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Serie B

Può fare gol ma vede il portiere accasciarsi al suolo e butta fuori la palla, il grande gesto di fair play dell'attaccante

Un episodio che riporta alla mente l’icona di Paolo Di Canio: un giocatore che rinuncia alla rete a porta sguarnita per un infortunio avversario

REGGIANA SERIE B - TOMMASO FUMAGALLI

REGGIANA SERIE B - Tommaso Fumagalli, attaccante classe 2000, in forza al club emiliano in prestito dal Como

Scena madre al minuto in cui nessuno se l’aspetta. La palla spiove lunga, il portiere avversario esce dall’area per controllare un pallone semplice, alza il braccio, si ferma: un fastidio muscolare, forse qualcosa che tira. Davanti c’è solo prato. L’attaccante potrebbe calciare da 20 metri, o allungarsi la palla e depositarla in rete. Invece frena, tocca piano, si guarda intorno e rinuncia. Gli avversari, prima ancora dell’arbitro, capiscono. In tribuna qualcuno sussurra «ancora esiste il calcio così?». Sì: esiste quando si chiama Tommaso Fumagalli e quando la partita è Reggiana-Sudtirol del 3 marzo 2026. Una scelta che vale zero punti, ma pesa come cento nella memoria collettiva.

L'EPISODIO: CRONACA DI UNA DECISIONE IN 10 SECONDI
Tutto avviene al 65’ del secondo tempo, al Mapei Stadium-Città del Tricolore. Le due squadre sono sul 0-1: partita ancora apertissima, emozioni a elastico. Su un rinvio lungo di Micai, portiere della Reggiana, che spedisce oltre la metà campo. Il pallone sembra destinato a un controllo scolastico di Alessio Cragno, estremo difensore del Sudtirol, uscito fuori area. Poi l’imprevisto: un problema muscolare lo blocca, il braccio alzato che avvisa dell'infortunio. In quell’istante Fumagalli, 26 anni, scuola Giana Erminio, appena entrato da pochi minuti, capisce che la porta è di fatto libera: potrebbe tirare o involarsi. Ma non lo fa. Si arresta, aspetta, quasi accompagna la scena con un gesto delle mani. È una rinuncia clamorosa: non un errore tecnico, un atto. Gli avversari lo ringraziano a caldo, il pubblico mormora, qualche secondo e si riparte. L’epilogo sportivo sarà amarissimo per i granata, ma la pagina resta. 

«VINCERE NON È TUTTO», LA FRASE CHE RESTA
Nel dopopartita, il tecnico della Reggiana, Lorenzo Rubinacci, sottolinea come Fumagalli abbia scelto «in un lampo, d’istinto», e come certe decisioni non si pesino col metro della classifica ma con quello del rispetto. È un passaggio importante anche nella parabola recente del club: Rubinacci è subentrato l’8 febbraio 2026 all’esonerato Davide Dionigi, rilanciando i granata con una serie positiva prima dello stop contro gli altoatesini. 

IL PARALLELO INEVITABILE: QUANDO DI CANIO FERMÒ GOODISON PARK
La scena richiama, per forza, l’icona incancellabile del 18 dicembre 2000: Everton-West Ham, Premier League, 1-1. Cross dalla destra, il portiere dei Toffees Paul Gerrard a terra infortunato: Paolo Di Canio potrebbe colpire di testa a porta vuota e scrivere la propria firma su una vittoria pesantissima allo scadere. Invece alza le mani, letteralmente, e blocca il pallone. Fischi? No: standing ovation di Goodison Park, applausi a scena aperta, e più tardi il FIFA Fair Play Award consegnato con tanto di lettera di encomio dell’allora presidente Joseph Blatter. Venticinque anni dopo, Di Canio continua a ricordare quel momento come «normale» e «umano». 

CHI È TOMMASO FUMAGALLI, LA TRAIETTORIA DI UN ATTACCANTE «OPERAIO»
Classe 2000, 1,85 di statura, attaccante capace di giocare sia da punta centrale sia da esterno. Cresciuto passo dopo passo fra Serie D, Serie C e approdo in Serie B, ha vissuto una stagione da protagonista con la Giana Erminio mettendo insieme 12 gol in 21 gare di Serie C, quindi il passaggio al Como e l’esperienza in cadetteria con Cosenza e Virtus Entella.  Il 2 febbraio 2026 la Reggiana lo annuncia in prestito dal Como con opzione di riscatto e contro-opzione: un profilo «a disposizione», prezioso per attacco e profondità di rosa. Nelle prime uscite in granata si è subito guadagnato minutaggio e fiducia, con spunti da rifinitore e gamba per attaccare la profondità. 

L'ALTRO PROTAGONISTA: ALESSIO CRAGNO, UN PORTIERE IN CERCA DI CONTINUITÀ
Alessio Cragno, 31 anni, due presenze in Nazionale maggiore, è un volto noto del nostro calcio: ha difeso i pali di Cagliari, ha militato in Serie A con Monza e Sassuolo, ed è reduce da un anno in Serie B alla Sampdoria. Il 28 gennaio 2026 firma con il FC Südtirol fino al 30 giugno 2026: il club altoatesino scommette su esperienza e reattività di un portiere che, quando sta bene, è garanzia di punti. L’infortunio di Reggio Emilia arriva nel pieno del suo ambientamento: segnala il problema, chiede lo stop, esce più tardi per Adamonis

PERCHÈ UN GESTO COSÌ VA OLTRE UN GOL
1) Perché ribalta la gerarchia del risultato. In un calcio dove ogni pallone pesa, e in cui la Reggiana inseguiva punti vitali in zona salvezza, rinunciare a un’occasione «regalata» non è soltanto cavalleria. È un atto che rimette al centro la salute dell’avversario e la regola non scritta del gioco: non si approfitta di chi è a terra. 2) Perché accende l’effetto specchio. Nel giro di pochi istanti il gesto di Fumagalli produce un riconoscimento sul campo (stretta di mano, pacca sulla spalla), e fuori dal campo una narrazione che non parla di moduli o expected goals, ma di scelta morale. 3) Perché educa. In un impianto dove erano presenti oltre ottomila spettatori, fra cui famiglie e ragazzi, la scena diventa lezione: la competizione è sacra, ma non lo è di più della persona. 4) Perché riaffiora una tradizione. Da Di Canio a Klose (che ammise un tocco di mano e fece annullare un gol), passando per episodi recenti citati in rassegne di grandi e piccoli gesti, il calcio rinnova periodicamente la promessa di essere gioco di regole scritte e non scritte.

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