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La squadra vince 8-0 e va in finale, l'allenatore viene mandato via: è l'esonero più assurdo di sempre?

È successo all'ex leggenda di Atletico Madrid e Chelsea: era alla guida di una delle formazioni brasiliane più famose

Otto gol e un biglietto di sola andata: perché il Flamengo ha licenziato Filipe Luís il giorno della goleada

Un esonero che sconfessa la logica del risultato: la notte del Maracanã finisce con un 8-0 e un addio. Numeri, retroscena, tempi (precisi) e prossime mosse di un club che non ammette rallentamenti.

La scena è questa: il tabellone del Maracanã lampeggia un impietoso 8-0, il pubblico si sgranchisce tra cori di festa e mugugni, Lucas Paquetá sorride da protagonista ritrovato, Pedro abbraccia i compagni dopo un poker da aritmetica pura e, a due ore scarse dal triplice fischio, nello stesso stadio arriva la comunicazione che nessuno immaginava di leggere in quella sera: Filipe Luís non è più l’allenatore del Flamengo. È l’1:01 del 3 marzo, quando la decisione - firmata dal presidente Luiz Eduardo Baptista (per tutti, Bap) e comunicata dal direttore del calcio José Boto - diventa ufficiale. Con lui salutano anche il vice Ivan Palanco e il preparatore atletico Diogo Linhares. Il calcio, a Rio, sa essere vertiginoso. E spietato.

LA NOTTE PERFETTA… FINO ALL'IMPONDERABILE

Il campo aveva appena raccontato altro. Il Flamengo aveva travolto il Madureira per 8-0 nella semifinale del Campeonato Carioca, chiudendo il doppio confronto con un complessivo 11-0 e prenotando il Fla-Flu in finale. Marcatori: Lucas Paquetá due volte, autogol di Jean Vianna, un sigillo di Samuel Lino e soprattutto i quattro colpi di Pedro, che si issa in vetta alla classifica marcatori dello Stato. Cronaca e tabellini fissano anche i tempi: il vantaggio al 4’, il raddoppio al 23’, il rosso al Madureira che apre la voragine, poi la grandinata fino al minuto 87’. Il comunicato del club, uscito a ruoli ancora sudati, ha tagliato il nastro a un paradosso: goleada da cineteca e staff al capolinea.

FORMULA DI RITO, TEMPISTICA SPIETATA

«Il Clube de Regatas do Flamengo informa che, a partire da questo martedì 3 marzo, Filipe Luís non sarà più alla guida della squadra professionistica. Con lui lasciano Ivan Palanco e Diogo Linhares». Poche righe per ribaltare un progetto che, appena due mesi fa, aveva partorito un rinnovo fino al 2027. La comunicazione è arrivata poco dopo la conferenza stampa post-partita: una manciata di secondi, la formula asciutta, nessun saluto allo spogliatoio perché la squadra aveva già lasciato lo stadio. Un epilogo che ha scatenato anche reazioni indignate di opinionisti locali, colti di sorpresa dalla freddezza della modalità scelta.

I NUMERI DELL'ERA FILIPE LUIS

I numeri non raccontano tutto, ma pesano. Dal marzo 2024 al 3 marzo 2026, Filipe Luís ha guidato il Flamengo in circa 101 gare con un rendimento vicino al 70% di punti raccolti: 63 vittorie, 23 pareggi, 15 sconfitte. Soprattutto, la bacheca: Copa Libertadores 2025, Brasileirão, Copa do Brasil, Supercopa nazionale, Campionato Carioca. E quella finale intercontinentale solo sfiorata, persa ai rigori contro il Paris Saint-Germain lo scorso dicembre, il tipo di cicatrice che, nei club iper-esigenti, brucia più delle medaglie. Nel 2026 l’avvio è stato però zoppicante: due secondi posti di fila - Supercopa do Brasil e Recopa Sudamericana contro Corinthians e Lanús - e una partenza in campionato definita “deludente” dai dirigenti. Cosa ha fatto traboccare il vaso? A spiegarlo è stato direttamente Bap, in un audio circolato nelle stanze del potere rubro-negro: «Quando prendi il treno sbagliato, devi scendere alla prima stazione». Traduzione: per la dirigenza, il trend non puntava nella direzione giusta e aspettare avrebbe significato aggravare la rotta. La prima frizione risaliva già alle trattative di rinnovo tra dicembre e fine anno: negoziato lungo, qualche irritazione reciproca su aspetti economici e sul perimetro del progetto tecnico. La pace armata firmata a fine dicembre è durata poco più di due mesi. A quel punto, le sconfitte nelle due finali d’inizio stagione e le critiche sul piano del gioco hanno trasformato la pazienza in decisionismo.

