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I proprietari più ricchi del calcio italiano sono qui: non solo Serie A, anche la Serie C ha i suoi «Paperoni»

Una mappa ragionata di patrimoni, club e strategie: i protagonisti che stanno riscrivendo la geografia economica del nostro calcio

LANEROSSI VICENZA SERIE C - RENZO ROSSO

LANEROSSI VICENZA SERIE C - Renzo Rosso è proprietario del club biancorosso dal maggio 2018

All’alba sul Lario, tra i battelli che fendono un’acqua immobile, una scritta discreta campeggia sulla tribuna: Como 1907. È qui, a pochi metri dalle ville da cartolina, che il calcio italiano vive una delle sue più grandi contraddizioni: un club dalla storia tormentata che oggi è sostenuto da due dei miliardari più ricchi del pianeta. I fratelli indonesiani Robert Budi Hartono e Michael Bambang Hartono guidano, secondo la nuova fotografia di Forbes diffusa l’11 marzo 2026 (stime al 1 marzo 2026), la classifica dei «paperoni» legati ai club italiani. Con loro, una costellazione di nomi che va da Renzo Rosso (OTB Group–LR Vicenza) a Danilo Iervolino (Salernitana), passando per i dominus di Roma, Juventus, Inter, Milan, Bologna, Fiorentina, Cremonese, Atalanta e Sassuolo. Non è una lista di slogan: è la radiografia aggiornata di come la ricchezza globale intersechi i destini del nostro calcio.

GLI HARTONO, IL COMO E L'IDEA DI UN CLUB «INDUSTRIALE» AFFACCIATO SUL LAGO
Secondo Forbes 2026, l’ottantacinquenne Robert Budi Hartono è accreditato di 19,6 miliardi di dollari, mentre l’ottantaseienne Michael Hartono di 18,9 miliardi: sono i due patrimoni più alti tra i proprietari legati a squadre italiane. La loro ricchezza nasce dal conglomerato Djarum (tabacco, finanza con Bank Central Asia, investimenti diversificati). Nel 2019 gli Hartono hanno rilevato il Como 1907 attraverso la controllata britannica SENT Entertainment Ltd.: un’operazione che ha rimesso in piedi un club allora precipitato fino alla Serie D e oggi proiettato in una dimensione internazionale, tra academy, contenuti media e brand partnership. Documenti e comunicati dell’epoca ricostruiscono il ruolo di SENT e della famiglia Hartono nell’acquisizione. Se si guarda solo ai numeri, non c’è confronto: i 19,6 e 18,9 miliardi dei fratelli Hartono distanziano tutti gli altri «patron» italiani. Ma l’interesse non sta solo nella cifra: sta nella visione industriale e nell’uso del calcio come piattaforma di contenuti. Parola chiave: integrazione tra sport e intrattenimento.

LA ROMA DEI FRIEDKIN: PATRIMONIO A DOPPIA CIFRA E UN'IDEA DI SISTEMA
Sul podio virtuale si colloca Dan Friedkin (AS Roma), imprenditore texano dell’auto (distribuzione Toyota negli USA) e dell’entertainment, con un patrimonio stimato da Forbes intorno a 11-11,4 miliardi di dollari nell’ultimo biennio. L’orizzonte di investimento di Friedkin Group nel calcio, e non solo in Italia, è ormai consolidato e accompagnato da un robusto standing finanziario.

BOLOGNA, FIORENTINA, JUVENTUS, INTER, MILAN: COME STANNO LE ALTRE «BIG»
1) Famiglia Saputo (Bologna). Il riferimento patrimoniale è Emanuele «Lino» Saputo & family, con circa 6,2–6,4 miliardi secondo Forbes: un gruppo lattiero-caseario globale che ha ridato respiro al Bologna FC 1909 e che, sotto la presidenza di Joey Saputo, ha riportato il club stabilmente nell’élite, fino alla storica qualificazione in Champions League celebrata nel 2025. 2) Fiorentina (Commisso). La stima Forbes 2026 collocava Rocco B. Commisso (fondatore di Mediacom) tra i miliardari italiani; va però registrato un fatto cruciale: la sua scomparsa del 16 gennaio 2026. Negli anni precedenti Commisso aveva dichiarato investimenti cumulati superiori ai 400 milioni di dollari tra club e infrastrutture, incluso il maxi training center. Oggi la governance viola è in fase di riassetto familiare e manageriale. 3) Juventus (Elkann–Exor). John Elkann è il volto della Exor, la holding degli Agnelli: il suo patrimonio personale orbitava attorno ai 2,5–2,7 miliardi nel 2024–2025 secondo Forbes. Sul piano del controllo societario, Elkann ha riaffermato più volte l’impegno di Exor nel capitale Juventus. Il dato sportivo-economico è chiaro: una proprietà industriale di lungo periodo che continua a legare il club a un gruppo con partecipazioni in Stellantis e Ferrari. 4) Inter (Oaktree–Marks). Nel maggio 2024 Oaktree Capital Management è diventata proprietaria dell’Inter a seguito dell’inadempienza sul finanziamento erogato alla precedente proprietà: un passaggio epocale che lega il club a un colosso del credito «distressed» co-fondato da Howard Marks (patrimonio stimato in circa 2,2 miliardi nella letteratura Forbes degli ultimi anni). Dopo il subentro, Oaktree ha anche varato un aumento di capitale per stabilizzare i conti. 5) Milan (RedBird–Cardinale). Gerry Cardinale e RedBird Capital Partners hanno completato nel 2022 l’acquisizione del Milan per circa 1,2 miliardi di euro, inaugurando un ciclo di gestione che ha portato il club a tornare in utile e a rilanciare il tema stadi e infrastrutture «all’americana». Stima patrimoniale personale: circa 1,8 miliardi.

OLTRE LA SERIE A: RENZO ROSSO (OTB) E IL VICENZA
L’imprenditore della moda Renzo Rosso, fondatore di Diesel e presidente di OTB Group, figura nella lista Forbes con circa 4,5 miliardi. Nel 2018 il suo gruppo ha rilevato il ramo aziendale del fallito Vicenza Calcio, trasferendo titolo sportivo e struttura societaria dalla gemmazione con Bassano Virtus e rilanciando il progetto come L.R. Vicenza. Un legame identitario tra impresa e territorio, che si innesta in una strategia OTB ormai planetaria (moda, retail, investimenti, filantropia). Parola chiave: diversificazione. Rosso ha dimostrato di usare il calcio come laboratorio di comunità e brand reputation, mentre OTB continua a crescere tra alleanze e acquisizioni in luxury e supply chain.

DANILO IERVOLINO E LA SALERNITANA
L’imprenditore campano Danilo Iervolino, patrimonio nell’ordine di 1,2 miliardi secondo Forbes, ha rilevato la Salernitana nel gennaio 2022 con un’offerta di circa 10 milioni di euro (più oneri di gestione fino a fine stagione). Negli ultimi mesi la compagine societaria è stata razionalizzata in una nuova holding di controllo, sempre riconducibile a Iervolino. La parola d’ordine è stata spesso «rilancio», tra investimenti mirati e governance semplificata, in un contesto sportivo non semplice. Parola chiave: ristrutturazione. La traiettoria Iervolino nel calcio ricalca quella nell’education e nei media: acquisire, sistemare processi, cercare efficienza.

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