Under 18
05 Marzo 2026
Doppietta, corsa e personalità: il classe 2008 bergamasco trascina i nerazzurri nel 0-5 a Monzello e conferma perché a Zingonia lo considerano un progetto serio da esterno moderno
C’è un attimo, al Centro Sportivo “Berlusconi” di Monzello, in cui il silenzio è rotto solo dallo sferragliare dei tacchetti. Poi il rumore prende ritmo, e sulla fascia destra parte lui: è Federico Marrone, classe 2008, che al 4’ sfonda la corsia, s’impadronisce dell’inerzia del match e lo piega due volte in pochi minuti. L’Atalanta Under 18 macina metri come una locomotiva lanciata in pianura e al capolinea il tabellone recita Monza-Atalanta 0-5: un risultato che non ammette repliche, firmato anche dalla doppietta del terzino-quinto bergamasco, e arricchito dalle reti di Modonesi, Martano e Kolakovic. Una prova di forza collettiva, ma soprattutto la giornata in cui un ragazzo cresciuto tra i campi dell’Accademia Inter ha spiegato perché a Zingonia insistono su una parola: “sviluppo”.
Nelle partite giovanili capita spesso che un episodio cambi l’inerzia. Qui, invece, sono stati due. Le prime due accelerazioni di Marrone hanno indirizzato il confronto già nel primo tempo, togliendo al Monza spazio, fiducia e riferimenti. Il contesto tattico voluto dallo staff tecnico nerazzurro - con Marrone talvolta terzino “classico” e spesso vero “quinto” - gli ha dato corsia libera per attaccare l’ampiezza e rifinire dalle zone alte. L’Atalanta Under 18 di Tiziano Polenghi ha puntato con insistenza sul lato forte, governando il campo con ritmi aggressivi e letture pulite: una firma riconoscibile per un settore giovanile che educa a pensare la partita, prima ancora che a giocarla. E quando i tuoi esterni spingono con questa continuità, l’avversario si schiaccia. Il 5-0 finale è la fotografia fedele di un dominio tecnico, atletico e mentale.
Nato il 18 marzo 2008, Federico Marrone è l’identikit del laterale contemporaneo: progressione, gamba lunga, verticalità rapida e un istinto naturale nel “prendere e andare”. Nell’ultimo biennio la sua crescita si è impennata, complici qualità atletiche già interessanti e un bagaglio tecnico che si allarga stagione dopo stagione. Il passaggio decisivo arriva nel 2024: Marrone lascia l’Accademia Inter - realtà dilettantistica d’élite, laboratorio di talenti guidato a lungo da Beppe Bergomi - e sceglie l’Atalanta. Una mossa in linea con l’idea di Zingonia: prendere profili con margine di crescita e farli evolvere in ruoli “elastici”, valorizzando fisicità, letture e tempi di corsa. Già allora il suo nome circolava tra gli addetti ai lavori come uno dei colpi più interessanti del mercato giovanile: non solo perché “prodotto” dell’Accademia, ma per la coerenza tra caratteristiche individuali e “metodo Dea”. E infatti il campo, nel giro di pochi mesi, ha convalidato quelle sensazioni. Inevitabile dopo l'esplosione nella stagione 2023-2024: 12 gol in 31 presenze in campionato da sotto età, e sempre da sotto età il titolo di Campione d'Italia al Torneo delle Regioni in Liguria con la Rappresentativa Under 17 della Lombardia.
Il ruolo, oggi, è chiaro: terzino destro in costruzione e quinto in spinta, con la libertà di interpretare la corsia. Ma non è stato sempre così. A modellarne l’idea è stata anche l’intuizione di Beppe Bergomi ai tempi dell’Accademia Inter: “coraggio, pensiero leggero, attacco dello spazio”. L’etichetta di “tardivo” - intesa come parabola di crescita sbocciata più tardi di altri coetanei - dice tanto del percorso e poco del potenziale. Nella realtà, Marrone ha fatto esattamente quello che il vivaio atalantino chiede: imparare a leggere il gioco mentre lo si corre. E i numeri già raccontavano una base solida di presenze e un contributo offensivo in aumento. Al suo primo anno in maglia bergamasca, in Under 17 ha messo insieme 22 presenze, 608 minuti giocati e ben 4 gol: mica male in una stagione di ambientamento, nella quale il titolare era Percassi ma nella quale Marrone entrava praticamente in tutte le partite.
