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Il club fila come un treno e sta per arrivare in Serie C, ma lo stadio non è a posto: «Chiediamo tempi certi»

La squadra vola verso il professionismo, ma la partita decisiva si gioca fuori dal campo: entro fine marzo servono risposte

SCAFATESE SERIE D - FELICE ROMANO

SCAFATESE SERIE D - Il presidente Felice Romano sta riportando il club tra i Professionisti a 16 anni dall'ultima volta

C’è un paradosso che racconta meglio di qualsiasi tabellino il momento della Scafatese: mentre in campo i gialloblù corrono verso la Serie C, fuori dallo stadio le saracinesche del Giovanni Vitiello fanno il rumore secco di una città sospesa. Dentro, la squadra di Giovanni Ferraro macina punti come poche nel Paese; fuori, quel che serve per essere davvero «da C» si chiama tempi certi, progetto chiaro e una risposta che il club chiede formalmente entro fine marzo 2026. È il cronometro che più preoccupa Felice Romano, presidente e imprenditore, che proprio nelle ultime ore ha messo in fila concetti semplici e diritti: «La Scafatese non appartiene alla politica, appartiene alla sua gente; non chiediamo favori, chiediamo tempi certi. Se il Vitiello non sarà pronto, valuteremo alternative per tutelare il futuro sportivo». Parole pesanti, pronunciate all’indomani di un’altra settimana in cui la squadra ha visto avvicinarsi la promozione e la città ha risentito l’eco di una domanda: dove giocheremo «da grandi»?

IL QUADRO: UNA SQUADRA IN FUGA, UNA CITTÀ CHE SI RISVEGLIA
L’equazione sportiva è quasi risolta. I numeri, quelli che contano, parlano di un margine in classifica molto ampio e di un conto alla rovescia ormai entrato nella fase caldissima: secondo le ricostruzioni della stampa locale, a Scafati si sussurra da giorni che potrebbero bastare 8 punti per festeggiare la matematica, con un vantaggio attorno ai +17 a 8 giornate dalla fine nel Girone G di Serie D. Tradotto: la C non è più un miraggio, è un orizzonte concreto che chiede solo la conferma aritmetica. La piazza, rinvigorita dopo anni complicati, ha ripreso a riempirsi: tra ottobre 2025 e l’inverno 2026 il ritorno all’uso del Vitiello per le gare interne, dopo uno scomodo pellegrinaggio iniziale fuori città, ha ridato centralità a un impianto che però oggi deve fare l’ultimo, decisivo salto di qualità.

LA SCADENZA NON È UN'ARMA, MA UN'ESIGENZA ORGANIZZATIVA
Le parole di Felice Romano non sono una sfida alle istituzioni, ma una calendarizzazione di realtà. Entro la fine di marzo 2026 serve una risposta ufficiale sullo stato dell’omologazione e sugli eventuali adeguamenti per il Giovanni Vitiello. Chi fa calcio a livello professionistico lo sa: i tempi tecnici per ottenere la licenza e per realizzare interventi su sicurezza, videosorveglianza, illuminazione, settori ospiti e servizi non sono comprimibili all’infinito. Né si improvvisano a ridosso dell’estate, quando la Lega Pro verifica documenti, omologazioni e contratti d’uso degli impianti come previsto dal Manuale delle Licenze Nazionali FIGC 2025-2026. Per questo il club sottolinea il concetto di «tempi certi»: non per innescare un braccio di ferro, ma per poter organizzare la prossima stagione con criteri professionali. Biglietteria, campagne abbonamenti, allestimento della squadra, pianificazione logistica: tutta la macchina del club si muove, o si blocca, su quella casella del puzzle chiamata stadio.

