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Il caso

Para due rigori, segna quello decisivo con il rosario in mano e porta la sua squadra in finale

Un gesto di fede durante il penalty decisivo nella semifinale di Coppa del Brasile scatena il dibattito: l’arbitro convalida, il VAR resta in silenzio. Cosa dice davvero la regola, e perché l’episodio può fare scuola

“Il rosario nel guantone”: il rigore di Everson che apre un caso di regolamento in Brasile

Un gesto di fede durante il penalty decisivo scatena il dibattito: l’arbitro convalida, il VAR resta in silenzio. Cosa dice davvero la regola, e perché l’episodio può fare scuola.

La scena è di quelle che restano. All’Independencia di Belo Horizonte, mentre l’aria si fa pesante prima dell’ultimo rigore, il portiere dell’Atletico Mineiro stringe con la sinistra qualcosa che brilla. Non è un amuleto generico, ma un rosario. Il nome è noto: Everson. Il contesto è rovente: semifinale di ritorno del Campeonato Mineiro, classico con l’América Mineiro, 1 marzo 2026, tutto affidato ai tiri dal dischetto. Everson para due conclusioni, poi si presenta sul punto fatale: destro secco, palla dentro, 4-2 e “Galo” in finale. La tv riprende la mano sinistra: dentro il guantone c’è il rosario. L’arbitro è a un paio di metri e convalida. Il VAR non interviene. Ed è qui che il calcio, come spesso accade, si sposta dal prato alle pieghe dei regolamenti.

COSA È SUCCESSO E PERCHÉ SE NE PARLA

Il portiere dell’Atlético Mineiro, Everson, ha calciato e segnato un rigore decisivo con un rosario nel guantone sinistro, visibile nelle immagini. L’azione non è stata interrotta e il gol è stato convalidato. La partita, chiusa sullo 0-0 dopo i 90 minuti, è stata decisa ai rigori: Everson ha parato due tiri e realizzato quello della qualificazione. L’arbitro della gara è stato il FIFA Flávio Rodrigues de Souza, con José Cláudio Rocha Filho al VAR. Il punto che incendia il dibattito è il seguente: il rosario in mano al battitore è compatibile con le Laws of the Game dell’IFAB? E, in caso contrario, chi doveva intervenire: arbitro o VAR?

La risposta parte dalla Regola 4 – Equipaggiamento dei calciatori. Il testo è inequivoco: «Un calciatore non deve usare equipaggiamento né indossare alcunché di pericoloso. Tutti gli oggetti di gioielleria (collane, anelli, bracciali, orecchini, fascette di cuoio o gomma, ecc.) sono vietati e devono essere rimossi». La norma aggiunge che, se un calciatore indossa un oggetto non autorizzato, l’arbitro deve ordinare di rimuoverlo; in caso di rifiuto, scatta l’ammonizioneIn termini pratici, un rosario rientra nella categoria delle “collane” e, dunque, è un oggetto che non dovrebbe essere indossato o tenuto in mano durante il gioco o un calcio di rigore. La rimozione è un obbligo; la tolleranza non è prevista.

È importante anche sottolineare l’orizzonte regolamentare: l’IFAB ha di recente discusso aggiornamenti per la stagione 2026/27 (entrata in vigore dal 1° luglio 2026) che, tra gli altri punti, prospettano aperture su “oggetti non pericolosi se coperti in modo sicuro”. Ma questa modifica, per come è stata comunicata post-AGM, non riguarda l’episodio né autorizza eccezioni retroattive. Al momento del rigore di Everson, la regola in vigore è quella attuale, più restrittiva.

VAR O NON VAR?

Qui si entra nel territorio del VAR Protocol. La tecnologia può intervenire solo su quattro macro-categorie: gol/non golrigore/non rigore, espulsione direttascambio di identità. All’interno del capitolo “gol/non gol” e “rigore/non rigore”, il protocollo ammette il controllo su infrazioni specifiche “al momento dell’esecuzione del rigore”, come: movimento irregolare del portiere sulla linea, doppio tocco del battitorefinta irregolare al momento del calcioinvadenza (encroachment) con impatto diretto sull’esito. Una violazione della Regola 4 (equipaggiamento/oggetti vietati) non rientra, in via generale, tra le casistiche di competenza del VAR: è materia di controllo dell’arbitro sul terreno di gioco. Diversi riferimenti didattici e linee guida delle competizioni confermano che il VAR non interviene per infrazioni di equipaggiamento, a meno che non coincidano con una delle tipologie esplicitamente previste (es. doppio tocco o finta irregolare). A livello di principi, l’IFAB ribadisce che il VAR assiste solo per “chiari ed evidenti errori” nelle aree previste, mentre le decisioni fattuali di campo restano dell’arbitro. Alcune analisi giuridico-regolamentari ricordano che un match non viene annullato per malfunzionamenti VAR, mancate revisioni o revisioni di situazioni non revisionabili; l’esito resta valido. È un punto utile per capire i limiti di protesta dopo episodi simili. Tradotto: se un calciatore sta per battere un rigore con un oggetto vietato, è l’arbitro a dover intervenire prima dell’esecuzione, ordinando la rimozione o - in caso di rifiuto - procedendo con l’ammonizione. Il VAR qui non è lo strumento chiamato a correggere.

