Serie C
07 Marzo 2026
PERUGIA SERIE C - Luca Bacchin, attaccante classe 2003, prima di salire tra i Professionisti aveva giocato con Chieri e Real Calepina in Serie D
All’80’ il tabellone dell’Armando Picchi segna 0-2. Mentre la palla calciata da Luca Bacchin gonfia la rete sotto la Curva Nord, per un istante il brusio diventa suono nitido: il boato degli oltre cento tifosi biancorossi in trasferta è un pugno sul tavolo in un campionato che fin lì aveva concesso poco al Perugia. In un colpo solo, l’ala del 2003 già attiva tra Piemonte e Lombardia in Serie D con le maglie di Chieri e Real Calepina, entra e spacca la partita: l’inerzia psicologica, prima ancora che lo score, gira dalla parte del Grifo. Gli amaranto reagiranno solo nel recupero, con il rigore del solito Dionisi, ma è tardi: finisce 1-2. E nelle parole del ragazzo a fine gara, «otto finali» da affrontare, meglio se con la spinta del pubblico, c’è la mappa del percorso che attende gli umbri fino ad aprile.
L'UOMO GIUSTO AL MINUTO GIUSTO
Non è solo un gol. È il gol nel momento in cui la squadra di Giovanni Tedesco ne aveva più bisogno. Il Perugia sblocca la gara in avvio di ripresa con Daniele Montevago e poi, quando il cronometro comincia a pesare, trova dall’alto della panchina l’accelerazione che mancava: dentro Bacchin, esterno d’attacco cresciuto nei mesi tra fiducia e lavoro, e il raddoppio che taglia le gambe al Livorno. Il penalty realizzato da Dionisi al 94’ serve solo a rimettere un brivido nel finale. Due reti, tre punti, un segnale. Il peso specifico di quel destro all’80’ è misurabile anche in classifica: il successo proietta il Perugia a 27 punti, un passo dalla Torres a 28 in piena zona playout, e ridà ossigeno dopo settimane di montagne russe. Numeri che, al netto degli incroci del girone, raccontano meglio di tante analisi la portata della vittoria in Toscana.
«OTTO FINALI», L'IDEA-BUSSOLA CHE DONA FORZA AL GRUPPO
Nel dopogara, Bacchin va dritto al punto. Serviva «portare a casa punti», serviva «maturità», ora restano «otto finali» da giocare «concentrati» e con il supporto dei tifosi, perché «insieme possiamo farcela». È il lessico di chi ha chiaro il perimetro della lotta: niente proclami, solo un obiettivo pratico, accumulare più punti possibile da qui alla fine, e un alleato decisivo, lo stadio. La scelta delle parole è rilevante perché fotografa l’identità richiesta nel rush conclusivo: compattezza, esecuzione, zero alibi. Il riferimento alle «otto finali» non è retorica: guardando il calendario, il Perugia ha davanti un percorso che vale una stagione. La prossima è al Curi contro il Pontedera il 9 marzo 2026; poi, nell’ordine, Arezzo in trasferta il 15 marzo, Torres in casa il 20 marzo, Vis Pesaro fuori il 29 marzo, Juventus Next Gen al Curi il 4 aprile, il derby con la Ternana al Liberati il 12 aprile, Campobasso in casa il 18 aprile e chiusura a Forlì il 26 aprile. Otto tappe, appunto. Ogni scontro pesa doppio.
DALLA PSICOLOGIA AI PUNTI: PERCHÈ QUESTA VITTORIA CONTA TANTO
C’è una quota di calcio che sfugge ai numeri e vive nei dettagli: un tackle riuscito, una corsa in più, il gesto tecnico che strappa il velo alla partita. A Livorno, il Perugia ha ritrovato alcuni segnali-chiave: la capacità di soffrire senza sfarinarsi, la freddezza nel colpire nei momenti giusti, la solidità emotiva nel gestire un recupero diventato improvvisamente rovente. Sono indicatori che mancavano in altre gare e che diventano fondamentali quando la linea d’orizzonte si chiama salvezza. Non a caso, lo stesso Bacchin sottolinea la parola «maturità» e lega la prestazione a un lavoro che parte da lontano, anche da un mini-ritiro mirato: la tappa di Cascia ha dato ordine al percorso, ciò che in campo è apparso più nitido.
IL RUOLO DEI TIFOSI: DA VARIABILE EMOTIVA A VANTAGGIO COMPETITIVO
«Con i tifosi possiamo farcela» non è una didascalia. È un patto. Se nel girone d’andata il Curi è stato spesso teatro di tensioni e rimpianti, ora le partite in casa, 4 sulle 8 restanti, diventano un’arma. Ritrovare la spinta della Curva Nord e trasformarla in pressione positiva è una condizione quasi necessaria, soprattutto in appuntamenti come Pontedera, Torres, Juventus Next Gen e Campobasso, ostacoli diversi ma ugualmente determinanti. La matematica in Serie C insegna: un filotto interno può cambiare la geografia della classifica in due settimane.
BACCHIN, PROFILO DI UN ESTERNO CHE CRESCE
Dietro l’istantanea dell’80’ c’è la traiettoria di un ragazzo che ha saputo aspettare. Luca Bacchin, classe 2003, un anno fa arrivava dalla Serie D; in estate aveva mercato, ma ha scelto di restare per giocarsi il posto. Contratto fino al 2027, ingaggio «quasi al minimo federale» al momento della firma: dettagli che raccontano più della biografia, perché parlano di convinzione e di fame agonistica. L’idea di restare a Perugia e «guadagnarsi» la maglia sul campo sta dentro lo sviluppo di un esterno che unisce gamba e generosità. Il gol di Livorno può essere il suo spartiacque.
GERARCHIE E ALTERNATIVE: LA PANCHINA PUÒ DIVENTARE UN'ARMA
La notte di Livorno ha messo in vetrina un altro elemento: la capacità dei ricambi di incidere. Bacchin è il volto simbolo, ma non l’unico. Nelle ultime settimane Mamadou Kanoute e Giacomo Manzari sono stati utilizzati da jolly offensivi, Bartolomei ha dato tempi e piazzati, mentre la gestione degli esterni bassi (Calapai, Dell’Orco) ha aggiunto letture diverse. In una coda di campionato spesso spezzettata, con cinque cambi a disposizione, la differenza passa da chi subentra e morde la partita. Lo staff lo sa e sta lavorando perché la panchina sia parte attiva del piano-gara, non semplice necessità.
EPILOGO APERTO CON UN PROTAGONISTA PRESENTE
Il Perugia ha trovato un protagonista nel momento in cui serviva. Luca Bacchin, esterno del 2003, si è preso la scena a Livorno con un gol pesante e parole sobrie che fanno da bussola al gruppo. Ma l’eroe della salvezza, se arriverà, avrà un nome plurale: squadra, staff, Curva Nord, club. Da oggi in poi, ogni dettaglio conterà come in una finale. Anzi, in otto.