Serie C
11 Marzo 2026
SIRACUSA SERIE C - Marco Turati, originario di Oggiono, aveva già vestito la maglia del club siciliano da giocatore
È notte al «Granillo» e il frastuono è da categorie superiori. Minuto dopo minuto, la capolista vacilla. Poi, all’improvviso, l’inerzia cambia: due fendenti di Joaquin Suhs ribaltano la Reggina e il settore ospiti del Siracusa diventa un’onda. In panchina, le braccia alzate di Marco Turati raccontano più di mille parole: non è soltanto un successo fuori casa, è la svolta emotiva e tecnica di una stagione. Da lì in avanti, dal quel rovesciamento firmato all’8-9 febbraio 2025 al «Granillo», la corsa verso la promozione è un filo teso sul quale il Siracusa non perde più l’equilibrio, fino al traguardo scritto all’ultima giornata. Una scena e una data, scolpite nella memoria della città: il resto è il presente complicato della Serie C 2025-2026, tra penalizzazioni e risorse ridotte, e un domani che chiama il nome di Turati nei taccuini dei direttori sportivi di Serie B e delle principali contendenti di C.
L'IDENTIKIT DELL'ALLENATORE
1) Nato a Oggiono il 15 maggio 1982, ex difensore centrale, 1,90 di fisicità e tempi d’anticipo, tre decenni scarsi di calcio tra Serie B, C e D, con l’ultima maglia, un destino, proprio quella del Siracusa. Simbolo e poi capitano, si ferma nel 2019 in un club nel frattempo travolto da problemi societari. 2) L’anno dopo sceglie la panchina passando per la migliore palestra possibile: entra nello staff di Vincenzo Italiano allo Spezia, partecipa alla storica promozione in Serie A e, dal 2021, lo segue alla Fiorentina, vivendo una finale di Coppa Italia e due finali di Conference League. Un quinquennio che costruisce metodo, dettagli, sguardo.
UN'IDEA DI CALCIO CHE NASCE CON ITALIANO
Turati non ha mai nascosto quanto il confronto quotidiano con Italiano lo abbia spinto a un approccio «di campo» fortemente codificato: pressione alta ragionata, riaggressione immediata, occupazione razionale degli half-spaces, costruzione pulita dal basso ma con linee di passaggio verticali per superare la prima pressione. Concetti che ritroveremo, adattati alla Serie D prima e alla C poi, nel suo Siracusa: una squadra che alterna moduli a tre e a quattro dietro con naturalezza, una fase offensiva coraggiosa e un principio non negoziabile: «dominare» col pallone quando si può, difendersi corti e compatti quando si deve. È nella cura del dettaglio, posizionamenti, distanze, sincronismi, che si vede la grammatica appresa in quegli anni.
L'IMPATTO CON LA SERIE C, UNA SFIDA TECNICA E SOCIETARIA
La Serie C 2025-2026 chiede subito pedaggio. Il Siracusa paga dazio all’impatto con la categoria e, soprattutto, a una cornice societaria ed economica complessa. L’orizzonte si fa stretto: uscite, infortuni, squalifiche e un mercato di manutenzione che prova a rimettere insieme le pedine durante l’inverno. Nel frattempo, sul club piomba la decisione del Tribunale Federale Nazionale: -6 punti in classifica per inadempienze amministrative legate alle mensilità di novembre e dicembre 2025. Una stangata formalizzata il 26 febbraio 2026, che appesantisce la rincorsa salvezza e ribadisce quanto, in C, la gestione sia una partita nella partita. In mezzo a questa turbolenza, il campo continua a chiedere risposte. Ci sono passaggi a vuoto e progressi intermittenti, ma non mancano segnali, anche contro avversarie di alta classifica, di una squadra che resta riconoscibile nei principi quando le condizioni lo permettono. La dirigenza, con il ds Antonello Laneri, prova a garantire continuità tecnica e una comunicazione rassicurante sul fronte delle uscite e dei rientri dal mercato invernale; sul rettangolo verde restano decisive le gare «da dentro o fuori» contro le dirette concorrenti. È un equilibrio delicato, nel quale la capacità di Turati di «far rendere» il gruppo diventa il vero valore aggiunto.
OLTRE LA SALVEZZA, PERCHÈ IL NOME DI TURATI GIÀ «CALDO»
«Qualunque sarà il risultato finale del Siracusa, il prossimo anno Marco Turati siederà su una panchina di Serie B o su quella di una big di Serie C». La previsione circola da settimane tra gli addetti ai lavori e non è casuale: i club osservano allenatori capaci di dare un’impronta riconoscibile a contesti con risorse limitate, valorizzare profili «work in progress» e gestire turbolenze senza perdere la rotta. In altre parole: un prototipo di tecnico moderno. Turati rientra nel profilo. Lo dice la costruzione del Siracusa 2024-2025, lo conferma la tenuta nei momenti più scomodi della C. È anche per questo che, tra i direttori sportivi, il suo nome è considerato «in salita». Oggi è suggestione e prudenza: nessuna «trattativa» in vista da certificare, ma molta attenzione.
IL VALORE AGGIUNTO: GESTIONE E COMUNICAZIONE
Nei giorni più complicati della Serie C, Turati evita alibi e tiene la barra dritta. Messaggi sobri, poche concessioni agli estremi, attenzione al «qui e ora». Il ds Laneri, quando in carica, fa da scudo nelle tempeste mediatiche, prova a manutenere la rosa e ricorda che «non si sta smantellando nulla», mentre le cronache locali raccontano una squadra che, pur ridotta, cerca coesione e risultati «di sistema». È una tenuta più mentale che tattica, decisiva in un campionato che premia continuità e nervi. Un allenatore di 43 anni che, in due stagioni sportive (tra 2024-2025 e 2025-2026), ha vissuto la gioia totale di una promozione e la fatica estrema di un campionato zavorrato da -6. Dentro c’è quasi tutto quello che serve per crescere: il premio al merito, l’attrito della realtà, la capacità di non perdere identità. Il resto lo dirà il campo, e le scelte di chi, in B o ai piani alti della C, cerca un allenatore capace di incidere con le idee, non con gli slogan. Perché l’ascesa di Marco Turati non è un titolo: è l’insieme coerente di risultati, principi e resilienza. E questo, nel calcio di oggi, fa la differenza.