Serie C
27 Febbraio 2026
UNION BRESCIA SERIE C - Denis Cazzadori, attaccante classe 2004, miglior marcatore delle «rondinelle» nel campionato in corso con 7 reti
La scena è questa: al Rigamonti un’onda di luce taglia il secondo tempo, il tabellone dice 0-1, gli 11.206 sugli spalti sanno che il margine d’errore è minimo. Poi il pallone scorre rapido a sinistra, cross teso, controllo istintivo, e il tocco di Andrea Cisco cancella d’un tratto le distanze con la capolista. Non è soltanto un gol: è il compendio di una squadra che, quando incontra i vertici del Girone A di Serie C, cambia pelle. Perché nel «microcampionato» contro le prime della classe, Vicenza, Lecco, Trento, l’Union Brescia ha raccolto finora 10 punti in 4 partite: tre vittorie e un pareggio, un ruolino da promozione che vale più di un titolo d’apertura.
UN DATO CHE PESA: 10 PUNTI SU 12 CONTRO LE BIG
1) Contro la capolista Vicenza: 1-1 al Rigamonti (23 novembre 2025), pareggio firmato Cisco in una serata di vera emergenza infortuni. 2) In casa del Lecco: 0-1 al Rigamonti-Ceppi (19 ottobre 2025), decide Alberto Spagnoli con una punizione velenosa a metà ripresa. 3) Doppio confronto con il Trento: 0-2 in trasferta (31 agosto 2025, reti Tommy Maistrello e Cisco) e 2-1 al ritorno al Rigamonti (10 gennaio 2026, gol Denis Cazzadori e Luigi Silvestri). Nel mezzo, prestazioni che raccontano un’identità: compattezza, fisicità misurata, letture difensive pulite e la capacità di colpire nei momenti chiave. È la forza tranquilla di chi sa stare dentro le partite che contano.
IL PARI CHE RACCONTA MATURITÀ: UNION BRESCIA-VICENZA 1-1
Il big match del 23 novembre 2025 aveva un contorno da categorie superiori: 11.206 presenze, ritmo alto, contrasti veri. La capolista L.R. Vicenza ha colpito in chiusura di primo tempo con un sinistro splendido di Costa e ha provato a gestire ripartenze e ampiezze, ma la risposta bresciana non si è fatta attendere: al minuto 68 è arrivato il pari di Cisco, servito da Vittorio De Maria, per un 1-1 che pesa sul piano psicologico e della classifica. Il dettaglio non è secondario: l’Union ha tenuto il campo «in piena emergenza infortuni», segno di una rosa in grado di assorbire gli urti e di una struttura tecnico-tattica ormai riconoscibile. Il risultato ha certificato due verità: la capolista non è intoccabile e il Rigamonti può essere un moltiplicatore di intensità quando la serata si accende. Anche i numeri di cornice, l’affluenza, la qualità delle occasioni a cavallo dei due tempi, raccontano una squadra capace di alzare il tono agonistico contro un avversario che, in quel momento, viaggiava a ritmi da fuga.
DIFESA E DETTAGLI: PERCHÈ L'UNION REGGE L'ALTA QUOTA
Per capire il perché di questa efficacia «contro le grandi» serve guardare ai fondamentali. A cavallo tra dicembre e l’inizio del 2026, le analisi locali hanno fotografato un dato emblematico: con appena 10 gol subiti nelle prime 19 giornate, l’Union Brescia condivideva con la Vicenza la migliore difesa del girone, terza dell’intera Serie C dietro Ascoli e Catania. A fare da architrave, i «clean sheet» del portiere Stefano Gori, già in doppia cifra a metà percorso, e un sistema che concede pochissime seconde palle negli ultimi sedici metri. Tradotto: quando il livello dell’avversario si alza, la squadra non cambia federazione di principi. Resta compatta, lavora bene sulle uscite del braccetto e del quinto, protegge il corridoio centrale e non disdegna la verticalità immediata quando l’avversario ti sfida uomo su uomo. Nelle quattro gare considerate, l’Union ha centrato il bersaglio con puntualità chirurgica: 4 gol segnati e appena 2 incassati, con l’ulteriore nota positiva di aver saputo colpire in momenti-chiave (inizio ripresa a Lecco; fase centrale della ripresa con la Vicenza; gestione matura con il Trento).
CLASSIFICA E CORNICE: IL VALORE SPECIFICO DEI 10 PUNTI
Al giro di boa della 28ª giornata (weekend 21-22 febbraio 2026), la classifica raccontava un Girone A spaccato in due: Vicenza in fuga a 69 punti, Union Brescia seconda a 53, Lecco terza a 50, con Trento in quota playoff a 47. Il distacco dalla vetta è ancora ampio, ma la forbice con le dirette concorrenti, in un calendario che, da qui a primavera, mette di fronte scontri incrociati e campi caldi, si misura anche con il «coefficiente difficoltà» degli avversari già affrontati. In questo senso, il mini-torneo con le migliori è un asset: aver già portato a casa 10 punti su 12 contro tre avversarie da prime quattro è un capitale sportivo e psicologico che torna utile quando la stagione entra nella fase selettiva. C’è poi l’elemento ambientale. Il Rigamonti non è sempre stato un fortino aritmetico, lo dicono le analisi sul rendimento interno a confronto con quello esterno, ma nelle notti «che contano» il catino di Mompiano ha saputo fare la differenza, spingendo ritmo, seconde azioni e intensità del recupero palla. È una componente non misurabile con gli expected goals, ma che incide quando la pressione sale.
UNA SQUADRA «NUOVA» CON MEMORIA
Un tassello di contesto aiuta a leggere la solidità con cui l’Union Brescia sta attraversando la categoria. Il progetto societario, nato dall’eredità tecnica e organizzativa di una realtà abituata a programmare, ha garantito da subito struttura: metà rosa e staff con un filo di continuità, identità tattica definita, e un approccio manageriale che ha tenuto insieme ambizione e sostenibilità. In campo, questo si è tradotto in una fase difensiva protetta da centrali esperti come Luigi Silvestri, corsie coperte e tempi di pressione stretti. E poi, davanti, la possibilità di alternare caratteristiche: la fisicità e il lavoro spalle alla porta di Tommy Maistrello, la profondità «da prima mobilissima» di Denis Cazzadori, la qualità negli ultimi venti metri di Alessio Cisco, la presenza in area di Alberto Spagnoli. Il risultato? Nelle sfide con le prime, l’Union ha sempre trovato almeno un uomo-partita diverso: Maistrello-Cisco a Trento, Spagnoli a Lecco, Cisco con la Vicenza, Cazzadori e Silvestri nel ritorno con il Trento. Segno di una rosa in cui la responsabilità del gol, e, più in generale, della giocata decisiva, è condivisa.
SGUARDO AVANTI: UN FINALE IN CUI IL DETTAGLIO FA CLASSIFICA
Con la Vicenza a dettare il passo e il gruppo playoff compattato, ogni scontro diretto, soprattutto in trasferta, diventa una curva del circuito. Per questo, l’Union Brescia che si è vista contro Lecco, Trento e Vicenza è la versione da tenere in vetrina: baricentro intelligente, linee corte, ripartenze verticali e attitudine a stare dentro la partita fino all’ultima giocata utile. Il calendario porterà in dote altri banchi di prova, ma il capitale accumulato nei quattro esami principali è un’ipoteca sulla consapevolezza. In Serie C, spesso, la differenza tra un buon campionato e un campionato vincente è tutta nella gestione dei picchi: l’Union ha dimostrato di saperci stare. Ora si tratta di trasformare la «taglia grande» in costume quotidiano.