non è opinabile: è tracciato dalla legge, dai regolamenti sportivi e da un’etica civile che il calcio, per primo, è chiamato a difendere. E resta una speranza: che l’abbraccio tra il gesto tecnico – il gol di Vinicius nel finale, la parata di Thibaut Courtois, il palleggio di Tchouameni – e il gesto simbolico – lo striscione “No to Racism” – prevalga su tutto il resto. Perché, al netto delle cronache giudiziarie, il calcio migliore lo si riconosce quando il talento e il rispetto camminano nella stessa direzione.

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