Primavera 1
11 Marzo 2026
SASSUOLO PRIMAVERA 1 • Stagione finita per Troy Leo Tomsa, centrocampista classe 2007: 16 presenze, 3 gol e 1104 minuti giocati per lui in questa stagione (foto sassuolocalcio.it)
Il rumore è quello secco delle tacchette sul cemento del sottopasso del centro sportivo di Cercola; sopra, sul campo, gli applausi del pubblico sono già calati. È lì che l’eco di un pomeriggio teso si spezza in un fotogramma che nessuno vorrebbe rivedere: il giovane centrocampista del Sassuolo Primavera, Troy Tomsa - classe 2007 - torna sui propri passi dopo il rosso, si avvicina al direttore di gara Mattia Maresca e lo strattona. Un gesto che ha trasformato una normale giornata di Primavera 1 in un precedente destinato a far discutere. Per quell’episodio, andato in scena durante Napoli-Sassuolo di sabato scoso (gara chiusa sul 5-2 per gli azzurri), è arrivata la mano pesantissima del Giudice Sportivo: squalifica “fino a tutto il 31 dicembre 2026”. Una stangata esemplare, motivata dalle “gravissime minacce” e dal “contatto fisico” con l’arbitro.
La partita, valida per la 29ª giornata del Campionato Primavera 1 2025/26, si è giocata all’“Arena Piccolo” di Cercola. Il Napoli di Dario Rocco ha superato il Sassuolo con un netto 5-2, grazie alle reti di Torre, Gorica, De Chiara e alla doppietta di Camelio. Nel mezzo, l’episodio che ha ribaltato la cronaca sul piano disciplinare: l’espulsione diretta di Tomsa e l’immediata reazione nei confronti del direttore di gara. Proteste reiterate dopo un fischio su Gorica, quindi il rientro minaccioso verso Maresca con strattone e contatto fisico, sedato in pochi istanti da compagni e avversari. Uscendo dal campo, il calciatore ha entrato persino in contatto con Angelo Carbone, Responsabile del Settore Giovanile del Sassuolo, che stava cercando di calmare il ragazzo.

Nel comunicato del Giudice Sportivo si legge: «Perché, al 17' del secondo tempo, espulso per avere rivolto al Direttore di gara espressioni ingiuriose, dopo essersi allontanato all’esibizione del cartellino rosso, tornava sui suoi passi e, raggiunto il Direttore di gara, con atteggiamento veemente e aggressivo gli rivolgeva gravissime minacce e nuove ingiurie entrando in contatto fisico col medesimo» Il calciatore è stato squalificato fino al 31 gennaio 2026. È un provvedimento che, per estensione temporale, si colloca tra le sanzioni più dure inflitte in questi anni a livello giovanile per fatti di questo tipo. E arriva al termine di una trafila ordinaria ma rapidissima, a testimonianza della centralità del tema protezione degli ufficiali di gara.
La reazione del Sassuolo è stata immediata. Con un comunicato ufficiale, il club ha “condannato con fermezza” il comportamento di Tomsa nei confronti dell’arbitro Mattia Maresca, definendo l’episodio “inaccettabile” e “in totale contrasto con i valori di rispetto e correttezza” che la società promuove. Nel testo si dà conto anche della volontà di adottare “provvedimenti seri” sul piano interno. È la cornice minima attesa quando la priorità diventa riaffermare un principio: tutela dell’arbitro, rispetto della regola, responsabilità educativa nel vivaio. La presa di posizione non è solo forma: in casi del genere, i club possono intervenire con misure disciplinari autonome, percorsi rieducativi, sospensioni dall’attività di gruppo e incontri obbligatori con i responsabili del settore giovanile e con la classe arbitrale locale. Il Sassuolo non ha reso pubblici i dettagli dei provvedimenti interni, ma il tono del comunicato lascia intuire un’azione coerente con la gravità dell’accaduto: «L’U.S. Sassuolo Calcio condanna con fermezza il comportamento tenuto da Troy Tomsa nei confronti del direttore di gara, il Sig. Mattia Maresca, in occasione della gara della 29ª giornata del campionato Primavera 1 tra Napoli e Sassuolo. La società ritiene che episodi di questo tipo siano inaccettabili e in totale contrasto con i valori di rispetto e correttezza che rappresentano i principi fondamentali dello sport e che il Sassuolo Calcio promuove costantemente. Il club ha già avviato le opportune valutazioni interne e provvederà ad adottare seri provvedimenti disciplinari nei confronti del calciatore. Il Sassuolo Calcio ribadisce inoltre il proprio impegno nel promuovere, attraverso l’attività sportiva e i numerosi progetti formativi del club, i valori educativi che devono accompagnare la crescita degli atleti e delle atlete».

Il Sassuolo vive una stagione complicata nella categoria, con risultati altalenanti e una classifica che in diverse fasi ha lambito la zona playout. La sconfitta di sabato a Napoli (5-2) ha pesato sul morale di un gruppo giovane e anche su una classifica ora davvero pericolante (quartultimo posto a un punto dal Torino, finisse oggi il campionato sarebbe playout con il Cagliari), con la squadra scivolata in piena zona retrocessione; l’assenza prolungata di Tomsa impone adesso una ricalibratura delle rotazioni a centrocampo per Emiliano Bigica, con un duplice fronte: evitare contraccolpi emotivi e mantenere lucidità nella corsa salvezza. Sul piano individuale, la squalifica taglia via un segmento cruciale del percorso formativo: mesi di lavoro quotidiano, partite, letture tattiche in contesto competitivo. Per un diciottenne, è un vuoto che andrà colmato con un progetto ad hoc, se e quando le condizioni - anche disciplinari interne - lo consentiranno.
Resta un insegnamento per tutti. Per i ragazzi: il talento senza controllo emotivo rischia di bruciarsi. Per i club: la formazione caratteriale non è un contorno al lavoro tecnico, ma una parte centrale del progetto. Per gli arbitri: la solidarietà di sistema e la rapidità della giustizia sportiva sono una tutela concreta. Per chi segue questi campionati: raccontare i confini serve a capire meglio il gioco. Il caso Tomsa non è un’etichetta da appiccicare a vita su un ragazzo di 18 anni; è un bivio. Dipenderà dalla sua capacità - e dall’ambiente che lo circonda - di trasformare una grave caduta in un percorso di responsabilità. La squalifica fino al 31 dicembre 2026 è una porta chiusa per molti mesi. Ma può anche diventare una soglia: quella che separa l’istinto incontrollato dalla maturità agonistica che fa la differenza tra chi resta un prospetto e chi diventa un calciatore.