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Lutto

Ci lascia lo storico massaggiatore che per 3 decenni ha fatto le fortune del glorioso club, era anche un ottimo pittore

È stato uno dei volti più familiari dello spogliatoio delle Bianche Casacche ed è stato sempre molto apprezzato dai giocatori

PRO VERCELLI - MASSIMO PAGGIO

Massimo Paggio era arrivato alla Pro Vercelli negli anni '80 e aveva concluso la sua avventura nel 2010 con la rovinosa fine dell'esperienza della presidenza di Vero Paganoni

La città di Vercelli piange la scomparsa di Massimo «Tato» Paggio, per molti anni storico massaggiatore della Pro Vercelli e figura molto conosciuta nell’ambiente sportivo cittadino. Paggio si è spento all’età di 89 anni nella giornata di martedì 3 marzo all’Ospedale Sant’Andrea, dove era ricoverato da alcuni giorni. Per circa trent’anni è stato uno dei volti più familiari dello spogliatoio bianco, accompagnando la squadra fino al 2010 e diventando nel tempo un punto di riferimento non solo per i giocatori (che non mancheranno di tributargli un ultimo saluto proprio in occasione del suo funerale, domani, giovedì 5), ma anche per dirigenti, tecnici e tifosi. Il suo lavoro dietro le quinte è stato fondamentale per la vita quotidiana della squadra: dalle cure agli atleti prima e dopo le partite, ai momenti di confronto e di sostegno nei momenti più difficili della stagione.

Conosciuto da tutti semplicemente come «Tato», Paggio era apprezzato per il carattere diretto, la battuta pronta e quell’umanità che lo rendeva particolarmente vicino ai giocatori. Generazioni di calciatori professionisti passati da Vercelli ricordano le sue mani esperte e la sua capacità di instaurare rapporti sinceri con chiunque entrasse nello spogliatoio. Per molti di loro non era soltanto un professionista, ma anche una presenza rassicurante e familiare durante la carriera sportiva. Nel corso degli anni ha visto passare diverse epoche della storia della Pro Vercelli, vivendo da vicino vittorie (le due promozioni in Serie C2 del 1984 e del 1994, quest'ultima vincendo anche lo Scudetto del CND), delusioni, cambiamenti societari e stagioni memorabili. La sua presenza costante lo aveva reso una figura quasi simbolica per l’ambiente bianco, uno di quei personaggi che contribuiscono a creare l’identità di una squadra al di là del campo di gioco.

Oltre allo sport, nella sua vita trovava spazio anche una grande passione per l’arte. Paggio aveva infatti frequentato l’Accademia Albertina e gli studi di Belle Arti, coltivando negli anni l’interesse per la pittura. Un lato meno conosciuto della sua personalità, ma che racconta la sensibilità e la curiosità culturale di un uomo che non si è mai limitato a una sola dimensione. Chi lo ha conosciuto lo ricorda come una persona autentica, capace di farsi voler bene con semplicità. Nel mondo dello sport vercellese la sua figura era diventata familiare anche per i tanti rapporti costruiti nel tempo con atleti di diverse discipline, molti dei quali si erano affidati alle sue cure e alla sua esperienza.

La notizia della sua scomparsa ha suscitato numerosi messaggi di affetto e di ricordo. Tra questi anche quello di Walter Mirabelli, bomber dei «Leoni» nei primi anni Duemila, che sui social ha voluto salutarlo con parole semplici ma significative: «Buon viaggio, Tato: sei stato il mio massaggiatore preferito». Massimo Paggio lascia la moglie Lella e i figli Gianluca e Pupi, ai quali si stringono amici, conoscenti e tanti ex giocatori che in questi anni hanno avuto modo di condividere con lui momenti di campo e di vita. L’ultimo saluto sarà giovedì 5 marzo alle ore 15 nella chiesa di San Paolo a Vercelli. Sarà l’occasione per la città, per il mondo sportivo locale e per tutti coloro che lo hanno conosciuto di rendere omaggio a una figura che, con discrezione e passione, ha lasciato un segno nella storia quotidiana della Pro Vercelli e dello sport vercellese.

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