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Serie B

Pio Esposito e Comotto sono passati da qui: il club di provincia è un trampolino di lancio per chi vuole sfondare in Serie A

Dentro un progetto che sceglie prospettiva e sostenibilità: la linea verde di un capace direttore sportivo alla guida dell'area tecnica da 4 anni

SPEZIA SERIE B - CHRISTIAN COMOTTO

SPEZIA SERIE B - Christian Comotto, centrocampista classe 2008, nella stagione in corso conta 19 presenze in serie cadetta con i liguri

Allo stadio «Alberto Picco», in un tardo pomeriggio di inizio primavera, il boato arriva non da una giocata di un veterano, ma dal coraggio di un 17enne che salta l’uomo a centrocampo e innesca un’azione da manuale. L’istante dopo, la palla è già oltre la linea: ancora un gol «costruito» da ragazzi che, fino a ieri, sedevano sui banchi di Primavera. È la scena-m manifesto di uno Spezia che ha deciso di andare controcorrente: in un calcio spesso dominato dall’urgenza del risultato, a La Spezia si mettono al centro la crescita, la sostenibilità e un’idea precisa di valorizzazione del talento. Non è una dichiarazione d’intenti: è una strategia strutturata, avviata con lucidità dall’area sportiva guidata dal direttore sportivo Stefano Melissano.

L'UOMO-CHIAVE: STEFANO MELISSANO, METODO E FILIERA
Il progetto nasce da un assunto: per reggere la competitività della B di oggi, non basta «prendere» giovani; bisogna saperli scegliere, farli giocare, proteggerli e, quando serve, venderli bene. È qui che si capisce l’impronta di Melissano: 1) scouting con forte attenzione a profili under 20 capaci di reggere subito la fisicità del torneo; 2) rete costante con le grandi Organizzazioni di Serie A (da cui attingere giocatori in prestito o da valorizzare); 3) staff tecnico orientato alla «didattica di campo»: comprensione del ruolo, progressioni personalizzate, letture senza palla e gestione dello stress agonistico. A suffragare il senso del lavoro ci sono due indicatori-chiave: 4) l’innalzamento del valore dei prospetti, misurabile attraverso premi individuali e rendimento; 5) la capacità di costruire plusvalenze sostenibili nel medio periodo, come dimostrano cessioni record del passato recente (si pensi a Jakub Kiwior all’Arsenal per circa 25 milioni di euro, la più alta della storia del club). Queste operazioni, pur antecedenti all’attuale ciclo di B, hanno consolidato una cultura societaria attenta alla valorizzazione del capitale umano.

IL CASO-SCUOLA: PIO ESPOSITO È PASSATO DALLO SPEZIA ALL'INTER
Se si cerca un’icona della linea verde dello Spezia, il primo riferimento è Francesco Pio Esposito. I numeri e le tappe, presi uno per uno, raccontano una storia lineare e potente. 1) Classe 2005, punta moderna, proprietà Inter. Arriva allo Spezia nell’estate 2023 per il primo anno vero tra i professionisti: cresce, impara, combatte. La stagione 2023-2024 si chiude con un riconoscimento che conta: il premio Miglior giovane della Serie B al Gran Galà del Calcio AIC 2024. Un segno che il percorso intrapreso in Liguria sta funzionando. 2) Nel campionato 2024-2025 la curva sale ancora: Pio Esposito diventa uno dei riferimenti offensivi del torneo. Le ricostruzioni convergono su un dato: chiude la stagione regolare con 17 gol e aggiunge altre 2 reti ai playoff, toccando 19 centri complessivi nel percorso cadetto. È il punto di snodo della sua carriera. 3) Il passaggio successivo è naturale: rientro all’Inter e debutto in Serie A con tanto di prima rete nel 2025, quindi affaccio in Nazionale maggiore nello stesso anno. Una traiettoria che conferma come l’investimento tecnico e mentale fatto allo Spezia abbia avuto un ritorno concreto.

COMOTTO, IL 17ENNE CHE ACCELERA IL CENTROCAMPO
1) Accanto ai «casi noti» c’è chi sta facendo il percorso in tempo reale. È il caso di Christian Comotto, classe 2008, arrivato in prestito dal Milan e subito coinvolto nel cuore del progetto tecnico. 2) Profilo: mezzala/centrocampista centrale con passo e letture da giocatore maturo. A 17 anni il salto dai campionati Primavera alla Serie B è tutt’altro che banale: eppure Comotto, come ha raccontato in un’intervista locale di gennaio 2026, si è calato nell’ambiente di La Spezia definendolo «speciale», proprio per la possibilità di sbagliare, imparare e crescere. 3) Impiego: minutaggio crescente, presenze già in campionato e Coppa Italia, fiducia progressiva dello staff. Gli addetti ai lavori lo segnalano tra i prospetti più interessanti della sua generazione, con margini importanti soprattutto nella gestione della palla in uscita e nel contropressing. Chi guarda lo Spezia da vicino sa che questi passaggi non sono casuali: sono il prodotto di una «palestra» quotidiana, nella quale i giovanissimi vengono responsabilizzati più che protetti. Per un diciassettenne, non c’è miglior corso accelerato.

LE STORIE CHE CONSOLIDANO UN'IDENTITÀ
L’identità di un progetto non si fonda solo sui nomi di punta. C’è un tessuto di storie minori che rende credibile la narrazione. 1) La «palestra» Spezia che rende pronti per la A: lo dimostra l’ascesa di Pio Esposito fino alla titolare con l’Inter nel 2025/26, con primo gol in Serie A nel settembre 2025. Ogni minuto giocato in B da under è un credito futuro che maturerà interessi al piano di sopra. 2) L’attrazione per profili «ibridi»: esterni che sanno giocare da quinti, mezzali che possono scalare sul play, centrali in grado di leggere 30 metri alle spalle. È un tratto comune a molti giocatori transitati da La Spezia e poi valorizzati altrove (si veda, per tempistica più remota, anche il caso Kiwior, difensore capace di adattarsi pure da terzino sinistro). 3) La consapevolezza dei giovanissimi: Comotto, per esempio, ha chiarito di «non avere nulla da perdere» in B e di essere venuto in Liguria proprio per imparare il calcio dei grandi. Quel tipo di mentalità, ribadita pubblicamente, crea un effetto domino nello spogliatoio.

PERCHÈ QUESTA STORIA RIGUARDA TUTTA LA SERIE B
1) La B come «università del calcio italiano»: resistenza fisica, complessità tattica, densità di gare. Per i 18enni o 19enni è il laboratorio ideale per «mettere addosso» minuti di fatica vera. 2) Lo Spezia come best practice: un contesto in cui ai giovani non si chiede solo di «coprire» una casella, ma di spostare l’ago del rendimento con responsabilità crescenti. 3) Il sistema-Italia come beneficiario finale: quando un classe 2005 parte dalla B, esplode in B, torna in una big e poi tocca la Nazionale, la filiera funziona. E la filiera è più solida se i club di B possono sostenersi con plusvalenze legate a valorizzazioni intelligenti, anziché con scommesse estemporanee. I passaggi «da manuale», Spezia verso Arsenal per Kiwior, riscatto Holm all’Atalanta, hanno insegnato al club a capitalizzare e reinvestire. È un circolo virtuoso. E quando, tra qualche mese, un altro under si affaccerà sul prato del Picco con la stessa incoscienza lucida vista fin qui, varrà la pena ricordare che dietro quel gesto non c’è un colpo di fortuna, ma un’idea. Che ha un nome, dei numeri, e una traiettoria. E che allo Spezia, oggi, si sta realizzando.

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