LE DEVOZIONE DI EVERSON

Secondo il regolamento IFAB, quel rosario non doveva essere presente in campo durante l’esecuzione del rigore. L’arbitro, vicino al battitore, avrebbe dovuto interrompere la procedura e far rimuovere l’oggetto; in caso di rifiuto, cartellino giallo. La decisione di lasciar battere è, in termini tecnici, un errore di applicazione della Regola 4, non un ambito di competenza VAR. C’è poi un elemento di contesto: la devozione di Everson non è nuova. In un’intervista televisiva, il portiere ha raccontato la storia del terço (il rosario) che lo accompagna in campo; in passato, persino nella celebre serie di rigori con il Boca Juniors in Libertadores 2021, il rosario era con lui. Non è un’attenuante regolamentare - la Regola 4 non fa eccezioni per gli oggetti di culto se visibili/indossati - ma spiega la naturalezza del gesto e perché lui stesso non abbia cercato di nasconderlo.

FAIR PLAY, PRASSI E FORMAZIONE ARBITRALE

L’episodio tocca almeno tre piani. Piano tecnico-regolamentare: ribadisce la necessità di controlli preliminari sull’equipaggiamento, in particolare durante procedure “rituali” e ad alta esposizione come il rigore. In partite con VAR, la tendenza umana è “delegare” al video; qui, invece, la regola è cartacea e chiama in causa il controllo di campoPiano culturale: gli oggetti di devozione sono parte della biografia di tanti atleti, e raramente diventano tema. Ma il calcio di élite ha codificato cosa si può e cosa non si può indossare. La fede non è messa in discussione; lo è l’atto di portarla in campo in forma di oggetto durante un gesto tecnico decisivo. Piano comunicazione & formazione: aiuterebbe che federazioni e organizzatori di competizione ribadissero, con strumenti didattici semplici (anche per il pubblico), dove si ferma il raggio del VAR e dove iniziano i doveri “manuali” dell’arbitro. La stessa IFAB sta aggiornando alcuni aspetti del protocollo (e, dal 1 luglio 2026, introdurrà altre precisazioni sulle regole, compresa una possibile apertura sugli oggetti non pericolosi “se ben coperti”), ma il perimetro non comprende casi come questo nella versione attuale.

LA SERATA DI EVERSON

Ridurre tutto al rosario sarebbe ingiusto verso la performance. Everson sta costruendo da anni una reputazione di specialista nelle lotterie dal dischetto. In Libertadores 2021 contro il Boca Juniors, difese multiple e rigore decisivo segnato con il “ghiaccio” tipico del ruolo. Nel 2025, due serie iconiche: contro Atlético Bucaramanga in Sul-Americana e contro il Flamengo in Copa do Brasil: in entrambe, parate e firma sul penalty decisivo. Le cronache del club e dei media brasiliani hanno cristallizzato il suo status: 17 rigori parati in maglia Atlético ad agosto 2025, con più esecuzioni realizzate da protagonista. La semifinale dell'1 marzo si colloca, per intensità e valore, nella stessa scia narrativa: due parate, un gol dal dischetto, e finale raggiunta. Contro ogni avversario, il leitmotiv è sempre quello: nei momenti di massima pressione, Everson tiene la linea alta della concentrazione.

    L'EPILOGO SPORTIVO

    L’Atlético Mineiro va in finale e ritroverà il Cruzeiro in una sfida che, da sola, vale una stagione. Everson ci arriva da eroe - e da protagonista di un caso da manuale, destinato a finire nelle slide delle prossime riunioni arbitrali. La sua parata doppia e il rigore trasformato restano scolpiti; il rosario nel guantone, pure. Per ragioni diverse. Ma entrambe raccontano una verità del calcio: la differenza tra gesto tecnico e regola è sottile; rispettarla, e farla rispettare, è compito di tutti.

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