Serie B
10 Marzo 2026
CATANZARO SERIE B - Gabriele Alesi, centrocampista classe 2004, conta 12 presenze e 2 reti in campionato con i giallorossi
Allo scoccare del 15’ il tabellone dello stadio Nicola Ceravolo è uno schiaffo alla logica: 0-2 per l’Empoli, tra mugugni, incredulità e la sensazione di una domenica storta. Poi, nell’aria di Catanzaro, cambia la pressione: la squadra di Alberto Aquilani tira su il volume, lo stadio risponde, e in 17 minuti la partita si ribalta come una pagina di romanzo capovolta dal colpo di scena. Doppietta di Pittarello, zampata di Cassandro, triplice fischio: 3-2. Nel ventre dello stadio, mentre i tamburi ancora rimbombano, Gabriele Alesi sceglie parole semplici e dirette: «Sogno la Serie A. E questo pubblico mi dà la spinta giusta» È il manifesto di una squadra che ha fatto della reazione un’abitudine virtuosa, e della crescita dei singoli un carburante quotidiano.
ALESI, IL PRIMO ANNO «VERO» IN B
Nel dopo-gara, Gabriele Alesi non si nasconde: è il suo «primo vero anno in Serie B» e lo sta leggendo come una palestra accelerata di crescita tecnica e mentale. Parole nette: «Quando entro cerco sempre di dare il massimo perché, come dice Pittarello, tutti abbiamo un sogno che è la Serie A. Il Catanzaro mi sta dando tanto: questo pubblico e i compagni mi spingono ogni giorno». Una dichiarazione che racconta attenzione al gruppo, ambizione senza spacconeria e consapevolezza del contesto. C’è un tassello in più: la disponibilità tattica. «Ruolo preferito? Forse da mezzala, ma l’anno scorso in Serie C ho fatto anche il quinto. I senatori mi stanno aiutando». Non è un dettaglio, è una chiave: la capacità di traslocare tra corsie e mezzi spazi, di farsi trovare dove serve. Nell’11 di Aquilani, la parola d’ordine è mobilità: la duttilità di Alesi è un asset tecnico e, soprattutto, mentale.
DAL MILAN FUTURO AL CATANZARO: IL PASSAGGIO GIUSTO AL MOMENTO GIUSTO
Per capire il presente, bisogna ricucire il passato prossimo. Classe 2004, nato ad Alcamo, Alesi è cresciuto nel vivaio del Milan: Youth League, un passaggio significativo alla Sampdoria Primavera con l’attenzione di Andrea Pirlo e l’esordio in Serie B nel febbraio 2024; quindi una stagione tra i grandi con il Milan Futuro in Serie C, chiusa con 4 gol e spunti da trequartista/esterno. Nell’estate 2025 la svolta: firma triennale fino al 30 giugno 2028 con il Catanzaro, a parametro zero, per diventare un jolly offensivo utile al 4-2-3-1 e alle varianti di Aquilani. Una traiettoria lineare, con un filo rosso: crescere giocando. Il mosaico di mercato è raccontato da più fonti: l’operazione era stata preparata da settimane, con il Catanzaro pronto a investire su un profilo tecnico «di qualità e gamba», seguito anche da altri club di B. La sintesi l’ha fatta la Gazzetta del Sud: il progetto giallorosso gli offriva il contesto ideale, una piazza calda e un allenatore in grado di moltiplicare il valore dei giovani. Oggi quelle premesse stanno diventando sostanza.
IL PESO DEL «FATTORE CERAVOLO»
Quando Alesi dice «questo pubblico mi spinge», non è retorica. Il Nicola Ceravolo è un acceleratore emotivo e tecnico: nel 3-2 con l’Empoli la virata della ripresa si è nutrita anche del suono della curva, della densità di un tifo che modula pressione e fiducia. È un capitale immateriale che in Serie B muove dettagli: una scivolata fatta un metro più in là, un pressing portato fino in fondo, una scelta di passaggio che diventa verticale anziché orizzontale. In un torneo senza paracaduti, il «dodicesimo uomo» è un vantaggio competitivo.
ALESI, DENTRO IL PROGETTO AQUILANI
Se si entra nello specifico, il profilo di Alesi risponde a tre parole chiave. 1) Duttilità: può interpretare la mezzala che rompe la linea (attaccando lo spazio tra terzino e centrale), l’ala a piede invertito che rientra per creare superiorità fra le linee, il trequartista che si muove «a fisarmonica» per aprire corridoi alla punta. Nel Catanzaro questa elasticità consente di cambiare volto alla manovra senza strappi. 2) Continuità: il «primo anno vero» in B non è solo tempo di apprendimento; è anche un banco di prova per misurare quanto e come incidere partendo dalla panchina. Alesi non vive il minutaggio come ossessione («Siamo tanti e tutti forti, ma spero presto dal 1’»), bensì come responsabilità: entrare e lasciare il segno. È una grammatica da professionista maturo. 3) Cultura del dettaglio: dall’ammissione del gruppo (i senatori che lo guidano) alle corse di recupero quando perde palla, fino al lavoro in settimana sulle «palle laterali», tallone d’Achille evidenziato da Aquilani, il percorso passa per una somma di micro-correzioni. È qui che si alzano gli standard.
L'ORIZZONTE DI ALESI: SOGNO, REALTÀ E METODO
Il «sogno Serie A» è una frase che rischia, a volte, di diventare inflazionata. In bocca ad Alesi, all’uscita da un 3-2 di questa portata, suona invece come un obiettivo concreto, da perseguire con metodo. Non c’è arroganza, c’è struttura: imparare un ruolo, impararne due, e alla fine saper fare anche il terzo quando la gara lo chiede; leggere l’inerzia dei match, accettare la concorrenza (quella «sana” evocata dallo spogliatoio), capire come la squadra reagisce allo stress e dove può migliorare.Il punto è tutto qui: la crescita personale non è un file separato dalla crescita collettiva. Se la squadra di Aquilani si esprime con fluidità e ritmo, Alesi può illuminare una giocata, aprire un corridoio, dare profondità con un taglio. Se, viceversa, la gara si incarta, la doppia anima da mezzala/esterno diventa un cacciavite tattico: portare pressione, forzare un recupero alto, accendersi dentro il mezzo spazio giusto. La sua frase («Credo in me stesso perché conosco il mio valore») non suona come un proclama, ma come un impegno: trasformare il credito in capitale, un minuto alla volta.