Serie A
12 Marzo 2026
PARMA • Fabio Pecchia
La sera in cui al Tardini cala il silenzio prima di un coro, la città si riconosce nella propria voce. In Curva Nord, sotto lo striscione dedicato a Matteo Bagnaresi, sventolano sciarpe gialloblù: non è solo tifo, è una forma di memoria collettiva. A undici anni dalla ripartenza dalla Serie D e a otto dalla storica tripla promozione, Parma ha riportato il suo calcio nel salotto della Serie A, ma soprattutto ha restituito a una comunità l’orgoglio di chiamarsi “popolo crociato”. In questi giorni, la notizia dell’annullamento con rinvio della condanna per Tommaso Ghirardi – ex patron tra il 2007 e il fatidico 2015 – riaccende le domande sul passato; le risposte, però, affiorano più chiare guardando la traiettoria emotiva e sociale della tifoseria: dalla rabbia alla responsabilità, dalla protesta alla partecipazione.
Il 12 marzo 2026 la quinta sezione penale della Corte di Cassazione annulla con rinvio la sentenza di condanna nei confronti di Tommaso Ghirardi, stabilendo un nuovo processo che dovrà riesaminare motivazioni e responsabilità legate al fallimento del 2015. È un capitolo giudiziario che si intreccia con una stagione di macerie: stipendi non pagati, debiti stratificati, la città sgomenta. Sul fronte sportivo, la FIGC aveva già colpito: per Ghirardi arrivarono un’inibizione di cinque anni e 150.000 euro di ammenda; stessa durata per l’allora dirigente Pietro Leonardi, con in più la preclusione a ogni rango federale. Sono dati freddi, ma per chi c’era in curva sono numeri che hanno inciso sulla pelle.
Il Parma F.C. precipita. Mentre in tribunale si parla di debito sportivo e di cifre per tentare un salvataggio – 22,6 milioni di euro la stima indicata allora per restare in Serie B – in città si materializza l’idea che non basterà più chiedere “chi è il proprietario”: d’ora in avanti occorrerà chiedersi “chi siamo noi”. Il 20-22 giugno 2015 diventano date-chiave del naufragio; poche settimane dopo, la svolta. Il 27 luglio 2015 la FIGC ammette in soprannumero alla Serie D 2015/2016 la nuova società S.S.D. Parma Calcio 1913 s.r.l., accreditata dal Comune dopo la revoca dell’affiliazione al vecchio Parma F.C. Nasce una formula mai vista con questa forza: Nuovo Inizio – sette imprenditori parmigiani – e l’azionariato diffuso dei tifosi con Parma Partecipazioni Calcistiche (PPC). La squadra di una città, di nuovo, torna ad appartenere alla città.
Ripercorriamo i primi anni della scalata:
Questa scalata non è solo statistica. È il lessico dei pullman organizzati, delle famiglie che tornano allo stadio, dei bar che riaprono presto la domenica: un’economia minuta, fatta di panini e sciarpe, che riconnette il quartiere al suo impianto. Nel frattempo, prende forma un’idea: la comunità è un pezzo della società.
In quei mesi nasce e cresce Parma Partecipazioni Calcistiche (PPC): non una “figurina” di rappresentanza, ma un 1% di quote e un posto simbolico e pratico nella governance. Nel 2016 si apre la campagna per l’ingresso dei tifosi, con centinaia di adesioni; nel tempo i soci superano quota 1.000, con nomi che sono memoria viva del club. Quando nel settembre 2020 entra in scena il Krause Group – che rileva il 90% del capitale, lasciando il 9% a Nuovo Inizio e l’1% a PPC – quell’1% resta il filo che tiene Parma legata a se stessa. Nell’ottobre 2024, l’assetto si assesta: Krause Group Italia al 99%, PPC all’1% e l’uscita definitiva di Nuovo Inizio. Il concetto chiave, per i tifosi, è che quel singolo punto percentuale vale come un diritto di sguardo permanente.
