Cerca

Serie C

Clamoroso tra i Professionisti, i tifosi pagano la trasferta alla squadra: la città cerca di evitare il baratro

Dalla curva ai conti correnti: la mobilitazione nata il 6 marzo per tenere in vita il team racconta una storia di cuore e di passione

SIRACUSA SERIE C - ALESSANDRO RICCI

SIRACUSA SERIE C - Alessandro Ricci ha riportato il club tra i Professionisti vincendo il campionato di Serie D 2024-2025

C’è un odore di detersivo nello spogliatoio del «De Simone». Non è un dettaglio da nulla: significa che qualcuno, fuori busta paga, ha comprato i prodotti per la pulizia e ha pagato il lavaggio delle divise. È il segno più concreto di una città che si è inventata contabile, magazziniere e, all’occorrenza, agenzia viaggi pur di non lasciare cadere il suo Siracusa. Il 6 marzo, data che i tifosi stanno incidendo nella memoria collettiva, circa 40 persone tra imprenditori, professionisti e semplici sostenitori hanno costituito il comitato spontaneo «Uniti per il Siracusa», aprendo un conto dedicato per coprire le spese più urgenti. È un calcio rovesciato: la comunità rifinanzia il quotidiano mentre la società annaspa tra debiti, deferimenti e una classifica appesantita da -6 punti.

UN CLUB NEL MIRINO DELLA GIUSTIZIA SPORTIVA
La prima mazzata è arrivata il 26 febbraio 2026: il Tribunale Federale Nazionale ha inflitto al Siracusa Calcio 1924 una penalizzazione di 6 punti per violazioni amministrative legate al pagamento degli emolumenti e degli adempimenti contributivi e fiscali. Una decisione che ha fatto scivolare gli azzurri all’ultimo posto del Girone C di Serie C, ridisegnando di colpo gli orizzonti della stagione. Non solo: sullo sfondo resta il timore di ulteriori sanzioni legate ai deferimenti in corso. Il quadro disciplinare non nasce dal nulla. A complicare la tempesta, sono arrivate anche le misure personali: sul presidente Alessandro Ricci è scattata un’inibizione di sei mesi, elemento che ha inasprito il rapporto con la piazza e alimentato il dibattito su un possibile passaggio di mano della proprietà. Nel frattempo, si è pure temuto di dover giocare «a porte chiuse» per motivi economico-organizzativi prima della sfida casalinga con la Casertana: rischio scongiurato all’ultimo, anche grazie al lavoro del direttore generale Alessandro Guglielmino.

«UNITI PER SIRACUSA», LA REGIA POPOLARE DELL'EMERGENZA
La risposta della città si è organizzata con metodo. Il 6 marzo è nato “Uniti per il Siracusa”, un comitato spontaneo che ha acceso un conto corrente dedicato a sostenere le spese più immediate del club. La prima lista-urgenze racconta meglio di qualsiasi conferenza stampa la gravità della situazione: detersivi, lavanderia, logistica minima per gli allenamenti, finanche i biglietti aerei per garantire la trasferta di Latina. Un gesto che, nella sua semplicità, vale come investitura morale: se l’istituzione-club fatica, la comunità si sostituisce per non interrompere la catena che porta una squadra in campo la domenica. Che la trasferta di Latina non fosse un simbolo buttato lì lo conferma il calendario ufficiale della Lega Pro: il ritorno prevede Latina-Siracusa in programma il 15 marzo 2026. Tradotto: servono soldi subito, anche solo per sedersi sull’aereo. È il paradosso del professionismo a budget zero, nel quale perfino un viaggio diventa una colletta cittadina.

LA FRATTURA CON LA PROPRIETÀ E L'ATTESA DI NUOVI SOCI
Nel mezzo della mobilitazione, il presidente Ricci ha affidato a dichiarazioni pubbliche il proprio isolamento («Sono rimasto da solo»), riconoscendo implicitamente la difficoltà di tenere insieme gestione finanziaria e competitività sportiva. Parole che hanno fatto da detonatore a un dibattito intenso sulla necessità di una nuova governance, con il nome dell’ex presidente Gaetano Cutrufo circolato, senza conferme definitive, come possibile risorsa nel caso di un progetto condiviso. Nel frattempo, pezzi importanti della comunità economica locale sono stati sollecitati a intervenire: dall’appello al Gruppo Arena a una rinnovata disponibilità degli sponsor storici, con la ISAB S.r.l. che, il 3 marzo, ha formalizzato un’integrazione economica al contratto di sponsorizzazione per la stagione in corso. Piccoli mattoni in un muro da ricostruire in fretta.

UN AMORE DI LUNGO CORSO, ORA MESSO ALLA PROVA
A rendere ancora più vivido il contrasto fra euforia e crepacuore bastano le immagini di appena dieci mesi fa: 5 maggio 2025, corteo in Piazza Duomo e abbraccio della città per il ritorno in Serie C dopo sei anni. Sul bus scoperto, con il tecnico Marco Turati e il presidente Ricci, anche Walter Zenga in veste di brand ambassador e club manager. Una fotografia d’archivio che oggi pesa come un macigno, ma ricorda quanto patrimonio emotivo e identitario stia in gioco. Questa passione è stata carburante anche nei mesi più bui: tra 1.500 e oltre 1.800 abbonati, presenze consistenti al Nicola De Simone e iniziative «dal basso» come la raccolta fondi per il telone microforato a copertura della tribuna laterale. Segnali di auto-organizzazione che precedono la crisi e ne spiegano la tenuta odierna: quando la comunità ha un’abitudine alla cura del bene comune, è più pronta a intervenire nell’emergenza.

IL SENSO DI UNA RIMONTA CHE VA OLTRE IL PUNTEGGIO
La classifica racconta un’emergenza, ma la narrazione civile che Siracusa sta scrivendo è inedita: una città che si fa fondo di ultima istanza, che compra un volo per non rinunciare a una partita, che piega l’orgoglio per pagare il bucato delle maglie pur di mantenerle in campo. È un contrasto feroce rispetto all’euforia del 2025, sì, ma dice il vero su che cosa sia, oggi, il calcio in un territorio che riconosce nel proprio club una funzione sociale. La partita decisiva, a ben vedere, non si gioca solo contro Latina, Crotone o Benevento. Si gioca nelle stanze dove si negoziano i pagamenti dovuti, nei commi dei regolamenti federali, nelle scadenze di fine mese, e poi, di nuovo, nei 90 minuti che misurano dignità e appartenenza. Se il Siracusa riuscirà a salvarsi, in campo e nei faldoni, lo dovrà anche a chi, il 6 marzo, ha varcato un confine: da tifoso a co-gestore dell’emergenza, dimostrando che certe maglie, a volte, si salvano prima con la coscienza collettiva e poi con i gol.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Sprint e Sport

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter