Serie C
06 Marzo 2026
BENEVENTO SERIE C - Guglielmo Mignani, attaccante classe 2002, è giunto in Campania la scorsa estate dopo un'ottima stagione nel Girone B con la Pianese
All’85’ il ronzio di uno stadio trattenuto sul fiato diventa boato: sulla respinta corta di Dini, Guglielmo Mignani anticipa tutti e spinge in rete il pallone che vale il sorpasso. Un tocco sporco, feroce, di quelli che spostano linee di classifica e stati d’animo. Al «Ciro Vigorito», il big match tra Benevento e Catania si trasforma in una fotografia definitiva: giallorossi in rimonta, 2-1, e un vantaggio in vetta che sale a +10. Per il centravanti toscano, ventitré anni, è più di un gol. È il timbro su quella che lui stesso ha definito «la partita più importante» della sua carriera, emozione costruita in mesi di lavoro silenzioso e restituita a una città che adesso fiuta con decisione l’aria di Serie B.
LA SCENA: EQUILIBRIO SOTTILE, POI L'ISTINTO DEL NUMERO 9
Il copione della serata del 5 marzo 2026 non è banale. Il Catania di Domenico Toscano spezza l’inerzia con Lunetta al 22’, punendo su un cross perfetto di Donnarumma. Tre minuti più tardi, la risposta del Benevento: una punizione-telegramma di Lamesta al 25’, traiettoria chirurgica che riporta il match in parità e rimette al centro l’intensità. La ripresa è una fune tesa tra due idee: gli etnei alzano il baricentro con tutti gli uomini offensivi, i sanniti restano compatti e aspettano il varco giusto. Arriva nel finale, quando Mignani, appena entrato al 79’, fiuta la seconda palla e la trasforma nel colpo del ko. 2-1, stadio in piedi, classifica che cambia pendenze. Il gol vale 3 punti in uno scontro diretto e, soprattutto, un allungo a +10 sul Catania in testa al Girone C.
IL PROTAGONISTA: IDENTIKIT DI UN CENTRAVANTI IN ASCESA
Chi è Guglielmo Mignani? Classe 2002, nato a Siena, 1,83 m, destro naturale, punta centrale moderna: attacca la profondità, lavora bene spalle alla porta, fiuta le seconde palle. È arrivato al Benevento nell’estate 2025 e ha legato il proprio futuro al Sannio con un contratto fino a giugno 2028. Il suo profilo racconta una crescita costante, impreziosita da lampi già decisivi nella stagione: dalla rete a Cerignola a dicembre alla doppietta nel 5-0 di febbraio, fino al colpo di Potenza e al match point contro il Catania. Una traiettoria che spiega perché, al fischio finale, le sue parole trasudino soddisfazione e misura.
LE PAROLE DEL GIOCATORE: EMOZIONE E LUCIDITÀ
Ai microfoni, Mignani sintetizza: è un’emozione enorme, frutto di lavoro e sacrificio. Non è solo il racconto di una notte riuscita, ma il senso di un percorso personale. Dedica il successo a chi gli è vicino, la compagna, la famiglia, la madre che non vede da tempo, e, nella stessa frase, raddrizza lo sguardo: testa già alla prossima sfida, perché «non abbiamo ancora fatto niente». L’equilibrio tra adrenalina e responsabilità è la cifra di un leader che sta nascendo.
LA LETTURA TATTICA: COME IL BENEVENTO HA PIEGATO IL CATANIA
1) Il 4-2-3-1 di Antonio Floro Flores, pragmatismo e ampiezza, ha accettato la partita a viso aperto, ma ha scelto i momenti per abbassare i ritmi e riorganizzarsi. La gestione dei cambi al 70’ e al 79’ (dentro Caldirola, poi Mignani e Kouan) ha spostato gli equilibri nei duelli e nelle seconde palle. 2) Il Catania ha costruito molto sulle corsie (spinta costante di Casasola a destra), ha avuto una grande chance con Caturano, ma ha pagato la scarsa pulizia nell’ultimo passaggio e la difficoltà nel contenere le risalite centrali giallorosse quando gli spazi si sono allargati. 3) Decisiva la gestione delle cosiddette «zone calde» tra i 70’ e gli 85’: il Benevento ha limitato le transizioni con falli tattici misurati e ha occupato meglio l’area sui palloni sporchi. Il gol nasce proprio lì, nel traffico dell’area piccola dopo una conclusione da fuori.
COSA RESTA E COSA ATTENDE
Resta la consapevolezza di aver superato la prova più complessa della stagione, almeno fin qui. Resta il protagonismo di Mignani, talento che ha saputo trasformarsi in risorsa affidabile. Resta soprattutto un margine di +10 che non consente distrazioni ma autorizza a sognare. All’orizzonte c’è un calendario che chiede attenzione e concretezza: gestire, non amministrare; cercare il colpo, senza scoprire il fianco. Il sottotesto è chiaro: la Serie B non si pronuncia, si conquista. E, a volte, si avvicina con un tap-in all’85’. Al netto della festa, nella voce di Mignani si sente soprattutto il peso della responsabilità. Ha lavorato a lungo per arrivare qui, riconosce la portata del momento ma rifiuta la tentazione di considerarlo un traguardo. È la grammatica dei vincenti: chiamare «tappa» ciò che per altri somiglia già al capolinea. E ripresentarsi, domenica, con la stessa fame.