Lo stadio Ennio Tardini, inaugurato nel 1924, oggi ospita poco più di 22.350 spettatori. Non è la capienza in sé a raccontare il fenomeno, ma il suo riempirsi: tra Serie B 2023/24 e ritorno in Serie A 2024/25, le presenze crescono, con una media che supera i 19.000 nella massima categoria e un totale stagionale che sfiora o supera le 320-360 mila unità nel 2024. Numeri che, per una città come Parma, significano finestre accese nei negozi, treni pieni la mattina della partita, ristoranti che allungano i turni. L’indotto non è un’equazione perfetta, ma il calcio, quando funziona, è un moltiplicatore di coesione prima ancora che di ricavi.
Il 2023/24 ha avuto un nome e un volto: Fabio Pecchia. Con lui, il Parma domina il campionato di Serie B, vola in Serie A con due giornate d’anticipo, si prende premi come la Panchina d’Argento e il riconoscimento Scopigno-Pulici. Ma al di là delle onorificenze, la percezione che si sedimenta tra i tifosi è un’altra: «Giochiamo bene, ma soprattutto torniamo a riconoscerci». È l’idea che la squadra stia interpretando un mandato popolare: non esibire un traguardo, ma rappresentare un rapporto.
L’arrivo del Krause Group nel 2020 ha portato investimenti, una spinta manageriale e l’idea di far convivere competitività sportiva e responsabilità sociale del club. Nel 2024 il Parma racconta in cifre il proprio anno: strisce di vittorie, presenze in aumento, iniziative come il calcio paralimpico e il torneo Tardini for Special. In parallelo cresce il settore femminile, rilanciato dal 2022 con l’acquisizione del titolo sportivo delle Empoli Ladies e l’iscrizione alla Serie A Femminile. Anche qui, il tifo si allarga: famiglie, scuole, squadre giovanili che riempiono il tempo con un’idea di club come bene comune.
La discussione sulla riqualificazione del Tardini – le ipotesi di cantiere, i vincoli architettonici, la visione di uno stadio come spazio pubblico sette giorni su sette – ha coinvolto amministrazione, club e cittadini. È una conversazione non solo tecnica: significa decidere come la città immagina di incontrarsi intorno al calcio, tra museo, attività culturali, servizi e fruibilità. Se l’impianto diventa un luogo permeabile, accessibile e vissuto, anche la memoria del 2015 si deposita in un luogo che non è solo una destinazione domenicale.
L’annullamento con rinvio della condanna di Ghirardi non riscrive, da solo, le emozioni di una città. Il processo che si riapre riguarda i tribunali e il linguaggio delle sentenze; per la gente sugli spalti, i fatti acquisiti sono altri: il crollo di marzo 2015, la ripartenza del 27 luglio 2015, il viaggio attraverso la D, la C e la B, la festa del 18 maggio 2018, la nuova promozione del 2024 con Pecchia, l’assetto societario che dal 9 ottobre 2024 vede il 99% in capo a Krause Group Italia e l’1% in dote ai tifosi attraverso PPC. È una cronologia che ha trasformato la tragedia sportiva in un patto sociale: il Parma non è soltanto la somma dei suoi proprietari, ma il risultato dell’energia di una comunità che ha imparato a dire “noi” anche quando tutto sembrava perduto.
Nel calcio, la memoria non è nostalgia: è capitale sociale. A Parma lo si vede ogni volta che la città rievoca i suoi eroi e i suoi dolori, dai trionfi europei alla curva intitolata al Bagna, dalle bandiere storiche agli abbonamenti da record. Quel capitale non deprezza, si rivaluta con l’uso. E tiene insieme le storie personali – la prima partita vista col nonno, il biglietto della D incollato in cameretta – con le decisioni collettive – l’1% dei tifosi, i progetti per il Tardini, la scelta di non cedere sul senso di appartenenza.
Qualunque cosa diranno i tribunali sulle responsabilità del 2015, il giudizio della città è già scritto in fondo alla Curva Nord: un luogo dove ogni domenica si ricomincia da capo, ma non da zero. È qui, in questo riassemblare paziente di voci e striscioni, che la rinascita del Parma è diventata, prima ancora che un risultato, una forma di cittadinanza.