Serie A
05 Marzo 2026
INTER ALESSANDRO BASTONI • Dopo il caso con Kalulu, Bastoni continua ad essere fischiato ovunque va: i tifosi del Como non si risparmiano contro di lui
Il tifoso medio ha la memoria corta quando dovrebbe averla lunga e lunghissima quando forse dovrebbe averla un po' più corta. Nel calcio moderno e nell'era dei social basta un episodio per cambiare completamente la percezione di un giocatore. Un contatto dubbio, una simulazione, una decisione arbitrale controversa: pochi secondi di partita possono trasformarsi in un caso nazionale. È quello che è successo ad Alessandro Bastoni, protagonista in negativo dell'episodio diventato caso nazionale di Inter-Juventus, dove un contatto decisamente leggero e una sua simulazione hanno portato al secondo giallo di Pierre Kalulu e alla conseguente espulsione. L'errore dell'arbitro La Penna ha messo alla gogna non solo il fischietto, ma anche il difensore ventiseienne della Nazionale e dell'Inter, che continua ad essere al centro delle polemiche a settimane di distanza dall'episodio.
Un episodio grave e molto discusso, ma va detto che di episodi simili negli anni ce ne sono stati tanti, tantissimi. Eppure la reazione che ne è seguita è stata sorprendente: Bastoni continua ad essere fischiato ovunque va e ovunque giochi l'Inter in Italia, anche da tifosi che nulla hanno a che vedere con la rivalità tra Inter e Juventus. Dopo i fischi ricevuti a ogni pallone toccato in Lecce-Inter di campionato, Bastoni è stato vittima dello stesso trattamento anche a Como, per la semifinale di Coppa Italia giocata contro la squadra di Fabregas martedì 3 marzo.
Un fenomeno che dice molto più sul modo in cui oggi si vive il calcio che non sull’episodio in sé. Perché criticare un gesto è legittimo, ma trasformare un singolo momento di partita in una condanna permanente rischia di diventare un esercizio di memoria corta. E soprattutto manda un messaggio discutibile a chi guarda il calcio con occhi giovani. Useremo quindi questo spazio per darvi almeno 5 motivi per cui un tifoso medio, slegato dal contesto e dalla rivalità tra Inter e Juventus, dovrebbe fermarsi un attimo prima di unirsi a questo coro di fischi.
Il primo errore che spesso si commette nel dibattito calcistico è quello di ridurre un giocatore a un singolo episodio. Nel giro di pochi giorni, una carriera costruita in anni di lavoro e prestazioni viene improvvisamente filtrata attraverso un unico momento controverso. Nel caso di Bastoni, parliamo di un difensore che negli ultimi anni si è imposto come uno dei riferimenti del calcio italiano. Con l’Inter ha conquistato trofei importanti e si è affermato come uno dei migliori interpreti del ruolo nel panorama europeo. In Nazionale è diventato una presenza stabile, contribuendo al ricambio generazionale della difesa azzurra.
Questo non significa che un episodio discutibile debba essere ignorato o giustificato. Significa però che non può diventare la lente attraverso cui giudicare tutto il resto. Il calcio è pieno di giocatori che, nel corso della loro carriera, hanno avuto momenti al limite del regolamento. Eppure nessuno li ricorda esclusivamente per quello. La memoria selettiva è uno dei difetti più evidenti del tifo moderno: si dimentica tutto il resto e si conserva solo ciò che alimenta la polemica del momento.
Chi segue il calcio da anni sa bene che situazioni simili fanno parte della storia di questo sport. Contatti accentuati, proteste, tentativi di guadagnare un fallo o un cartellino: sono dinamiche che esistono praticamente da sempre. La differenza oggi è la velocità con cui ogni episodio viene amplificato. I social, i replay continui e i programmi di dibattito trasformano un singolo contatto in un caso nazionale. Ma se si guarda con un minimo di onestà alla storia del calcio, è evidente che nessuna squadra e nessun giocatore ne sono mai stati completamente immuni. Episodi simili si sono verificati in ogni campionato, con protagonisti di tutte le maglie e di tutte le epoche. Per questo appare quantomeno paradossale che un episodio isolato venga trasformato in un marchio permanente. Non perché sia giusto simulare o accentuare un contatto, ma perché pretendere una purezza assoluta da un singolo giocatore significa ignorare la realtà del gioco.
Il tifo ha sempre avuto una componente emotiva. Fischiare un avversario, contestare un comportamento o protestare per una decisione arbitrale fa parte del folklore degli stadi. Il problema nasce quando la critica si trasforma in accanimento sistematico. Nel caso di Bastoni si sta assistendo a qualcosa di diverso dalla semplice contestazione legata a una partita specifica. I fischi arrivano in stadi dove non esiste una rivalità diretta, da tifosi che probabilmente non avrebbero avuto motivo di prendersela con lui fino a poche settimane fa. Questo è il punto in cui il tifo rischia di perdere la propria dimensione sportiva. Perché un conto è criticare un gesto, un altro è trasformare un giocatore in un bersaglio collettivo. Il calcio dovrebbe restare un terreno di competizione, non diventare un tribunale permanente dove ogni episodio genera una sentenza definitiva.
Per chi si occupa di calcio giovanile, questo aspetto è fondamentale. I ragazzi che si avvicinano al calcio imparano molto non solo da ciò che succede in campo, ma anche da ciò che vedono sugli spalti e nei dibattiti mediatici. Se il messaggio che passa è che un errore sportivo basta per trasformare un atleta in un bersaglio nazionale, il rischio è quello di normalizzare una cultura dell’accanimento. Il calcio dovrebbe insegnare esattamente il contrario: che gli errori fanno parte dello sport, che le azioni si possono discutere ma che le persone non devono essere ridotte a un singolo momento negativo. In questo senso, il comportamento dei tifosi ha un valore educativo molto più grande di quanto spesso si pensi. Perché il rispetto e l’equilibrio nel giudizio sono principi che dovrebbero valere a qualsiasi livello del gioco, dalla Serie A ai campi di periferia.
Il calcio vive spesso di emozioni immediate. Un episodio accende polemiche, riempie le discussioni per giorni e poi viene sostituito dal caso successivo. Il rischio è quello di sviluppare una memoria sempre più corta, dove tutto ciò che conta è l’ultimo episodio controverso. Ma i giocatori, soprattutto quelli di alto livello, dovrebbero essere valutati su un arco molto più ampio. Bastoni, al di là delle polemiche del momento, resta uno dei difensori più importanti della sua generazione e uno dei punti di riferimento della Nazionale italiana. Ridurre tutto a un singolo contatto di gioco significa perdere completamente la prospettiva. E forse dimenticare che il calcio, prima di essere una sequenza di polemiche, è soprattutto un percorso fatto di stagioni, prestazioni e crescita.
E allora la domanda è semplice: davvero un episodio di campo basta per fischiare un giocatore ovunque vada?