IL NODO VITIELLO: LAVORI, FONDI E RITORNO «A CASA»
Negli ultimi 18 mesi il Vitiello è stato al centro di un percorso altalenante ma reale. Nel settembre 2025, l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Pasquale Aliberti, ha annunciato il 50% del rifacimento del manto erboso e l’avanzamento di una serie di interventi di riqualificazione. Pochi giorni dopo, la squadra ha potuto finalmente tornare a giocare nell’impianto cittadino, salutato come un piccolo ritorno alla normalità dopo due gare «interne» disputate in trasferta. Questa ripartenza ha avuto una premessa amministrativa non secondaria: nel Bollettino Ufficiale della Regione Campania risultano poste a finanziamento pluriennale voci esplicite per l’adeguamento dello Stadio Comunale G. Vitiello del Comune di Scafati, con un costo totale indicato in oltre 900 mila euro e una quota richiesta al Fondo Sviluppo e Coesione pari a 700 mila euro, distribuiti tra 2025, 2026, 2027 e 2028. Non sono mancati, in questo arco temporale, momenti di frizione politica: dall’estate 2025 si sono rincorse polemiche su ritardi, bandi e tempistiche di consegna dell’impianto, con accuse e repliche tra maggioranza e opposizione in Consiglio comunale. È in questo clima che si capisce meglio la frase più forte di Romano: «La Scafatese non deve diventare strumento politico». 

COSA CHIEDE LA LEGA PRO AD UNO STADIO DI SERIE C
Non esiste la «bacchetta magica», esistono requisiti. Il Manuale delle Licenze Nazionali e i Comunicati FIGC/Lega Pro fissano una serie di paletti, differenti tra criteri A e B, che riguardano: 1) l’idoneità dell’impianto rilasciata dalle autorità competenti; 2) la disponibilità giuridica dello stadio (contratto d’uso/convenzione); 3) i sistemi di sicurezza e videosorveglianza; 4) l’illuminazione idonea alle esigenze televisive e di gara; 5) i servizi per pubblico, settore ospiti, sala VAR/LPM se richiesta, media, squadra arbitrale e società ospite; 6) la gestione dei flussi e la capienza omologata coerente con le disposizioni dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive. Negli ultimi mesi, la Lega Pro ha inoltre precisato margini e condizioni per l’uso di stadi alternativi qualora l’impianto cittadino sia in lavori di adeguamento: una finestra che offre respiro, ma che non può sostituire la necessità di un progetto esecutivo e di un cantiere avviato. In altre parole: si può indicare una soluzione temporanea, ma serve dimostrare che la casa madre stia davvero diventando conforme agli standard.

IL PENSIERO DI ROMANO E LA LINEA DEL CLUB
Nella sua nota, il presidente Felice Romano stringe i concetti in tre punti: 1) La Scafatese è un bene comune, non un vessillo di parte. 2) Entro fine marzo 2026 il club chiede chiarezza su tempi e passaggi tecnici per il Vitiello. 3) In mancanza di una soluzione praticabile, la società valuterà alternative, con rammarico, per salvaguardare il futuro sportivo. È una posizione lineare, che non chiude alcuna porta ma impone un ordine delle priorità: prima il calendario e le regole, poi la politica. Alle istituzioni locali la società riconosce un dialogo avviato, ma la domanda resta: bastano i giorni rimasti per arrivare a un sì operativo? La società ha parlato chiaro. La palla è nel campo delle istituzioni: entro fine marzo 2026, una risposta sul Vitiello. Con un’unica, semplice condizione: che a vincere non sia una parte, ma Scafati.

UN CLUB CHE HA DIMOSTRATO DI SAPERE SISTEMA
Per capire il peso specifico delle parole di Romano, basta ricordare alcuni gesti dell’ultimo biennio: dagli autobus messi a disposizione dei tifosi per le trasferte decisive, alla campagna di coinvolgimento del territorio. La Scafatese ha provato a giocare d’anticipo sul terreno della comunità, costruendo un tessuto di appartenenza che oggi chiede solo di potersi esprimere nel proprio stadio. È la stessa traiettoria che ha permesso alla squadra di Ferraro di diventare protagonista: solidità societaria, programmazione tecnica, innesti mirati e un’idea chiara di calcio che ha generato risultati e entusiasmo. È il capitale intangibile più prezioso quando si cambia categoria.

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