Serie C
27 Febbraio 2026
ALCIONE SERIE C - Il presidente degli orange Giulio Gallazzi riveste anche il ruolo di consigliere federale della Lega Pro
È un gesto inatteso, quasi cinematografico: l’allenatore sfila dalla tasca una card e la consegna al quarto uomo. Non è un capriccio, è un diritto regolamentato. Il gioco si ferma, il direttore di gara corre verso un monitor piazzato tra le panchine e rivede l’episodio con le stesse telecamere che stanno raccontando la partita ai tifosi. Nessuna sala remota, nessuna voce fuori campo: la decisione resta lì, in campo, nelle mani dell’arbitro. È l’FVS, Football Video Support, la novità più dirompente del nostro calcio recente, testata nella Serie C italiana dall’agosto 2025 e pensata per ridurre proteste, simulazioni e cartellini, aumentando il tempo effettivo di gioco. Un laboratorio che ha acceso l’interesse ben oltre i confini della Lega Pro.
COME FUNZIONA DAVVERO: IL CUORE CHE CAMBIA I COMPORTAMENTI
1) Le squadre dispongono di due chiamate FVS a partita, azionabili tramite consegna della card al quarto ufficiale. 2) L’arbitro rivede l’azione al monitor a bordo campo; la decisione finale resta esclusivamente sua. 3) Ambito: gol (inclusi i fuorigioco), rigori, rossi diretti e scambio d’identità. 4) Dopo ogni rete c’è comunque un check del quarto ufficiale, che può invitare l’arbitro alla revisione (o, per infrazioni oggettive, attivare un «overrule tecnico»). La differenza sostanziale con il VAR tradizionale è dunque duplice: la tecnologia e la decisione rimangono «dentro» allo stadio; la leva della chiamata sposta parte della responsabilità (e della strategia) sulle panchine, inducendo giocatori e staff a selezionare con cura i casi davvero meritevoli di revisione. È una microeconomia di slot scarsi che disincentiva le sceneggiate e, di riflesso, accorcia le liti.
I NUMERI «MORBIDI» CHE RACCONTANO UN CAMBIO DI CLIMA
Tra i più convinti sostenitori dell’FVS c’è Giulio Gallazzi, presidente dell’Alcione Milano e consigliere federale, che nell’ultima settimana ha sintetizzato la portata della novità con un messaggio semplice: «Meno contestazioni, meno simulazioni, meno cartellini, più tempo effettivo». Secondo il dirigente, l’effetto combinato di «review» rapide e facoltà di chiamata ha ridotto l’animosità in campo, con un’adesione più pronta alle decisioni arbitrali e una conseguente flessione di ammonizioni ed espulsioni legate alle proteste. Le sue parole trovano sponda nel racconto istituzionale della Lega Pro, che all’opening day del 22 agosto 2025 descriveva un dispositivo calibrato per rendere più trasparenti e tempestive le decisioni-chiave, senza appesantire la struttura di gara. L’FVS, ricorda la Lega, è pensato per essere tecnicamente sostenibile (pochi dispositivi, costi più bassi) e operativo in ogni stadio di Serie C Sky Wifi. Certo, siamo ancora nel perimetro della sperimentazione: i dataset completi e aggregati, per esempio il conteggio medio delle chiamate, i tempi di revisione e la variazione percentuale del tempo effettivo, non sono stati ancora pubblicati in modo sistematico a livello open. Ma i segnali qualitativi convergono: sui campi di C si vedono meno mucchi selvaggi attorno all’arbitro e più fiducia nel «secondo sguardo» del monitor. È un indizio forte di cambio culturale.
LE PRIME CREPE (COSTRUTTIVE) NEL SISTEMA
Innovare significa anche scoprire dove servono correzioni. Nelle prime settimane sono emersi alcuni episodi «limite» che hanno aperto discussioni regolamentari. La cronaca ha segnalato, fra gli altri, una gara in cui la panchina ha tentato di usare la chiamata per rimettere in discussione un secondo giallo (formalmente escluso dal protocollo), aggirando la norma con la richiesta di un ipotetico rosso diretto: l’arbitro ha poi rimodulato la sanzione, ma l’episodio ha generato un confronto atteso con la Commissione arbitrale. In un’altra partita dal finale interminabile, fra verifiche e challenge, il recupero ha portato la durata virtuale oltre i 100 minuti: insieme segnale di profondità di controllo e spia di possibili aggiustamenti procedurali. Non mancano nemmeno critiche puntuali: una parte della stampa locale ha stigmatizzato il fatto che, in alcune serie di gare, il ricorso al monitor non avrebbe mutato quasi mai la decisione di campo, sollevando il dubbio sull’effettiva «utilità» dello strumento se l’arbitro tende a confermare comunque la prima scelta.
IL PRECEDENTE CHE INSEGNA: QUANDO LA TECNOLOGIA RIDUCE I VELENI
Se allarghiamo l’obiettivo, la storia recente del VAR in Serie A ha già mostrato che l’introduzione di un supporto video ben regolato può abbassare la temperatura del conflitto. Dati ufficiali della stagione 2017/18 (prima annata con VAR) hanno certificato un calo delle proteste del 17,5%, una diminuzione delle simulazioni del 35,3% e un taglio dei rossi totali del 7,1% rispetto all’annata precedente. Non è un teorema che si trasferisce automaticamente all’FVS, ma è un precedente forte: quando il contesto sa che «arriva il controllo», la convenienza della furbizia diminuisce. L’FVS, con la sua leva sulle panchine e la decisione «sul posto», potrebbe amplificare questo meccanismo di responsabilizzazione.
CONCLUSIONE: PERCHÈ IL FVS È UN «MIRACOLO» NORMALE
Chiamarlo «miracolo», come hanno fatto in molti, è un modo colorito per dire che l’FVS ha rimesso la tecnologia al servizio della centralità dell’arbitro e della credibilità del campo. È un ritorno alla responsabilità, non una fuga nella burocrazia video. La Serie C ha avuto il coraggio di provarlo, con il patrocinio e la supervisione di figure come Pierluigi Collina e con la regia tecnica di Daniele Orsato e Massimiliano Irrati. Oggi i dirigenti come Giulio Gallazzi dicono che funziona: meno proteste, meno simulazioni, meno cartellini, più gioco. Domani, i numeri completi diranno quanto e come. Intanto, quel gesto della card consegnata al quarto uomo è entrato nel linguaggio del nostro calcio: è la piccola rivoluzione che ricolloca il dubbio dove deve stare – in campo, davanti a tutti.