Serie C
04 Marzo 2026
LIVERPOOL PREMIER LEAGUE - Arne Slot e i suoi Reds potrebbero avere a che fare con l'ormai famoso FVS, utilizzato (e discusso) nella Serie C italiana dallo scorso agosto
Una panchina vibra, due carte colorate spuntano come amuleti: una viola, l’altra dorata. È il 22 agosto 2025, allo stadio Armando Picchi di Livorno, quando un arbitro di terza serie viene richiamato a bordo campo non da un invisibile orecchio in cabina, ma dal segnale esplicito dell’allenatore. È il debutto del Football Video Support, il cosiddetto FVS, in Serie C: un monitor tra le panchine, poche telecamere, un «quarto ufficiale» che scorre le immagini, e la sfida, quasi rivoluzionaria, di riportare sul terreno di gioco (e non in una sala remota) il controllo dell’errore. In tribuna c’è Pierluigi Collina, a certificare che non è solo un gioco da laboratorio. Cinque mesi dopo, la stessa scena, concettualmente, entra nei taccuini della Football Association inglese, che valuta un modello «ibrido»: VAR riservato alle decisioni oggettive come il fuorigioco, e due «chiamate» dalla panchina per tutto ciò che è intrinsecamente soggettivo, dal fallo di mano al contatto in area. Un’idea che divide, affascina, e soprattutto impone una domanda: è questa la via per salvare il VAR da se stesso? Sembrerebbe proprio di no, per le discussioni che spesso scaturiscono in terza serie in campionato, quando ben poche volte l'arbitro di turno rivede le proprie decisioni in seguito a revisione delle fasi di gioco a monitor.
COS'È DAVVERO IL FVS?
Chi lo ha visto in azione nella Serie C 2025-2026 sa che il FVS non è il solito «VAR a chiamata» detto con leggerezza. È, piuttosto, un supporto minimo e «on field»: niente sala VAR, niente batterie di operatori e decine di camere, ma un’unica postazione a bordo campo e un operatore che aiuta il direttore di gara a rivedere le immagini quando una delle due panchine lo richiede. Il meccanismo ruota su un principio chiave: responsabilizzare chi sta in panchina e rendere più trasparente ciò che avviene in campo. In Serie C, ogni tecnico dispone di due «challenge» e, se la revisione cambia la decisione iniziale, la chiamata non viene conteggiata. Il perimetro d’intervento resta quello canonico: gol (con fuorigioco incluso), rigori, cartellini rossi diretti e scambio d’identità. I test italiani hanno offerto elementi concreti: la presenza di Collina a Livorno–Ternana nel giorno del debutto ha certificato l’attenzione della FIFA, che ha avviato un percorso di valutazione fino all’AGM IFAB 2026. Non a caso, il capo degli arbitri della FIFA ha più volte riconosciuto al FVS i pregi di strumento «tecnicamente stabile, sportivamente accettabile ed economicamente rivoluzionario», perché consente un controllo video dove il VAR tradizionale è troppo costoso o logisticamente ingestibile.
I NUMERI CONTANO: LA FREQUENZA DELLE CHIAMATE E L'IMPATTO SULLE PARTITE
Dalla scorsa estate, in Serie C si è registrata una media di circa 1,8 richieste a gara, con correzioni effettive stimate attorno al 15%: dati da maneggiare con cautela, siamo pur sempre in una fase di rodaggio, ma utili per capire la scala dell’intervento e il suo reale peso sul flusso di gioco. Non un assalto alla diligenza, dunque, ma un ricorso mirato e, spesso, “didattico” per gli stessi allenatori, costretti a usare la chiamata con parsimonia, pena l’esaurimento del «credito».
