Serie C
27 Febbraio 2026
PERGOLETTESE SERIE C - Niccolò Corti, attaccante classe 2001, miglior marcatore in campionato della Pergolettese con 4 reti all'attivo
Un faro acceso sul prato del Voltini, la sera di venerdì 27 febbraio 2026: i riflettori non illuminano solo una partita, ma l’inizio di un ciclo da 3 gare in 8 giorni che può raddrizzare o complicare la marcia della Pergolettese. Davanti, una squadra che in classifica è ultima, ma che, come ricorda il tecnico Mario Tacchinardi, non è affatto una cenerentola: la Triestina paga una zavorra di -23 in graduatoria, e senza quella penalità sarebbe addirittura davanti ai gialloblù. Un dato nudo, spiazzante, che cambia l’inerzia psicologica della vigilia. Di certo i punti servono. E i gialloblù finora ne hanno 26 su 28 partite, con il dato schizofrenico di averne fatti 9 nei primi 4 incontri e solo 17 nei successivi 24.
LE PAROLE-CHIAVE DI TACCHINARDI: CONCENTRAZIONE, PRESTAZIONE E RISPETTO DELL'AVVERSARIO
Nel suo briefing prepartita, Tacchinardi ha scolpito tre concetti, tutti decisivi per leggere il trittico: 1) «Il valore della Triestina non è da ultima posizione»: senza il -23, gli alabardati «sarebbero con un punto davanti a noi in classifica». 2) «Affrontiamo una squadra che fa un calcio propositivo e aggressivo» e che «da metà campo in su ha sicuramente dei valori molto importanti». 3) «Ricercare il risultato attraverso la prestazione»: prima la qualità del gioco e della fase senza palla, poi il punteggio. Parole nette, che non lasciano spazio agli alibi e inquadrano la gara di venerdì come un esame di maturità emotiva oltre che tecnica. Il tecnico ha anche segnalato il rientro dello squalificato Aidoo e la possibile conferma del giovane Roversi sulla fascia, elementi utili per alzare ritmo e corsa sulle corsie.
UN AVVERSARIO PERICOLOSO NONOSTANTE TUTTO
1) Penalità non significa povertà di soluzioni. Al netto delle turbolenze societarie, la Triestina ha mantenuto una struttura di gioco capace di proporre pressione alta e ripartenze corte, con giocatori in grado di incidere nell’ultimo terzo. 2) La storia recente degli incroci invita alla prudenza: nel marzo 2025 finì 0-0 al «Rocco», con rigore fallito dagli alabardati nel recupero; un campanello che ricorda come questo confronto si giochi spesso sui dettagli. 3) La panchina alabardata è reduce da settimane convulse: tra gennaio 2026 e febbraio 2026 si è consumato un cambio in corsa con l’addio (tra annunci e smentite) a Attilio Tesser e il ritorno di Geppino Marino. Un contesto instabile può generare cali emotivi, ma anche scatti d’orgoglio. Qui sta una parte del rischio.
COSA CAMBIA CON IL -23, LA CHIAVE MENTALE
Il nodo non è solo tattico: è mentale. Giocare contro chi è ultimo, ma «finto ultimo», può indurre a una pericolosa sottovalutazione. Il messaggio di Tacchinardi, «non sbaglieremo l’approccio», va letto proprio così: al Voltini conteranno la prima pressione, la qualità del recupero palla e la pulizia nei primi 15’ di ciascun tempo, quando l’intensità degli alabardati può sorprendere. Il tecnico gialloblù ha insistito sulla necessità di una gara «di grande determinazione e concentrazione» soprattutto «senza palla»: linea di galleggiamento stretta tra i reparti, aggressività nei raddoppi sulle ali, transizioni corte e verticali negli spazi che la Triestina tende a concedere quando alza il baricentro.
COME SI PREPARA IL MINI-CICLO, ROTAZIONI E UOMINI CHIAVE
Giocare tre partite in otto giorni impone una pianificazione quasi chirurgica: 1) Gestione dei diffidati e dei rientri: il ritorno di Aidoo aggiunge fisicità; da valutare i minutaggi di profili «esplosivi» come Roversi, che Tacchinardi potrebbe cavalcare in back-to-back se confermerà affidabilità difensiva e gamba nelle proiezioni. 2) Alternanza nelle mezzali: con due gare interne in quattro giorni (Triestina e Pro Vercelli), può essere utile una staffetta programmata nei ruoli di corsa per non perdere brillantezza al minuto 70+. 3) Palle inattive: in una settimana corta, l’attenzione ai dettagli paga doppio. La Pergolettese ha sofferto in passato qualche situazione da fermo; al contrario, capitalizzare corner e punizioni laterali può sbloccare partite bloccate.
PRO VERCELLI E NOVARA, DUE SFIDE DIVERSE: STESSO COEFFICIENTE DI DIFFICOLTÀ
Se la prima tappa è ad alto rischio-illusione, la seconda, Pro Vercelli al Voltini, martedì 3 marzo, porta con sé l’insidia della squadra «di sistema»: pressing organizzato, gioco verticale rapido e capacità di sporcare le linee di passaggio in costruzione bassa. Gli incroci recenti raccontano partite dure, come il 2-0 del 26 ottobre 2025, utile a ricordare che i piemontesi sanno alzare l’asticella nei duelli. Il trittico si chiude al Silvio Piola sabato 7 marzo: contro il Novara la Pergolettese dovrà fare i conti con un ambiente caldo e un avversario che, in casa, ha dimostrato di saper ribaltare inerzie anche partendo da sotto, come nel 3-1 del 5 ottobre 2024 (lombardi avanti con Parker, poi rimonta azzurra firmata Lancini e doppietta Ongaro). Un precedente non recente ma istruttivo per capire la pericolosità degli azzurri nei momenti emotivi della partita.
CONCLUSIONE: L'ASTICELLA SI ALZA ADESSO
Il messaggio di Tacchinardi è chiaro e, per certi versi, controcorrente: niente retorica sul «dovere di vincere» perché l’avversario è ultimo. Contano, prima, i principi di gioco, la qualità della fase senza palla, la lucidità nella gestione dei momenti. Se la Pergolettese riuscirà a rispettare questo manifesto, il trittico potrebbe diventare la rampa di lancio per una primavera più serena. Se invece prevarranno frenesia e superficialità, il calendario ravvicinato tenderà implacabilmente il conto. Venerdì al Voltini si accende il faro: la risposta, come spesso accade, la daranno i dettagli.
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