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Under 16 Serie C

Segna alla sua ex squadra, gli toglie il primo posto e poi va ad abbracciare il tecnico avversario

L'Alcione ottiene una vittoria strepitosa contro il Lecco, decide il gol di Costanzo che dopo aver gioito con i suoi offre un bellissimo momento con Vicinanza Toscano

Cesare Costanzo

LECCO-ALCIONE UNDER 16 SERIE C • Cesare Costanzo, protagonista della partita con il gol vittoria ed il bellissimo abbraccio con Vicinanza Toscano

Ci sono gol che ti restano addosso e poi ci sono gol che ti attraversano dentro. Quelli che senti partire dallo stomaco prima ancora che dal piede, quelli che quando il pallone gonfia la rete capisci di aver scritto qualcosa di grande. Quando segni un gol così, di solito, succede sempre la stessa cosa: scatti verso i tifosi, scivoli in ginocchio sull’erba, allarghi le braccia come a voler chiamare tutto lo stadio e vieni sommerso dai compagni. Ti batti il petto, urli, lasci uscire tutto. È istinto, è liberazione, è la fotografia perfetta della felicità. Eppure questa volta l'esultanza a cui abbiamo assistito è stata ben diversa. Dopo aver esultato con i compagni, invece di tornare verso il centrocampo, Cesare Costanzo ha cambiato direzione. Ha cercato un uomo. E quell’uomo era Vicinanza Toscano, l'allenatore del Lecco e sua guida a inizio stagione. Dopo la rete dell'Alcione, valsa la vittoria, tra i due scoppia un abbraccio che racchiude tenerezza e orgoglio, gioia e tristezza allo stesso momento. Perché nasconde una storia particolare: nella tragica notte dell'1 gennaio Costanzo sarebbe dovuto essere a Crans Montana, proprio in quel locale, ma grazie alla diramazione di una imminente doppia seduta di allenamento del tecnico del Lecco aveva cambiato idea...

LA PARTITA

Il Lecco parte forte, sa di giocarsi qualcosa di grande, e lo fa capire mettendo in campo un 4-3-3 aggressivo che prova a schiacciare l’Alcione nella propria metà campo e ad imporre ritmo e personalità fin dai primi minuti. Fellini e Servietti accendono la manovra, si cercano, si trovano, danno l’impressione che l’inerzia sia dalla loro ad ogni accelerazione. Ogni pallone sembra pesare, ogni duello ha dentro qualcosa di più della semplice giocata, ma i padroni di casa sembrano più abituati a giocare queste partite. L’Alcione soffre, ma non si scompone. Gli uomini di Tettamanti restano compatti, stretti, con la consapevolezza che certe partite non si vincono per volume di gioco ma per lucidità nei momenti chiave. Il vantaggio nasce proprio così, da un episodio che incendia gli animi: pallone in area, stop e pallone che carambola finendo sul braccio di un difensore del Lecco. Il tocco è ravvicinato, ma l’arbitro indica il dischetto tra le proteste vibranti. È un fallo di mano che fa discutere, che accende la panchina dei padroni di casa e il pubblico, quella classica situazione che può pesare nella testa del tiratore. Sul dischetto si presenta Sgrò. Intorno c’è pressione, tensione. Lui resta immobile, lo sguardo fisso sul pallone. Non si lascia distrarre, non accelera il respiro. Parte e calcia con freddezza assoluta. Rete. È il quinto centro stagionale, ma soprattutto è il gol che porta avanti l’Alcione nel momento di maggiore pressione avversaria. Il Lecco, però, non è squadra che si abbatte. Ha orgoglio, ha qualità e lo dimostra reagendo con carattere, riprendendo metri e facendo valere il suo calcio fatto di palleggio e verticalità. Dopo una serie di occasioni non capitalizzate nel primo tempo, è Casagrande a trovare il pareggio in avvio di ripresa, riaccendendo lo stadio e riportando la sfida in perfetto equilibrio. Per qualche minuto l’onda emotiva sembra travolgere l’Alcione, come se la partita stesse lentamente scivolando verso i padroni di casa. Ma il calcio vive di dettagli, di esitazioni, di un singolo istante. E basta un attimo per cambiare tutto, proprio ciò che avviene a quindici dalla fine.


