Serie C
13 Marzo 2026
BENEVENTO SERIE C - Antonio Floro Flores è subentrato a stagione in corso a Gaetano Auteri e ha 12 punti di vantaggio sul Catania a 7 giornate dal termine del campionato
Alla fine del primo tempo nel match in casa del Sorrento è calato un silenzio sospeso. Il tabellone segnava 0-2 e i due colpi di Gennaro Salvemini avevano appena allungato, ancora, la fuga del Benevento. Mentre gli avversari rientravano di corsa negli spogliatoi, Antonio Floro Flores è rimasto un istante sulla linea laterale: un cenno del capo verso i suoi, poi via, senza enfasi. La sua squadra aveva appena chiuso una settimana da capotreno, vittorie a Potenza (1 marzo 2026), nello scontro diretto con il Catania (5 marzo 2026) e a Sorrento (8 marzo 2026), trasformando un duello d’alta quota in un solco. È la fotografia più fedele del «metodo Floro Flores»: poche parole, principi chiari, scelte nette. E risultati che pesano.
LO SNODO: LO SCONTRO DIRETTO E LA VOLATA DI MARZO
Il punto di svolta è arrivato nel cuore di marzo 2026. Il 5 marzo al «Ciro Vigorito» il Benevento ha piegato il Catania per 2-1 (reti di Lamesta e Mignani a ribaltare l’iniziale vantaggio ospite). Un successo che ha spostato gli equilibri del Girone C: quella sera il margine è salito a +10 sui rossazzurri. Tre giorni dopo, l’8 marzo, la doppietta di Salvemini a Sorrento ha portato il distacco fino a +13 «provvisorio», poi consolidato dal successivo 0-0 del Catania con la Casertana il 9 marzo. Qui l’aritmetica lascia spazio alle sensazioni: la «Strega» assomiglia a una capolista compiuta. A inquadrare il momento è arrivata anche la voce di chi quella maglia l’ha onorata a suon di gol, Felice Evacuo: «In questo momento la classifica recita +12… lo scontro diretto è stato forse la mazzata definitiva» ha detto l’11 marzo 2026 a TMW Radio, sottolineando come nella stessa settimana il Benevento abbia centrato 3 vittorie, due delle quali in trasferta.
DALLA PRIMAVERA ALLA PRIMA SQUADRA: UNA PROMOZIONE-LAMPO E UN'IDEA FERMA
Il «metodo» nasce da una scelta coraggiosa della società. L’11 novembre 2025 il presidente Oreste Vigorito congeda Gaetano Auteri e affida la panchina a Floro Flores, promosso dalla Primavera. Una soluzione interna che allora aveva diviso, ma che oggi nessuno discute più. Lo stesso Vigorito ha raccontato di aver puntato su un tecnico «scelto per crescita e organizzazione», perfino a discapito di ogni logica economica, e di averne apprezzato innanzitutto la cifra caratteriale. Il campo ha fatto il resto: esordio con vittoria sul Monopoli e, da lì, una progressione costante fino alla vetta. Nei primi giorni da allenatore da«grande», Floro Flores ha messo i fari su tre parole diventate cornice del suo lavoro: umiltà, lavoro, identità. «Niente rivoluzioni, ma la squadra ha qualità» ripeteva alla vigilia del debutto, chiarendo la gerarchia dei suoi interventi: toccare i principi senza strappare, e accelerare dove si poteva già correre. Una promessa che ha rispettato.
UN LABORATORIO TATTICO MOBILE: DAL 4-2-3-1 AL DOPPIO CENTRAVANTI
Dentro la valigetta di Floro Flores non c’è un dogma, ma una grammatica. Il 4-2-3-1 è stato il canovaccio più riconoscibile, lo si è visto anche nell’undici ufficiale contro l’Atalanta Under 23 a inizio febbraio 2026, perché permette di occupare l’ultimo terzo con quattro riferimenti e di alzare la riaggressione appena perso il pallone. Ma a definire la crescita è stata soprattutto la capacità di variare: trequartista «ibrido» che si butta dentro, esterni interscambiabili, e, quando la partita lo richiede, il coraggio di passare alla soluzione del doppio centravanti. Non è un vezzo: a Sorrento la scelta di affiancare Mignani a Salvemini ha dato peso all’area e respiro al possesso, trasformandosi in due reti e nel break forse decisivo della stagione. A confermare il cantiere sempre acceso ci sono anche le testimonianze dal campo. Marco Tumminello, tra i simboli della risalita, ha spiegato come talvolta il modulo venga «rifinito» all’ultimo, durante la rifinitura, perché ciò che conta è la coerenza dei principi di possesso e di pressione, non la lavagna statica. È esattamente qui che il Benevento ha fatto uno scatto in avanti: stessa fisionomia emotiva, meccanismi flessibili.
TANTI MARCATORI, TANTE SOLUZIONI: CONTANO I «GOL DEMOCRATICI»
L’altro asse del «metodo» è statistico, ma dice molto di calcio pratico. Evacuo lo ha sintetizzato con una formula chiara: «Il Benevento ha portato 4-5 giocatori alle soglie dei 10 gol». Non è un dettaglio: diluire la responsabilità realizzativa, alternare le «bocche di fuoco» e tenerle tutte «alla stessa altezza» di rendimento è una scelta gestionale che si traduce in punti. Nell’elenco scorrono i nomi di Salvemini, Manconi, Tumminello, Mignani, Lamesta e perfino di Pierozzi, terzino ma spesso determinante in zona gol. È la prova che il Benevento non dipende da un solo uomo, e che i compiti (attacco del primo palo, occupazione della zona «seconda palla», tagli alle spalle) sono stati spartiti con intelligenza. Le gare-chiave di fine febbraio e inizio marzo 2026 sono diventate, a questo proposito, casi di studio. A Potenza (1 marzo, 0-1) il Benevento ha vinto una partita «sporca» da promozione, amministrando i momenti e scegliendo con freddezza quando alzare il baricentro; contro il Catania (5 marzo, 2-1) ha mostrato tenuta nervosa e una qualità di transizioni che ha fatto la differenza; a Sorrento (8 marzo, 0-2) ha legittimato la fuga con i tempi giusti negli inserimenti sul lato debole. Tre situazioni diverse, un filo unico.
IL CALENDARIO E CIÒ CHE RESTA DA FARE
La promozione non si firma con le parole, ma con i punti. Le prossime tappe diranno se il Benevento trasformerà il vantaggio in Serie B: un obiettivo oggi concreto, che però impone la stessa lucidità maniacale mostrata nei mesi migliori. Il «metodo Floro Flores», principi chiari, gestione del gruppo, variabilità tattica e «gol democratici», ha già cambiato la traiettoria della stagione. Il resto lo faranno la capacità di tenere alta l’attenzione e la freddezza nelle partite che valgono doppio. Intanto, i numeri e le voci raccolte nel giro di poche settimane raccontano una verità semplice: il tecnico napoletano «ha inciso», come sostiene Evacuo; e lo ha fatto senza proclami, ma con la forza di un’idea che in campo è diventata abitudine.