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05 Marzo 2026
L’Adama ottimizzato può essere l’arma tattica che oggi manca a un West Ham in cerca di punti pesanti
La porta della sala pesi di Rush Green è socchiusa. Dentro, bilancieri lucidi, piastre da 25 e 20 chili allineate, panca piana pronta all’uso. Fuori, un cartello non scritto ma chiarissimo: per Adama Traoré l’accesso è vietato. Decisione presa da Nuno Espírito Santo, tecnico del West Ham United, e comunicata pubblicamente a inizio settimana. Un gesto apparentemente drastico, in realtà coerente con un’idea di gestione atletica: proteggere l’arma principale dell’esterno spagnolo di origini maliane — la sua esplosività — evitando ulteriore ipertrofia. L’episodio racconta molto del momento degli Hammers e di una Premier sempre più scientifica nella cura dei corpi.
Secondo quanto spiegato da Nuno, il club ha “dovuto” bandire Traoré dai pesi: “È incredibile, è genetica. Gli ho detto di stare lontano dalla palestra: farà solo lavoro di prevenzione”. Parole pronunciate a margine della conferenza pre-gara e rilanciate da più testate internazionali. Il contesto? Un video social — diffuso dal compagno Crysencio Summerville — che ritrae l’ala su una panca piana alle prese con un carico che i tabloid hanno quantificato in circa 145 kg. L’eco mediatica è stata immediata; la scelta tecnica, inequivocabile: meno ferro, più elasticità, più velocità.
Il divieto è anche un segnale di discontinuità: i metodi di lavoro personalizzati diventano regola, non eccezione. Nel calcio d’élite la gestione del carico è sartoriale. Atleti con profili estremi — come Traoré, costruito su potenza e accelerazione — rischiano di “pagare” ogni grammo di massa inutile in termini di agilità, tempo di contatto a terra e rischio di infortunio. Studi su sprint e composizione corporea indicano che aggiungere muscolo senza specificità può non migliorare la velocità quanto ridurre il peso non funzionale; la performance di sprint dipende dal rapporto tra forza applicata e peso corporeo, dalla qualità neuromuscolare e dalla resistenza alla fatica.
Il West Ham ha nominato Nuno Espírito Santo nuovo allenatore il 27 settembre 2025. Oggi gli Hammers navigano in acque complicate e cercano punti, identità e una condizione fisica affidabile. In questo contesto, l’arrivo di Adama nel mercato invernale 2026 da Fulham — operazione da circa £1–2 milioni, ufficializzata il 28 gennaio 2026 — ha un senso preciso: aggiungere uno specialista della profondità che apra il campo negli ultimi 30 metri. Ma per sfruttarne l’esplosività, la struttura muscolare va “tenuta a bada”.
Nato a L’Hospitalet de Llobregat il 25 gennaio 1996 da genitori maliani, Adama Traoré Diarra è cresciuto nella Masia prima di spiccare tra Aston Villa, Middlesbrough, Wolves, Barcellona e Fulham. Otto presenze con la Spagna, uno dei dribblatori più verticali della generazione. La sua fama “fisica” è anche frutto di dettagli noti: l’applicazione di baby oil sulle braccia — idea validata dallo stesso Nuno ai tempi dei Wolves — per ridurre le trattenute e proteggere la spalla. Un calcio di dettagli, appunto.
Vietare la sala pesi a un calciatore non significa demonizzare la forza. Significa scommettere su un principio: per alcuni profili, ogni chilo in più può costare centesimi di secondo nei primi 5–10 metri, dove si decide la superiorità sull’uomo. È la fase in cui Traoré è devastante: allungo, spalla davanti, palla spinta in corsa. Il club vuole preservare quella dote, riducendo il rischio che la troppa massa “sporchi” movimenti e tempi. Approccio coerente con la letteratura: lo sprint migliora quando cresce la capacità di applicare forza rapidamente in rapporto al peso; l’ipertrofia non finalizzata può non tradursi in velocità.
Nel dettaglio, il lavoro proposto è di prevenzione: elasticità, mobilità, stabilità del bacino, flessibilità ischio-crurali, controllo del core. Teoria e pratica vanno nella stessa direzione: ridurre i tempi di contatto a terra e mantenere il ciclo allungamento-accorciamento “pulito”. Allenare l’RFD (rate of force development) senza aumentare la sezione trasversa del muscolo oltre il necessario. Da qui la scelta: pochi pesi tradizionali per Adama, più esercizi specifici, pliometria controllata, sprint in progressione, lavoro su pattern motori.
Il filmato con Summerville ha alimentato l’idea di un Adama “palestrato” al limite. Anche ammesso il carico, il punto non è la spettacolarità del gesto di forza, ma la sua utilità nel calcio di Nuno: corsa in campo lungo, ripetute ad alta intensità, pressione all’uscita avversaria, ripiegamenti. Il bilanciere è spettacolo; l’economia di corsa è sostanza. Vietare i pesi serve a ribadire la priorità.
Il 28 gennaio 2026 il West Ham ha definito l’acquisto di Traoré dal Fulham con contratto fino a giugno (opzione +1). Operazione “leggera” sul piano economico (£1–2 milioni) e funzionale sul piano tattico: ampiezza, strappo, profondità. Nel frattempo, la panchina di Nuno è finita sotto la lente per i risultati altalenanti e per una rimodulazione dura di gerarchie e metodi. La mossa “no-pesi” s’inserisce in un cantiere aperto.
Posto da titolare? Il tecnico è stato chiaro: davanti a Traoré ci sono Jarrod Bowen e lo stesso Summerville, in ottima forma. Per guadagnare minuti, Adama dovrà “capire le dinamiche del sistema” e trasformarsi in un’arma situazionale già pronta: spezzare le partite, attaccare terzini stanchi, guadagnare metri in transizione. Proprio per questo, l’ottimizzazione del suo peso funzionale conta più dei kg sollevati.
Applicato a Traoré, il ragionamento è semplice: atleta già dotato di massa elevata e forza sopra media; ciò che moltiplica il suo valore è mantenere bassa la resistenza interna al gesto (mobilità, elasticità), alta la rigidità tendinea “utile” e rapidi i tempi di attivazione. Per questo, Nuno toglie i pesi “classici” e mette al centro l’efficienza del movimento.
Nel calcio moderno i divieti mirati sono spesso segnali culturali oltre che scelte tecniche. Pep Guardiola, nel 2016, tolse la pizza dagli spuntini del Manchester City e impose pesi-forma severi; Antonio Conte, al Chelsea, bandì ketchup, salse e bibite. In entrambi i casi, l’obiettivo era la nutrizione controllata e il messaggio “ogni dettaglio conta”. A Londra Est, il cartello “niente pesi per Adama” dice la stessa cosa, declinata su un profilo fisico fuori norma.
La concorrenza è alta e lo stesso Nuno ha indicato un percorso: “capire le dinamiche della squadra”, entrare nelle rotazioni senza “forzare” l’inserimento da titolare. L’Adama ottimizzato può essere l’arma tattica che oggi manca a un West Ham in cerca di punti pesanti.