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Derby italiano in Europa League, l'impatto sul ranking UEFA e sulle ambizioni dei club

Un’urna che divide l’Italia in due: perché un accoppiamento “interno” può valere punti pesanti ora e in futuro

Derby italiano in Europa League, l'impatto sul ranking UEFA e sulle ambizioni dei club

EUROPA LEAGUE • Gian Piero Gasperini proverà a ripetere il successo di due anni fa ottenuto con l'Atalanta, sulla strada della Roma c'è però il Bologna di Vincenzo Italiano

Nyon, Svizzera. Sono da poco passate le ore 13 e la pallina scivola fuori dall’urna: sulla scheda c’è scritto: Bologna. Sulla successiva: Roma. L’Europa League consegna all’Italia il suo paradosso: un derby che garantisce almeno una squadra ai quarti, ma che inevitabilmente taglia via una fetta delle possibilità di score buono per il coefficiente UEFA. Pochi minuti prima, in Champions, un altro sorteggio aveva disegnato un Everest per la Serie A: Atalanta contro Bayern Monaco. Eppure proprio l’Atalanta ha già dimostrato di sapersi esaltare contro i più forti.

IL QUADRO

Il sorteggio UEFA degli ottavi di Europa League ha fissato il doppio Bologna–Roma con andata al Dall’Ara il 12 marzo 2026 e ritorno all’Olimpico il 19 marzo 2026. La Roma, meglio posizionata nella nuova “fase campionato”, gioca il ritorno in casa da testa di serie. Il tabellone definito a Nyon vede anche sfide come Lille–Aston Villa e Nottingham Forest–Midtjylland; per chi passerà il derby italiano, il percorso verso Istanbul si incrocerà, ai quarti, con il vincente di Lille–Aston Villa. La sede della finale è il Beşiktaş Park di Istanbul, in calendario il 20 maggio 2026. Sullo sfondo, in Champions, l’urna ha deciso l’ottavo più “scomodo” possibile per l’Italia: Bayern–Atalanta. È la partita che molti temevano, perché la squadra di Vincent Kompany sta viaggiando a una media realizzativa fuori scala per l’Europa 2025/26. Ma il promemoria che arriva dall’Italia è netto: la Dea ha già fatto fuori il Dortmund — e non è una casualità se il dibattito post-sorteeggio è diviso tra chi parla di montagna inscalabile e chi vede nell’Atalanta l’avversario “dentista”, quello che mette ansia ai colossi abituati a vincere.

COSA VALE DAVVERO

Per capire l’impatto del derby sul ranking UEFA bisogna maneggiare le regole senza farsi ingannare dall’intuizione. Nelle competizioni UEFA 2024/25–2026/27, dalla fase campionato in poi, ogni vittoria assegna 2 punti, ogni pareggio 1 punto; dai turni a eliminazione diretta gli ottavi portano un bonus di 1 punto (per club) in Europa League, così come i quarti, la semifinale e la finale. Quei punti non restano confinati al “conto privato” dei club: finiscono anche nel paniere del coefficiente per nazioni, diviso per il numero di squadre iscritte in stagione da quella nazione. È la matematica che decide quante “corsie” europee avrà l’Italia nel 2027/28. Il derby, quindi, è una moneta a due facce: è “palestra” garantita di punti. Tra andata e ritorno, i club italiani si spartiscono comunque i punti di almeno 2 partite (e il bonus di 1 punto per la qualificazione ai quarti andrà sicuramente a una delle due). D'altra parte però, con uno scontro diretto, l’Italia riduce di 50% le possibilità di avere due squadre ai quarti di finale dalla stessa parte di tabellone, con tutto ciò che comporta in termini di ulteriori vittorie, pareggi e bonus nei turni successivi.

