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Serie C

Sconfitta beffarda al 94' e il ds nel dopo gara tuona: «Chiediamo rispetto, ci faremo sentire in Lega e all'AIA»

Un viaggio di otto ore per sentirsi «vittime sacrificali»: il dirigente giallorosso denuncia una gestione arbitrale che definisce «irrispettosa»

BRA SERIE C - ETTORE MENICUCCI

BRA SERIE C - Il ds Ettore Menicucci nel dopo partita del match di Pesaro ha lamentato alcune decisioni arbitrali poco comprensibili ai danni dei giallorossi

Una notte di pioggia sull’Adriatico, la sveglia all’alba e l’autobus che rientra verso casa con la luce che filtra dai vetri: è in quell’istante che Ettore Menicucci capisce che c’è qualcosa che gli pesa più delle 8-9 ore di trasferimento. Non è il risultato, non sono gli infortuni. È la sensazione di «mancanza di rispetto». Il direttore sportivo del Bra sceglie parole nette dopo la gara con la Vis Pesaro: «Sembriamo una vittima sacrificale». E annuncia che il club «si farà sentire in Lega e all’AIA». È la mattina del 5 marzo 2026, e l’eco delle sue frasi nel post partita del match con i marchigiani incendia un tema che va oltre un episodio: logistica estrema, un impianto casalingo non a norma, trasferte infinite e un girone popolato da piazze pesanti come Perugia, Torres e Sambenedettese. Il conto, sostiene il dirigente, non può ricadere sempre sugli stessi.

IL POST-GARA CHE ACCENDE LA MICCIA
Nel dopopartita di Vis Pesaro-Bra, terminata 2-1 per i padroni di casa, con rete della vittoria al 94', il ds giallorosso non usa giri di parole. Secondo Menicucci, la gara è stata condizionata da decisioni arbitrali che hanno oltrepassato la soglia della semplice contestazione episodica, fino a incidere sull’equilibrio dell’incontro. Nel mirino finisce in particolare un’espulsione dalla panchina dell'allenatore, che il dirigente definisce «senza offesa» e scattata per una frase come «non voglio più parlare con voi»: troppo poco, a suo giudizio, per un rosso. E poi il quadro: «Non chiediamo favori, chiediamo solo rispetto». Parole che pesano, anche perché si inseriscono in una stagione dove il Bra ha  denunciato non solo una volta la sensazione di essere trattato come «piccolo» tra i grandi.

UNA SQUADRA IN TRINCEA, 8 GIOVANI E 5 ASSENZE
Il Bra esce dal match con la certezza di aver lottato fino alla fine. «Quando abbiamo pareggiato avevamo otto ragazzi in campo», sottolinea Menicucci, rivendicando il progetto tecnico costruito con l’impiego massiccio di giovani e il coraggio di chi, pur matricola, non vuole rinunciare alla propria identità. L’emergenza è un’altra costante: contro la Vis Pesaro i giallorossi contavano 5 indisponibili. Dati che, se presi singolarmente, rientrano nella normalità di una stagione; ma che, sommati a viaggi interminabili e a un impianto di casa fuori norma, fanno massa critica e spiegano l’esasperazione del club.

«CI FAREMO SENTIRE IN LEGA E ALL'AIA», COSA SIGNIFICA DAVVERO
L’annuncio del dirigente di portare il tema in Lega Pro e presso l’Associazione Italiana Arbitri ha un significato duplice: 1) è un atto politico, un tentativo di alzare il livello di attenzione sulle partite del Bra e, più in generale, sul trattamento delle società «periferiche» del professionismo; 2) è anche un richiamo al quadro regolamentare: le società hanno la facoltà di inviare relazioni e segnalazioni formali alle istituzioni di riferimento, chiedendo verifiche sulla coerenza delle designazioni e sull’operato delle terne arbitrali. In una stagione in cui la Lega Pro e la FIGC hanno apportato modifiche e puntualizzazioni al Manuale delle Licenze Nazionali e ai criteri infrastrutturali della Serie C, la linea politica del Bra è chiara: non chiede corsie preferenziali, ma pretende che il peso delle decisioni arbitrali non diventi insostenibile per una matricola che sta già facendo i conti con difficoltà strutturali eccezionali. 

L'ALTRA PARTITA DEL BRA: SENZA UNO STADIO «DI CASA»
Dietro la protesta c’è una realtà pratica che toglie energie giorno dopo giorno: lo Stadio «Attilio Bravi» non è a norma per la Serie C. La cifra-chiave è questa: capienza minima di almeno 1.500 posti a sedere per gli impianti di terza serie, mentre l’«Attilio Bravi» si ferma a circa 830. Il risultato è noto: per l’intera stagione il Bra ha dovuto giocare «in casa» a Sestri Levante, allo Stadio «Giuseppe Sivori», a quasi 200 chilometri da Bra. Non è una trasferta straordinaria: è routine. E ogni settimana la routine si trasforma in una trasferta logistica vera e propria che moltiplica le ore su strada, complica i carichi di lavoro, incide sulla presenza dei tifosi e, inevitabilmente, pesa sulla serenità del gruppo. Il tema degli impianti non è un dettaglio, ma un discrimine tra competitività e resistenza: il calcio professionistico richiede standard organizzativi, di sicurezza e di capienza sempre più stringenti. Per chi sale dalla Serie D, il gradino è ripido.

GIRONE B: TRA «GIGANTI» E MATRICOLE, LA FORBICE SI ALLARGA
Il contesto sportivo conta. Il Girone B della Serie C in questi mesi è stato, per competitività e profondità di piazze, uno dei più impegnativi. Dentro ci sono realtà con bacini e tradizioni importanti, le già citate Perugia, Sambenedettese, Torres, che generano contesti ambientali «da categoria superiore» e impongono ritmi elevati, sia in campo sia fuori. Inquadrare il Bra come «outsider permanente» è realistico, ma racconta solo metà della storia: dal punto di vista tecnico, la squadra ha costruito un’identità riconoscibile, miscelando esperienza mirata e giovani veri, con l’obiettivo-limite della salvezza fissato sin da agosto come uno scudetto personale. Lo aveva ricordato più volte lo stesso Menicucci: rimanere in C per una matricola può valere «come vincere la Champions League». Ipotesi iperbolica ma chiarissima sul piano comunicativo: l’obiettivo minimo è anche il massimo, e tutto ciò che lo ostacola, leggasi decisioni arbitrali ritenute inique, viene percepito come un attentato al diritto di competere ad armi quantomeno decenti.

UN FINALE SENZA VITTIMISMO
Alla fine, dietro la durezza delle parole di Menicucci, rimane un concetto semplice: chiedere «rispetto» non è pretendere trattamenti di favore, ma rivendicare condizioni basilari di equità. Il Bra ha il diritto di disputare le proprie partite in un contesto che non aggravi, oltre misura, una difficoltà sportiva già grande. Ha il dovere, insieme al Comune e agli attori del territorio, di trasformare la promessa dello stadio in cantieri e sedute a norma. E ha l’interesse, come tutti, a un arbitraggio autorevole, coerente, capace di far parlare prima di tutto il campo. Se davvero «quello che rimane da questa partita è la mancanza di rispetto», la risposta non può essere un editoriale di pancia che dura un giorno. Deve diventare un percorso: documentare gli episodi, negoziare con le istituzioni, programmare i lavori e, nel frattempo, continuare a stare in campo con la stessa ferocia con cui il Bra ha imparato a viaggiare. L’autobus riparte, la stagione non aspetta. Ma almeno oggi, da Bra, la voce è arrivata chiara.

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