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Serie C

L'ex Juventus è un portiere che fa guadagnare punti: palla che spunta all'improvviso, paratona e pari d'oro salvato

Un numero 1 che vede attraverso il traffico, una squadra che ha smesso di guardarsi indietro: la metamorfosi gialloblù è evidente

PERGOLETTESE SERIE C - LORENZO CORDARO

PERGOLETTESE SERIE C - Lorenzo Cordaro, portiere classe 2004, in gialloblù conta 24 presenze nel campionato in corso

C’è un istante, allo stadio Silvio Piola di Novara, in cui il pallone sbuca all’improvviso da una selva di corpi. La visuale è «sporca», i riflessi devono anticipare il pensiero. In quell’istante, Lorenzo Cordaro, classe 2004, sceglie la soluzione più difficile per un portiere: non indovinare, ma leggere. Si allunga, copre il palo, respinge. Il cronometro corre, il punteggio resta in equilibrio. E la Pergolettese torna a casa con un punto che pesa come un promemoria: oggi questa squadra sa soffrire senza smarrire la rotta. La fotografia della crescita gialloblù è tutta qui, nel gesto tecnico che riassume un’evoluzione mentale. Il portiere arrivato a Crema nell’estate del 2024 ha guadagnato centimetri di autorevolezza e serenità: non è solo un estremo difensore, è un regolatore emotivo. Il pareggio per 1-1 al Piola del 7 marzo 2026, con i piemontesi avanti con Basso e risposta di Tremolada di testa, ha il suo marchio, come hanno riconosciuto le cronache del giorno che lo hanno elevato a protagonista nel finale, quando i padroni di casa hanno spinto fino al recupero, fermati anche da un intervento chiave «a visuale coperta». Quel pari, che ha portato i gialloblù a quota 33 punti dopo la giornata numero 31, è diventato una tacca sulla cintura di un percorso in rimonta, iniziato con l’arrivo in panchina di Mario Tacchinardi tra fine novembre 2025 e dicembre.

IL PORTIERE CHE CRESCE: DALLE GIOVANILI BIANCONERE AL PROFESSIONISMO
Per capire perché Cordaro oggi regge la pressione «spietata» del ruolo, bisogna tornare indietro. Nato a Ciriè il 2 ottobre 2004, 1,93 di altezza, si forma nel settore giovanile della Juventus fino all’Under 18, poi un passaggio nella Primavera dell’Alessandria e la prima stagione tra i grandi in Serie D con l’Arconatese: 31 presenze, un laboratorio perfetto per imparare a stare in porta quando ogni rinvio conta e ogni errore può costare punti-salvezza. L’anno seguente il salto al Ravenna: 33 gare, un gradino in più in termini di responsabilità. Nell’estate 2024 sceglie la Pergolettese per entrare nel professionismo con un contratto biennale più opzione, un segnale reciproco di fiducia tra club e ragazzo. Nel suo racconto più recente, Cordaro non si rifugia nei luoghi comuni di chi «prende e porta a casa»: analizza, scompone gli episodi, spiega perché quell’intervento «con visuale ostruita» a Novara fosse il più complesso della partita. È la grammatica del portiere moderno: non solo reattività, ma lettura degli spazi, gestione del traffico in area, dominio del corpo in spinta anche quando il pallone compare tardi nel campo visivo. In Serie C, dove i ritmi cambiano d’improvviso e le seconde palle rimbalzano sporche, questa combinazione vale come una risorsa strategica.

UNA SQUADRA RIALLINEATA, LA PERGOLETTESE OGGI HA UN ALTRO PASSO
Ci sono cifre che non urlano, ma dicono molto. Nelle settimane che hanno preceduto la gara del Piola, la Pergolettese ha messo insieme una striscia di risultati da «squadra presente»: vittorie con Triestina, Union Brescia, colpo sulla Dolomiti Bellunesi fuori casa, poi ancora il successo sulla Pro Vercelli del 3 marzo 2026. Il trend, fotografato dalle sequenze-forma pre-Novara, è quello di un gruppo che ha ritrovato ordine, gamba e soprattutto fiducia in ciò che fa. Il fattore-cambiamento ha un nome e un metodo: Mario Tacchinardi. Promosso dalla Primavera alla prima squadra verso la fine di novembre 2025, l’allenatore lodigiano ha riprogrammato le priorità: baricentro più compatto, scalate coordinate, aggressività sul primo passaggio avversario e un 3-5-2 diventato cornice di riferimento. Il dato che più racconta l’impatto? Dal suo subentro, la proiezione-punti è salita sensibilmente: da gruppo che faticava a uscire dal pantano a squadra capace di fare 20 punti in 16 partite. Sono numeri che camminano insieme a una sensazione diffusa: in campo non si vede più una squadra che «subisce la partita», ma una che la abita e la governa nei momenti chiave.

NOVARA-PERGOLETTESE, ANATOMIA DI UN PUNTO PESANTE
Il 1-1 del 7 marzo 2026 non è stato un pareggio generico. Il Novara veniva da un colpo esterno e sognava di blindare la zona playoff; la Pergolettese, di rimessa, ha dimostrato di saper leggere i tempi del match: concessione del vantaggio a Basso al minuto 20, reazione strutturata e gol di Tremolada al 31’ con un colpo di testa su azione manovrata. Nella ripresa, quando i piemontesi hanno provato ad alzare la pressione, sono arrivati l’annullamento del possibile 2-1 di Ledonne per fallo su Arini e la fase di resistenza finale, con Cordaro lucido nell’uscire e nel posizionarsi tra pali e avversari. Il dettaglio da non trascurare è «mentale»: nelle giornate in cui la classifica morde, i finali spesso si trasformano in trappole. Qui, invece, la Pergolettese ha difeso senza ansia, portando a casa un punto che vale doppio: per il morale e per la graduatoria, aggiornata a 33. È l’effetto collaterale positivo della «crescita caratteriale» di cui ha parlato lo stesso Cordaro: non un proclama, ma un comportamento ripetuto in partita, con scelte coerenti nei momenti ad alta frequenza di errore.

IL VALORE AGGIUNTO DEL PORTIERE: OLTRE LE PARATE, L'ARCHITETTURA EMOTIVA
Nel calcio contemporaneo il portiere è più «coordinatore» che «solista». Nel sistema di Tacchinardi, Cordaro non è solo chiamato a parare: deve «disegnare» con i piedi, offrire la soluzione corta quando il pressing avversario è alto, verticalizzare su Corti o sull’esterno dal lato forte quando c’è spazio per saltare la prima linea. Sono scelte che riducono il numero di sparate casuali, alzano la percentuale di seconde palle «giocabili» e, soprattutto, trasmettono calma. C’è poi la dimensione più invisibile: la comunicazione. In area piccola la parola conta quanto la mano di richiamo. Il salvataggio «a visuale ostruita» a Novara è anche un prodotto di questa coralità: difesa che tampona, portiere che sceglie il tempo per scivolare e il lato da proteggere. È l’alfabeto della «porta organizzata», che spesso vale più di un grande volo in fotografia.

NON TEMERE NESSUNO È UNO SLOGAN
«Non temiamo nessuno» ha un peso specifico solo se poggia su fondamenta verificabili. Oggi la Pergolettese può pronunciarla perché: 1) ha costruito una base di risultati che l’hanno tirata fuori dalla bassa marea; 2) ha dimostrato di saper portare a casa punti in partite «ostiche» come quella del Piola; 3) ha un portiere classe 2004 che regge la competizione degli adulti con postura da professionista consumato; 4) ha un allenatore che ha ridato grammatica, compattezza e senso del dettaglio. Il prossimo passo, contro l’Arzignano al Voltini di sabato 14 marzo alle 17.30, è la cartina tornasole. Vincere significherebbe trasformare la narrativa della «crescita caratteriale» in classifica: 3 punti che moltiplicano il valore di ogni scelta fatta negli ultimi mesi. Pareggiare, se la prestazione resterà pulita e consapevole, potrà comunque confermare che la direzione è quella giusta. Perdere, invece, imporrebbe di reagire subito, senza ricascare nei dubbi che avevano frenato la prima parte di stagione. A guardia di tutto, c’è sempre lui: Lorenzo Cordaro. Se dovesse ricapitare quella scena, il pallone che spunta tardi, corpi dappertutto, pubblico che trattiene il fiato, la Pergolettese sa di potersi fidare. Non è poco, quando ogni dettaglio vale una salvezza.

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