PERCHÉ VINCERE 8-0 NON È BASTATO

La linea del club, filtrata alla stampa, è chiara: il rendimento in campionato non soddisfa. Dopo le prime tre giornate del Brasileirão 2026, il Flamengo viaggia a 4 punti, una media che proiettava (nella fotografia di inizio marzo) la squadra in undicesima posizione. Numeri parziali, certo, ma letti come campanello d’allarme in un contesto che pretende continuità assoluta. È su questa base che l’8-0, per quanto roboante, è stato trattato come un’anomalia statistica, non come un’inversione di tendenza. C’è un’altra immagine che racconta l’aria che tira: nonostante l’8-0, una parte della torcida ha continuato a fischiare e a intonare cori di protesta verso panchina e dirigenza. Segnale di un malessere che precede - e forse travolge - il risultato del giorno. Chi frequenta il Maracanã lo sa: quando l’aspettativa è il massimo rendimento, anche una notte perfetta può essere letta come semplice manutenzione dell’ovvio. Dietro la scelta, non solo contabilità ma anche percezioni tecniche: parte della critica locale e internazionale ha imputato alla squadra di Filipe Luís uno stile giudicato a tratti “prevedibile”, un ricorso intenso alle palle inattive e una valorizzazione dei giovani meno incisiva del previsto. Appunti spesso fisiologici in un club che sfiora la perfezione, ma che, combinati con le ferite di inizio anno, hanno pesato sul verdetto.

E ADESSO? ECCO IL NOME IN CIMA ALLA LISTA PER LA SUCCESSIONE

Il candidato che mette tutti d’accordo ai piani alti è Leonardo Jardim. Il profilo del tecnico portoghese risponde a due esigenze: esperienza gestionale in contesti di alta pressione e dimestichezza con cicli rapidi di apprendimento. Non è un dossier dell’ultima ora: già a dicembre il suo nome era entrato nei radar del Flamengo, quando il rinnovo con Filipe Luís sembrava destinato a saltare; negli ultimi giorni, i contatti si sono riaccesi. L’idea è di consegnare al nuovo allenatore un gruppo competitivo subito, in vista della finale del Carioca contro il Fluminense e della fase calda della stagione continentale.

L'ULTIMA PARTITA: DETTAGLI CHE SPIEGANO PIÙ DI MILLE CONFERENZE

La semifinale contro il Madureira ha messo in vetrina elementi tattici che aiutano a leggere il “caso”: posizioni interne dei trequartisti per saturare il mezzo spazio sinistro e liberare Paquetá sulla rifinitura; intensità post-perdita più alta del solito, con numeri da sbarramento: 25 tiri (11 in porta), un possesso medio del 64%, un xG abbondante per una gara a eliminazione; quattro reti di Pedro costruite in modi diversi (attacco primo palo, transizione corta, lettura della seconda palla), segnale di una fase offensiva rifinita. Tutto bello, tutto giusto: ma trattasi, agli occhi della dirigenza, di un campione statistico troppo “comodo”. La sentenza è stata emessa guardando oltre i 90 minuti.

CHE COSA RESTA A FILIPE LUIS

Paradosso nel paradosso: la reputazione di Filipe Luís come allenatore non esce demolita, anzi. L’Intercontinentale sfiorata, la Libertadores conquistata e la capacità di gestire spogliatoi di stelle hanno acceso attenzioni anche fuori dal Brasile. Qualcuno, in Europa, lo aveva inserito nelle short-list già nei mesi scorsi; e se gli incroci con alcuni club dovessero riaprirsi, non sarebbe una sorpresa. In ogni caso, lo scenario di metà 2026 lo rimette sul mercato con un curriculum da top sudamericano. Perché questa storia parla anche a noi? In un calcio che spesso misura tutto col risultato dell’ultimo weekend, la vicenda Filipe Luís–Flamengo ricorda che, nei club abituati a vincere, la variabile decisiva è il “trend”: direzione percepita, fiducia nel percorso, tenuta del rapporto tra progetto e piazza. L’8-0 è stato la cartolina, non il viaggio. E la scelta dell'esonero - cruda, contestata, ma coerente con una cultura interna abituata a pretendere sempre il massimo - è la conferma di quanto, a certi livelli, il tempo valga meno del segnale.

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