UN ABBRACCIO CARICO DI SIGNIFICATO

Palla contesa. I due centrali di Vicinanza Toscano non dialogano, nessuno rompe la linea per aggredire il pallone e l’inserimento della punta Orange appena entrata passa inosservato. Riascos non riesce ad intervenire per fermare l'azione, è un attimo di esitazione che a questi livelli si paga carissimo. Costanzo lo legge prima degli altri: scatto fulmineo alle spalle dei difensori, campo aperto, e in un lampo si ritrova faccia a faccia con Agrati. Il tempo sembra rallentare. Un respiro profondo, poi una conclusione potente che si infila in fondo alla rete. Il settore ospiti esplode, i ragazzi di Tettamanti lo travolgono, l’Alcione è di nuovo avanti ed il Lecco abbandona la vetta. È il momento della gioia, quella vera, istintiva, liberatoria. L’esultanza è lunga, intensa, quasi a voler trattenere quell’attimo per qualche secondo in più. Poi, mentre tutti si avviano verso il centrocampo, lui si stacca dal gruppo. Cambia direzione. Si dirige verso la panchina del Lecco. Sembra aver incrociato lo sguardo di qualcuno. Qualcuno che con lui, ha un legame speciale. Lo sguardo è quello di Vicinanza Toscano, l'allenatore avversario. Proprio colui che, con quel gol, ha perso momentaneamente il primo posto, ma che in quell’istante non è un avversario. È il tecnico che lo ha allenato per sei mesi, con cui ha condiviso momenti importanti, con cui ha costruito un percorso fatto di sacrificio, lavoro e crescita. I due si guardano e Vicinanza Toscano gli fa un cenno, lo chiama a sé. Costanzo sembra non aspettare altro, corre dal suo ex allenatore e una volta giunto lì si stringe a lui, dando vita ad un abbraccio bellissimo che fa dimenticare tutto ciò che il campo sta sentenziando. Un abbraccio vero, profondo, che scioglie i cuori di chiunque lo osservi. Dentro c’è tutto: il percorso insieme a Lecco, la maturazione che ha riportato Costanzo all’Alcione pronto per il grande salto, ma soprattutto il periodo difficile attraversato dal ragazzo dopo la grave perdita subita nella tragedia di Crans-Montana in quella maledetta notte di capodanno. Nell'abbraccio c’è gratitudine, c’è memoria, c’è un legame che va oltre il risultato, oltre il calcio, costruito in quei sei mesi sul campo e rafforzatosi fuori dal terreno di gioco. E pensare che se Vicinanza Toscano non avesse fissato una doppia seduta di allenamento per il 2 e il 3 gennaio, Costanzo sarebbe stato alla festa in Svizzera, proprio in quel locale...

Dopo questa bellissima scena la partita riprende. Il Lecco, rimasto nel frattempo anche in dieci per l’espulsione del suo uomo migliore, Fellini, prova fino all’ultimo a rientrare in partita, ma non riesce ad abbattere la compattezza dell’Alcione. Al triplice fischio restano tre punti pesantissimi ed un segnale inequivocabile: questo Alcione è forte, ha personalità, è pronto a dare fastidio a chiunque, ma il Lecco ha dimostrato ancora una volta di non essere da meno. Ma quel che resterà a lungo di questa partita, è un momento umano di grandissimo spessore fra due grandi protagonisti, di quelli che il calcio sa regalare quando decide di essere qualcosa di più di un semplice gioco.

IL TABELLINO

LECCO-ALCIONE 1-2
RETI (0-1, 1-1, 1-2): 25' rig. Sgrò (A), 14' st Casagrande (L), 26' st Costanzo (A).
LECCO (4-3-3): Agrati 7, Leoni 6, Origo 6.5 (23' st Brusadelli 6), Fellini 6.5, Riascos 6.5, Servietti 7.5, Ariu 6.5 (9' st Monti 6), Ghezzi 6 (20' st Gjoka 6.5), Shullani 6 (9' st Casagrande 7.5), Valente 6.5, Mastromarino 6. A disp. Talotta, Fouja, Sperandio, Del Duca, Zanfardino. All. Vicinanza Toscano 6.5.
ALCIONE (4-3-1-2): Barini 6.5, Giampaolo 7, Baroni 7.5, Sangalli 7.5 (31' st Rega sv), Radaelli 7, Caruso 7, Rende 6.5 (1' st Montesano 6.5), Langè 7 (31' st Marchesi sv), D'Antuono 6.5 (23' st Costanzo 7.5), Lombardi 7 (11' st La Masa 6.5), Sgrò 8. A disp. Righini, Iaquinta, Todesco. All. Tettamanti 8.
ARBITRO: Bresciani di Bergamo 6.
ASSISTENTI: Colleoni di Bergamo e Cappello di Lecco.
ESPULSI: 27' st Fellini (L).
AMMONITI: Valente (L), Brusadelli (L), Fellini (L), Sangalli (A), Rende (A).
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