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Serie C

È al 14° campionato con la stessa squadra e l'ha portata tra i Professionisti, il centrocampista è una vera bussola

Al di là dei trasferimenti lampo c’è chi sceglie di restare: viaggio nelle storie di fedeltà che tengono in vita l’idea romantica del calcio

GIANA ERMINIO SERIE C - DANIELE PINTO

GIANA ERMINIO SERIE C - Daniele Pinto, centrocampista classe 1986, ha sempre vestito il biancoazzurro dal 2011 ad oggi, ad eccezione della stagione 2013-2014

C’è un cartello, appeso nello spogliatoio di Gorgonzola, che dice tutto senza dire nulla: «Qui si invecchia insieme». È lì che il capitano della Giana Erminio, Daniele Pinto, ogni settimana allaccia i lacci degli scarpini sapendo di appartenere a una casa, non solo a una squadra. In un calcio che ruota più veloce dei contratti, dove le società cambiano volto da un’estate all’altra e i procuratori aggiornano la rubrica più dei preparatori atletici, l’idea di «restare» suona quasi arcaica. Eppure esiste. E il Girone A di Serie C ne è la prova vivente. L’elenco dei calciatori con più anzianità nelle rispettive squadre del girone racconta una geografia emotiva prima che statistica. Al vertice c’è Daniele Pinto: 11 anni e 8 mesi in biancazzurro. Una cifra che, letta nel 2026, vale più di una standing ovation. Seguono, a comporre il mosaico, i legami lunghi e spesso controtendenza di Sheikh Sibi con la Virtus Verona, Gianmario Comi con la Pro Vercelli, Mihai Gușu con l’AlbinoLeffe, quindi le colonne di LR Vicenza, AS Cittadella, Pro Patria, Trento e via via le altre. In mezzo, numeri, contratti, promozioni e retrocessioni. Ma soprattutto vite.

DANIELE PINTO, GIANA ERMINIO: L'ARTE DEL «RESTARE»
È il volto della Giana Erminio. Daniele Pinto, classe 1986, è al centro del progetto da inizio 2010s e ha legato la propria biografia sportiva all’ascesa del club di Gorgonzola. A luglio 2025 ha rinnovato fino al 30 giugno 2026, sancendo la sua stagione numero 14 in biancazzurro. Non solo fascia e leadership: nel 2023-2024 ha messo insieme oltre 40 presenze tra campionato, coppa e playoff. Questa è la grammatica della fedeltà applicata: corresponsabilità, memoria collettiva, identità condivisa. Sul piano simbolico, 11 anni e 8 mesi in Serie C valgono doppio: tra riallineamenti di gironi, sali-scendi e spinte di mercato, la sua permanenza è una bussola per compagni, staff e tifosi. E un promemoria per il movimento: la specializzazione identitaria, a questi livelli, può fare classifica quanto un centravanti da 15 gol.

SHEIKH SIBI, VIRTUS VERONA: DAL MEDITERRANEO AL VENETO
La parabola di Sheikh Sibi con la Virtus Verona è più di una statistica. Arrivato nel 2016 in Serie D, ha attraversato promozioni, salvezze e parentesi nazionali. Ha rinnovato man mano che sono passati gli anni ed è diventato, nel frattempo, un riferimento tecnico e umano in un club che fa dell’appartenenza un manifesto. La sua storia, dall’approdo in Italia all’esordio in prima squadra rossoblù il 30 ottobre 2016, incarna il valore sociale di una fedeltà che nasce come scommessa e diventa struttura. 9 anni e 5 mesi non sono solo un numero: sono il tempo che serve per trasformare la porta in casa.

GIANMARIO COMI, PRO VERCELLI: APPARTENENZA E GOL PESANTI
Capitano, uomo-copertina e, a tratti, coscienza popolare della Pro Vercelli. Gianmario Comi è il totem offensivo delle «Bianche Casacche» dall’estate 2017–2018: oltre 200 presenze e 60+ gol tra campionato e coppe, record societari e un ruolo identitario difficile da misurare con i soli numeri. Nel 2024-2025 ha firmato reti che hanno segnato derby e salvezze, e nel 2025.2026 continua a guidare il gruppo con un carico di responsabilità che va oltre l’area di rigore. Qui la fedeltà è un patto bilaterale: la città lo ha adottato, lui le ha restituito appartenenza.

MIHAI GUSU, ALBINOLEFFE: OTTO ANNI DI AFFIDABILITÀ SILENZIOSA
I centrali che non fanno rumore sono spesso i più ascoltati. Mihai (Vasilica) Gușu, romeno classe 1996, è all’AlbinoLeffe dal 2017: un acquisto «da Serie D» che nel tempo è diventato patrimonio. Otto stagioni piene, quasi 9 anni di appartenenza, un linguaggio difensivo essenziale e moderno. Il club lo presentò come «uno dei punti di forza del Borgosesia» nel 2016-2017: previsione mantenuta. 8 anni e 8 mesi significano codici condivisi e una linea arretrata costruita per accumulo, non per strappi.

COSA CI INSEGNANO QUESTE STORIE
1) Che la fedeltà è un investimento reciproco: quando club e giocatore si scelgono «per restare», i benefit emergono nel medio periodo, rendimento, identità, appeal per i giovani. E la C è piena di giovani: non stupisce che, anche grazie a progetti di valorizzazione, il campionato attiri sempre più pubblico e attenzione. 2) Che la «bandiera» non è folklore: in organici con età media 24 anni, avere due-tre colonne sopra i 5 anni aiuta a reggere la pressione di cicli intensi (tre gare in 7 giorni, viaggi lunghi, campi complessi). È un tema di performance, non solo di narrativa. 3) Che si può essere «bandiere» anche senza una A alle spalle: Pinto, Sibi, Trainotti e compagni dimostrano che la grandezza, a volte, è nella costanza. In conclusione, nel Girone A 2025-2026 la geografia della fedeltà è viva e pulsante. In questa stagione, il cartello nello spogliatoio di Gorgonzola potrebbe valere da manifesto per molti: «Qui si invecchia insieme». Non è nostalgia. È strategia.

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