Se vogliamo quantificare in modo prudente, nello scenario minimo, supponendo due pareggi (1+1) e qualificazione decisa ai rigori, il “pacchetto Italia” dal derby varrebbe 2 punti di risultati più 1 di bonus, cioè 3 punti “lordi” da dividere sul numero totale di squadre italiane inizialmente iscritte alle coppe (in questa stagione l’Italia ha avuto 7 club complessivi nelle tre competizioni). In scenari migliori — una vittoria e un pareggio, oppure una vittoria e una vittoria — il bottino cresce a 3 o 4 punti, ai quali si può sommare l’eventuale extra che arriverà, più avanti, da quarti e oltre. In altre parole: il derby non è mai “neutro”, è un’assicurazione nel breve e un possibile freno a medio periodo.

DOVE SIAMO OGGI

Guardando ai dati aggiornati a questa stagione, l’Italia si muove comunque nella fascia alta. Le stime più recenti indicano Inghilterra nettamente davanti come rendimento medio stagionale, seguita da Germania e Spagna, con l'Italia appena sotto quel podio ma ancora in corsa per massimizzare il “tesoretto” del 2025/26. A seconda della fonte, il valore medio dell’Italia oscilla intorno a 16,8–16,9 punti stagionali, dietro ai 21+ dell’Inghilterra e alle medie di 17–17,5 di Germania e Spagna. Questi numeri, lo ricordiamo, sono il rapporto tra i punti raccolti da tutte le squadre del Paese e il numero di partecipanti iniziali: variano ogni settimana in base a vittorie, pareggi e passaggi del turno. Perché conta? Perché dal rendimento annuale si ricompone il quinquennio che definisce l’access list: i cinque anni più recenti determinano quante squadre potrà portare una nazione, e i bonus “di stagione” che assegnano posti extra in Champions dipendono proprio dalla fotografia dell’annata in corso. Tradotto: un’Italia che tiene alta la media 2025/26, tra Europa League e Champions, non solo difende il suo status ma può ambire a un’ulteriore spinta per ampliare gli accessi.

AMBIZIONI E PROSPETTIVE

Sul piano delle ambizioni sportive, Roma e Bologna arrivano al derby con orizzonti diversi ma incoraggianti. La Roma ha chiuso la fase campionato dell’Europa League in ottava posizione, entrando direttamente agli ottavi e guadagnandosi il ritorno in casa. È una collocazione che certifica continuità europea: negli ultimi anni i giallorossi hanno collezionato finali e semifinali continentali, capitalizzando esperienza, ranking e attrattiva internazionale. In questo formato, il vantaggio campo nella seconda partita non è un dettaglio: orienta minutaggio, gestione delle energie e — soprattutto — aspettative economiche e sportive. Il Bologna, che ha alzato la Coppa Italia nel 2025 e che in Europa League arriva dai playoff superati, si gioca molto in termini di “posizionamento” europeo: incassare gli ottavi e affacciarsi ai quarti cambierebbe scala al progetto, consolidando il ranking di club e, quindi, le fasce di sorteggio delle prossime eventuali stagioni europee. Gli emiliani hanno già dimostrato, nel nuovo format, di saper interpretare la competizione con identità e coraggio, strappando risultati utili nella parte finale della fase a girone unico. In più, arrivano al derby con la memoria fresca di notti europee: il passaggio del turno nei playoff è stato il primo tassello di questo cammino.

A livello economico, il percorso in Europa League resta significativo: la nuova formula “a campionato” distribuisce premi e market pool in modo progressivo, e ogni turno superato genera risorse e reputazione. Per la Roma, che per statura e rosa è candidata a rimanere in corsa fino a fine aprile, il derby è una porta d’ingresso verso dei quarti di finale in cui la vera montagna diventa la gestione delle energie tra campionato e coppa. Per il Bologna, i 180 minuti contro una big nazionale sono la vetrina perfetta: la possibilità di aggiungere 1 punto di bonus UEFA per il passaggio, una o due vittorie dal peso specifico alto, e il boost reputazionale per società e giocatori.

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