LA SPINTA INTERNAZIONALE
L’idea non si è fermata all’Italia. La FIFA ha portato il FVS anche in competizioni giovanili globali: ai Mondiali Under 20 2025 in Cile, il sistema, due carte per panchina, focus su gol, rigori, rossi diretti e scambio d’identità, ha inciso concretamente su diverse gare dei gironi, con episodi di reti annullate e penalty rivisti. Le reazioni sono state miste: c’è chi ha elogiato l’efficienza, chi ha sottolineato ritardi in alcune decisioni. Intanto, anche Football Australia ha messo in calendario i test nel proprio percorso di coppe e finali femminili, ribadendo la natura «leggera» del sistema e le garanzie contro l’abuso tattico (niente interruzioni in piena transizione, revisione alla prima palla fuori). L’obiettivo, dichiarato: offrire un meccanismo di revisione accessibile dove il VAR «completo» non è sostenibile.
COSA STA PENSANDO L'INGHILTERRA: MODELLO IBRIDO
È qui che entra in gioco la Football Association. Secondo ricostruzioni autorevoli della stampa britannica, l’FA studia una riforma con un principio netto: separare le decisioni oggettive da quelle soggettive. Al VAR verrebbero affidati i casi di «fatto» (fuorigioco con tecnologia semi-automatica, pallone in gioco/fuori, ecc.), mentre alle panchine, due chiamate a incontro, da usare con criterio, spetterebbe il potere di attivare la revisione su falli, mani, e in generale sulle situazioni interpretabili. Una proposta «alla FVS», ma adattata al contesto della Premier League e, soprattutto, sottoposta ai necessari passaggi con l’IFAB per ogni autorizzazione alla sperimentazione. L’idea, dicono i promotori, ridurrebbe i «silent check» e riporterebbe l’onere della richiesta a chi la desidera davvero: se nessuna panchina protesta, si va avanti con la decisione di campo. Non tutti applaudono. C’è chi, dalle colonne di testate come The Times, bolla il «coach’s challenge» come la «peggior idea» tra le riforme possibili, perché aggiungerebbe complessità senza reali benefici su un impianto, quello del VAR per gol/rigori/rossi, già attivo. Ma il dibattito, al netto delle iperboli, centra il punto: il sistema attuale, con check continui e tempi morti, ha eroso fiducia e pazienza di club e tifosi; trovare una soluzione che limiti gli interventi non necessari e renda più comprensibile la logica delle revisioni è diventata una priorità.
IL NODO REGOLAMENTARE: IFAB, APPROVAZIONI E PERIMETRI
Ogni cambiamento passa da IFAB, custode delle Laws of the Game. La linea è chiara: le innovazioni, FVS compreso, vanno testate in modo controllato, monitorate e poi portate in sede di Assemblea Generale per un’eventuale integrazione nei protocolli. La stessa FIFA, nelle sedi ufficiali, ha aggiornato sullo stato dei test, con l’impegno a riferire entro 2026 sull’impatto del FVS (numero delle richieste, errori corretti, percezione di allenatori e giocatori). Il quadro inglese, dunque, dipende tanto dalla volontà politica della FA quanto dalla cornice regolamentare e dalla disponibilità della Premier League a fare da banco di prova.
PERCHÈ LA PREMIER GUARDA AL MODELLO LEGGERO
L’Inghilterra ha già spinto su strumenti che velocizzano e chiariscono: l’adozione della semi-automated offside technology è stata decisa proprio per rendere più rapide e consistenti le offside review, un’area dove la componente «oggettiva» è trattabile con tecnologia di tracciamento e rendering grafici. La stessa logica, automatizzare il misurabile, filtrare il discutibile, sta dietro alla proposta di limitare il VAR alle fattispecie di fatto e di affidare ai tecnici l’innesco della revisione negli episodi grigi. È un patto: meno check d’ufficio, più responsabilità a chi siede in panchina e vive la partita. Ora tocca alla Premier League capire se il calcio d’élite può permettersi un piccolo salto laterale: meno tecnologia invasiva dove non serve, più accountability per chi vuole davvero la revisione. Se funzionerà, non sarà «il VAR a chiamata» a salvarci, ma un nuovo patto sul senso dell’errore e sui limiti, finalmente chiari, della tecnologia.