La stagione del 2008 nerazzurro non è fatta solo di Under 18. C’è anche la porta della Primavera 1 che si apre, almeno temporaneamente, con l’esordio contro il Lecce il 12 gennaio: una manciata di minuti nella ripresa per assaggiare il livello e misurarsi con i ritmi della massima categoria giovanile. Segnali, non proclami: quanto basta per capire che il club lo considera pronto a test più impegnativi e che il suo nome, da qui a fine campionato, resterà in orbita del gruppo di Giovanni Bosi. È il tipo di passaggio che fa bene alla testa prima ancora che alle gambe. Intanto il suo score recita 4 presenze e 140 minuti giocati.
Una chiave interpretativa utile è la parola continuità. Tra Under 18 e le convocazioni “a salire”, Marrone ha messo insieme in stagione 19 presenze complessive, ben 18 da titolare, con un trend in accelerazione tra gennaio e marzo e ben 5 gol realizzati. Non è solo quantità: la doppietta nel 0-5 di Monzello dimostra che l’impatto diventa sempre più determinante. Nella gara precedente, a fine febbraio, aveva timbrato anche contro la Fiorentina, confermando una confidenza col gol non banale per un esterno difensivo. È la curva che i tecnici amano: minuti, responsabilità, produttività.
La spinta in ampiezza. Con Marrone alto, l’Atalanta crea superiorità sul lato forte. Il terzino/quinto attira l’uscita del mediano avversario e libera il corridoio interno per la mezzala. Questo pattern ha mandato spesso fuori giri il Monza, costretto a coperture “a palla scoperta” in ritardo. La verticalità immediata. Uno dei tratti riconoscibili del ragazzo è la scelta rapida: poche conduzioni superflue, frequenti giocate in avanti, palla scavalcata per attivare Curcio, Colombo o l’esterno opposto. È la traduzione pratica del “pensa poco e va” che in gioventù gli hanno cucito addosso. La riaggressione. Quando l’azione si spegne, la prima pressione è spesso sua: corpo in avanti, passo lungo e difesa proattiva della seconda palla. Così l’Atalanta tiene alto il baricentro e consolida campo di rifinitura.
Curare gli esterni è una specialità di Zingonia. L’attenzione sistemica a chi presidia i corridoi laterali, raccontano una cultura tecnica che non si limita a produrre terzini, ma costruisce interpreti. Nella Under 18 guidata da Tiziano Polenghi, Marrone trova un contesto che parla la sua lingua: letture alte, pressione coordinata, scambi di posizione con l’interno e, quando serve, la difesa “a quattro” come base di ripartenza più bassa. È dentro questa cornice che il bergamasco sta imparando a gestire i tempi: quando forzare, quando alzare la testa, quando riordinare la manovra. A 17 anni, la dimensione fisica di Marrone è quella del laterale “elastico”: allungo lungo, coordinazione sui cambi di direzione e capacità di riallinearsi dopo lo strappo. Il dato che colpisce è la ripetibilità dello sforzo: può sovrapporsi, ricomporre la linea, poi ripartire. La fiducia, dopo un inverno da protagonista, è cresciuta insieme alla decision making speed: più rapida la scelta, più lineare la giocata. È qui che si vede la mano di un ambiente - l’Atalanta - che allena il gesto dentro un principio, non viceversa.
Resta un segno, netto. La doppietta di Marrone racconta più di quanto dicano le due tacche a referto: racconta che l’Atalanta ha trovato un esterno con gamba e coraggio, che sa stare dentro una partita “di sistema” senza rinunciare all’iniziativa personale. Racconta anche che certe giornate, a quell’età, ti spostano la percezione di te stesso. Il passo successivo - consolidare contro avversari di vertice, allungare la serie di prestazioni “pesanti”, curare i dettagli - è già scritto sull’agenda. Ma intanto la locomotiva è lanciata.