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Serie D

È stata in Serie A e da 13 anni manca dai Professionisti, la nobile decaduta domina il campionato e sta per tornare

Una notte da brividi per i biancocelesti: il successo nello scontro diretto accende la città e la squadra continua a spingere

TREVISO SERIE D - EDOARDO GORINI

TREVISO SERIE D - Edoardo Gorini allena il club veneto dalla scorsa estate dopo la fine dell'esperienza ultradecennale al Cittadella (foto FB Treviso FBC)

L’eco dell’ultimo pallone respinto si è conficcata nella notte di Treviso come un chiodo di luce. Al fischio finale, lo Stadio Omobono Tenni ha trattenuto il respiro per un attimo, poi è esploso: una massa viva di 3.450 persone ha colorato l’aria di cori e bandiere, trasformando il rettangolo verde in un piccolo anfiteatro di provincia dal suono grande. Nel cuore di quella marea, la stretta d’orgoglio di un gruppo che, passo dopo passo, sta piegando il campionato con la forza delle idee e dei dettagli. Il Treviso FBC 1993 ha vinto lo scontro diretto contro l’Union Clodiense Chioggia e ha scavato un solco che sa di stagione manifestata: +16 sulla seconda, un margine che non racconta solo numeri, ma gerarchie consolidate, gestione dei momenti e una struttura di squadra che non si scompone quando la pressione sale. Eppure, a bordo campo, la voce calma di Edoardo Gorini frena gli entusiasmi: «Serie C? Dobbiamo aspettare comunque la matematica». Un’ovvietà apparente, un manifesto di metodo in realtà.

UN COLPO CHE VA OLTRE I 3 PUNTI
C’è sempre una partita che, nelle stagioni che contano, somiglia a una chiave. Per il Treviso potrebbe essere questa: 2-1 in casa contro la rivale più accreditata, con le firme di Robert Gucher e del 2007 Daniel Perin, e la resistenza finale a sigillare l’inerzia. La cronaca dice che il capitano ha aperto la notte trevigiana al 21’ con un diagonale da fuori che ha baciato il legno prima di morire in rete; poi, dopo l’intervallo, il raddoppio di Perin di testa al 52’ sul cross di Filippo Artioli. L’Union Clodiense si è rimessa in piedi con Gnago al 58’, ma il muro finale dei biancocelesti ha retto fino a una coda nervosa, chiusa dal rosso a Maestrelli nel recupero. In calce, i numeri che fanno la differenza: angoli 7-4, recupero 5’, spettatori 3.450. Un tabellino con nomi e tempi che non lascia spazio a interpretazioni: serata alta, densità emotiva, punti pesantissimi.

CLASSIFICA, SCENARIO E UNA PRUDENZA PROGRAMMATICA
Il giorno dopo, più della gioia resta l’architettura di classifica. A 8 giornate dal traguardo, con 24 punti ancora in palio, i biancocelesti toccano quota 62 e scappano a +16 sull’Union Clodiense: un margine che, senza scivoloni fuori scala, disegna il ritorno tra i professionisti come una prospettiva concreta. Dietro, la corsa per i piazzamenti d’onore si riapre con Este e Mestre alle spalle, mentre la coda ribolle per la salvezza. Ma sopra, lassù, la fotografia è nitida: il Treviso ha trasformato la sfida diretta nella notte che cambia il tono del campionato. Eppure la linea ufficiale resta quella scandita da Gorini: concentrazione, gestione dell’energia, recupero degli acciaccati, e nessun calo d’attenzione. Realismo, non scaramanzia.

IL TENNI, UN AMPLIFICATORE DI AMBIZIONE
Al di là del rettangolo di gioco, c’è un racconto urbano. Il Tenni è più che uno stadio: è uno spazio che tiene insieme storia e presente. Una casa da circa 10.000 posti, respirata a pieni polmoni fin dagli anni ’30, che in più stagioni ha accompagnato la città tra cadetteria e notti maggiori. Negli ultimi anni, il club ha ridisegnato porzioni dell’impianto con un’attenzione non banale alla sostenibilità, la Tribuna Centrale rifatta con 1.165 seggiolini in «plastica seconda vita» è un segno concreto di una governance che guarda al medio periodo. Non stupisce, allora, che la presenza di 3.450 persone per una gara di Serie D offra un’immagine da gradino superiore: partecipazione, fidelizzazione, iniziative come «La prima partita non si scorda mai», che aprono lo stadio ai bimbi delle elementari, e una comunità che si riconosce nel progetto. Sono dettagli, ma alla lunga i dettagli spostano.

IL METODO GORINI: STRUTTURA, GERARCHIE E TIMING DELLE PARTITE
L’allenatore, arrivato nell’estate 2025, ha tracciato una rotta ordinata. Modulo flessibile, ma identità precisa: linee corte, densità nella zona palla, occupazione razionale degli half-spaces e, soprattutto, gestione dei ritmi per non allungare la squadra quando il contesto chiede pazienza. La leadership di Gucher34 anni, curriculum tra Serie A, B e C, è diventata la bussola emotiva e tattica del gruppo. E l’inserimento di under di qualità come Perin ha alzato intensità e second balls. Nello scontro diretto, il Treviso ha dato una lezione di «tempi»: partenza forte per indirizzare il piano gara, colpi selezionati senza scoprirsi, poi difesa del vantaggio con lucidità anche quando l’Union Clodiense ha spinto. È questa l’aria delle capolista: non un fuoco d’artificio, ma un cantiere che procede con ordine.

OLTRE LA LINEA BIANCA: PROGETTO, PUBBLICO E SOSTENIBILITÀ
Questa cavalcata non vive nel vuoto. La società ha lavorato per cucire sport e città: migliorare l’esperienza allo stadio, investire su iniziative sociali e scuola-calcio, selezionare profili con competenze complementari nello staff, e una rosa con età media equilibrata in cui gerarchie e minutaggi rispecchiano merito e prospettiva. L’organigramma tecnico parla di un gruppo con specializzazioni chiare, dal match analysis alla preparazione specifica dei portieri, e risorse «locali» che sanno leggere categoria e territorio. Tutto contribuisce a far sì che il giorno dello scontro diretto si possa chiamare a raccolta un pubblico così numeroso. È un capitale che serve oggi per vincere, domani per reggere l’urto del salto.

UN PONTE VERSO LA SERIE C, TRA MEMORIA E FUTURO
Il calcio, a Treviso, ha una memoria lunga. La città sa cosa significa affacciarsi su palcoscenici più alti (manca dal 2013 dal mondo del Professionismo), sa che il passaggio di categoria è un mezzo e non un fine. Per questo la notte del 2 marzo 2026 al Tenni non è un semplice fotogramma: è la spinta propulsiva di un progetto che prova a durare. Se il campo confermerà l’attuale tendenza, il ritorno tra i professionisti avrà bisogno di un ultimo scatto e di scelte coerenti: consolidare l’ossatura, integrare profili mirati, capitalizzare il lavoro sul settore giovanile e su iniziative che allargano la base. Non c’è spazio per la fretta, ma la strada è tracciata. Intanto resta l’immagine che vale più di mille parole: 3.450 presenze in un lunedì di Serie D, un capitano che si prende la scena, un Under che non trema, un tecnico che tiene tutti ancorati al compito. Il resto lo farà la matematica. E, a volte, la matematica sa essere poesia.

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