Serie D
02 Marzo 2026
BARLETTA SERIE D - Massimo Paci dopo l'esonero del settembre 2025 a Lumezzane è stato richiamato a gennaio dal club pugliese e sta facendo grandi cose con i biancorossi
Un rigore di Riccardo Lattanzio al minuto 26’ e un sinistro feroce di Francesco Laringe tre minuti più tardi. Lo stadio «Marcello Torre» ammutolito, Paganese in ginocchio e il Barletta che il 1° marzo 2026 s’impadronisce del primo posto nel Girone H di Serie D: 51 punti in 26 giornate, pari al Martina, uno sopra la vecchia capolista. È l’istantanea di una squadra che non si limita più a inseguire: oggi detta il ritmo. Ed è anche, soprattutto, la firma in calce di Massimo Paci, uno che la terza serie l'aveva accarezzata da giocatore, l'aveva vissuto da tecnico e, per un po’, l'aveva visto allontanarsi. A Barletta ci è arrivato il 14 gennaio 2026, apparentemente in punta di piedi. Da allora, il rumore lo hanno fatto i risultati: 6 successi nelle prime 6 gare, poi il colpo grosso a Pagani che porta a 7 la striscia vincente. Un filotto che ha riaperto, e adesso guida, un campionato dichiaratamente «impossibile» per chi non sta insieme in campo nelle due fasi, proprio come ha preteso fin dal primo allenamento il nuovo allenatore.
UN ARRIVO CHE CAMBIA L'ARIA, IL 14 GENNAIO COME DATA SPARTIACQUE
Il giorno della presentazione, 14 gennaio 2026, Paci non ha venduto promesse: «In 15 partite si può recuperare, io ci credo. Qui servono i fatti, non le parole». Un manifesto operativo più che un proclama, ribadito una settimana dopo: «La differenza la fa ciò che i giocatori vogliono dare. L’ambiente è caldissimo, aumenta la responsabilità». Sullo sfondo, una classifica allora ostica: -7 dalla vetta, con la Paganese in fuga e il Barletta appena fuori dal ritmo giusto. 45 giorni più tardi, le stesse parole suonano come una nota a margine dei numeri. Perché i fatti sono arrivati: il debutto con la Sarnese al «Puttilli» finisce 3-2 (con doppietta di Da Silva e rete di Dicuonzo), poi la trasferta di Francavilla in Sinni decisa ancora da Da Silva. Quindi il 4-0 al Manfredonia con doppio Malcore, Bizzotto e Alma. E via, fino al 2-0 di Ferrandina, al 2-0 all’Afragolese e al già citato 0-2 a Pagani. Sei su sei da «piano perfetto», sette su sette dopo il big match in Campania. L’autostima non è una variabile impazzita: è la logica conseguenza di un’idea di campo chiara.
LA CLASSIFICA CHE SCOTTA: VERTICE AFFOLLATO
La fotografia dopo la giornata del 1° marzo 2026 è nitida: Barletta e Martina a 51, Paganese a 50, Fasano a 46, poi Afragolese a 42 e un blocco medio che non molla. Tradotto: equilibrio ovunque, margini minimi d’errore, ogni serie positiva è un tesoretto. La settimana precedente, con la 25ª giornata, i biancorossi erano già a –2 dalla vetta, con 48 punti, incollati a un Martina in risalita e a una Paganese frenata dal pari a Sarno. Il contesto racconta meglio di qualunque aggettivo quanto valga la striscia costruita dalla gestione Paci. In una scala di valori così compressa, mettere in fila vittorie cambia l’inerzia della stagione. E oggi quell’inerzia spinge da Barletta verso l’alto.
IL SISTEMA DI GIOCO: UN 4-4-2 CHE HA DATO ORDINE E CORAGGIO
Quando è sbarcato al «Puttilli», Paci ha ereditato un gruppo impostato spesso sul 4-2-3-1. La scelta è stata pragmatica: non una rivoluzione di nomi, ma una rifinitura di spazi e compiti. Nelle ultime settimane la squadra si è mossa con una doppia anima: palla in piedi, con l’occupazione razionale dei corridoi interni tipica del 4-2-3-1; palla persa, con linee più piatte e la riconversione rapida in un 4-4-2 compatto, gli esterni larghi che si allineano ai mediani e la punta di supporto che scivola accanto a Malcore. È un dettaglio? No: significa coprire l’ampiezza, difendere il centro con due schermi, alzare la prima pressione in modo coordinato. Conta l’ideologia? Il minimo: qui conta il lavoro. Lo si è visto nella partita d’esordio, quando il Barletta ha concesso poco per 50 minuti alla Sarnese, e nei match successivi, in cui le letture senza palla hanno ridotto al lumicino le transizioni avversarie. La definizione giusta è «equilibrio attivo»: la squadra resta corta, ma rifiuta l’inerzia. Nei fatti, questo 4-4-2 «di non possesso» ha consolidato la fase difensiva e, soprattutto, ha reso più «corale» la fase offensiva, perché gli esterni lavorano in uscita rapida con appoggi semplici verso il riferimento centrale o verso la mezzaluna dove si accende Da Silva. Le distanze tra reparti sono diventate una firma.
I NUMERI DELLA SVOLTA, 7 SU 7
Dalla domenica del 14 gennaio a oggi, la curva dei risultati è impennata pura. I tasselli, uno dopo l’altro: 3-2 alla Sarnese, 0-1 a Francavilla in Sinni, 4-0 al Manfredonia, 0-1 a Pompei, 0-2 a Ferrandina, 2-0 all’Afragolese, 0-2 alla Paganese. Delle prime sei gare, soltanto in una situazione la squadra ha incassato reti (i due lampi della Sarnese), a conferma di una identità difensiva ricomposta in tempi rapidi. L’andamento della 25ª e 26ª giornata spiega il salto di classifica: mentre la Paganese si è fermata a Sarno e poi è caduta in casa, il Barletta ha spinto senza voltarsi, portandosi a 51. Il margine sul resto del gruppo è ridotto? Certo. Proprio per questo essere stati perfetti per sei partite, oggi sette, ha un valore doppio.
CONTESTO SOCIETARIO: UN CLUB IN COSTRUZIONE CHE TRASMETTE SERENITÀ
La sterzata tecnica non arriva in un vuoto pneumatico. Negli ultimi mesi, il Barletta ha assestato tasselli dirigenziali e identità: l’ingresso del cosiddetto «gruppo Audace» nella compagine sociale, riorganizzazioni e aggiustamenti, il lavoro sull’area tecnica. Non è un percorso lineare: lo dicono decisioni forti come il terremoto di inizio novembre 2025 con la rimodulazione dell’area tecnica. Ma proprio da quella scossa è partita la ricerca di un profilo capace di blindare lo spogliatoio e fare sintesi in campo. L’arrivo di Paci si inserisce qui: un investimento di fiducia su un tecnico con esperienza tra i professionisti (da Teramo a Pordenone, da Pro Vercelli a Lumezzane), oggi al servizio di un progetto che punta, senza giri di parole, al ritorno in Serie C.
PROSPETTIVE IMMEDIATE, IL DERBY DELL'8 MARZO PESA IL DOPPIO
Fresca di primato, la squadra non può concedersi cali: all’orizzonte c’è lo scontro diretto al «Puttilli» contro il Martina dell’8 marzo 2026. È una partita che vale per la classifica e per la testa, perché, se la Paganese ha dimostrato di poter rallentare, il Martina è salito in cattedra con continuità. Nel girone di ritorno i margini si misurano in dettagli: tenuta nervosa, gestione dei cartellini, panchina «utile» per alzare l’intensità nell’ultima mezz’ora. Qui Paci dovrà attingere a tutta la rosa: il recente 2-0 all’Afragolese giocato per un tempo in 10 ha indicato una maturità nuova, quella di una squadra capace di difendere alto anche in inferiorità, scegliendo di pressare l’uscita rivale invece di rintanarsi. È la strada giusta. Restano 8 giornate per la verità finale: poche, abbastanza per chi ha ritrovato convinzione e metrica. In una Serie D che spesso premia la qualità sporadica, qui si sta imponendo l’idea che vinca chi sa fare le cose semplici meglio degli altri, tutti i giorni. Questo, oggi, è il Barletta di Massimo Paci. E questa, per molti versi, è già una notizia.