Serie C
19 Marzo 2026
VICENZA SERIE C - Michele Cavion, centrocampista classe 1994, ha debuttato in prima squadra proprio con i biancorossi nella stagione 2012-2013 ai tempi della Serie B
Succede tutto in silenzio, dopo una notte che sa di catarsi. Un telefono, una pagina bianca di Instagram, poche righe che non chiedono sconti né applausi. «Quattro anni di sacrifici, delusioni, sogni rimandati». È la voce di Michele Cavion, vicentino di Schio, che mette in fila i pezzi sparsi di un percorso e restituisce un’immagine limpida: un uomo di calcio che guarda in faccia il proprio passato, rivendica solo una cosa, l’impegno, e si apre a un presente finalmente diverso. Il presente del Vicenza, che ha ritrovato la Serie B con una marcia da capolista e un traguardo diventato realtà a metà marzo, dopo il successo interno del 16 marzo 2026 contro l’Inter Under 23, la sera designata dal calendario come possibile varco per la matematica. Il racconto di Cavion, affidato ai social, fotografa meglio di mille tabelle la distanza percorsa: dalla caduta ai playout del 20 maggio 2022 alla festa di questi giorni.
UN MESSAGGIO CHE PESA COME UNA STAGIONE: LE PAROLE CHE CONTANO
Le parole scelte da Cavion sono misurate, quasi spartane. Ma ogni frase è un chiodo piantato nel legno della memoria. Il centrocampista ammette il proprio rimpianto, «avrei voluto dare di più», e insieme nega l’alibi che spesso consola chi ha attraversato fasi difficili: «Una cosa non è mai cambiata: l’impegno». C’è l’elemento identitario («difendere i colori di una città che per me è casa»), c’è l’orgoglio di chi è cresciuto nel settore giovanile biancorosso, c’è la gratitudine verso la famiglia Rosso e il riconoscimento per dirigenti, mister e compagni. In fondo a tutto, il sigillo: «Oggi è realtà. E adesso si continua a sognare, anche più in grande». È un testo breve, e proprio per questo potente: la versione calcistica di una lettera di dimissioni dall’insicurezza.
DAL «MARULLA» AL «MENTI»: LA LINEA DEL TEMPO CHE SPIEGA UN CICLO
1) Il punto di non ritorno è segnato da una data: 20 maggio 2022. A Cosenza, nel ritorno dei playout di Serie B 2021-22, i biancorossi cadono 2-0 e retrocedono. Un ribaltone firmato Larrivey che annulla l’1-0 dell’andata al Menti. Ferita sportiva, ferita di piazza. 2) Nelle stesse settimane, Michele Cavion è già dentro questo dolore collettivo: arrivato in prestito a gennaio, poi tesserato a titolo definitivo nell’agosto 2022 con un contratto triennale, resterà uno dei fili conduttori del gruppo. Il suo percorso nasce e rinasce a Vicenza, dove debuttò da professionista nel 2012 prima dei giri tra Juventus, Reggiana, FeralpiSalò, Carrarese, Cremonese, Ascoli e Salernitana. Una traiettoria che rende credibile ogni parola del suo post. 3) Il contesto societario: dal 29 maggio 2018 il L.R. Vicenza è controllato dal gruppo OTB di Renzo Rosso; alla guida operativa siede Stefano Rosso. Stabilità di proprietà, investimento, continuità di visione: i pilastri che hanno accompagnato la ricostruzione fino a questo ritorno in cadetteria. 4) L’annata della svolta: 2025-26. Con Fabio Gallo in panchina, il Vicenza scava un solco in Girone A e si prepara alla festa con un vantaggio a doppia cifra: già a inizio marzo si parla apertamente di promozione «a un passo» con la possibilità di chiudere i conti con 6 turni di anticipo. Il tassello che mancava, la matematica, arriva nella serata del 16 marzo al Romeo Menti contro l’Inter Under 23.
CAVION, L'UOMO GIUSTO PER RACCONTARE 4 ANNI
Non è un caso che sia proprio Cavion a riordinare in pubblico emozioni e cronologia. Nato l’8 dicembre 1994, cresciuto tra i campi dell’Altovicentino e poi nel vivaio biancorosso, ha visto il Vicenza da vicino nelle stagioni della piena luce e in quelle di controluce. Il suo non è un curriculum di copertina, ma un catalogo di partite vere: promozioni sudate con la Cremonese, lotte di classifica con l’Ascoli, parentesi di sofferenza e di riscatto. La sua seconda vita al Vicenza, dal prestito del gennaio 2022 al ritorno definitivo dell’agosto 2022, ne fa un testimone privilegiato del dopo-retrocessione: spogliatoi da rialzare, ambizioni da calibrare, una pazienza collettiva da coltivare. Ecco perché la frase «so di non aver sempre reso come avrei voluto» pesa più di un’autoassoluzione: è un modo adulto di dire che il calcio non è una narrazione lineare, ma il risultato di molte battaglie silenziose.
LA CITT E LA PROPRIETÀ, UN CAPITALE EMOTIVO (E INDUSTRIALE)
Il ritorno in Serie B è il frutto di tante componenti che si sono parlate. Da un lato, l’energia sociale del Menti: presenze, coreografie, una Curva Sud che in questi anni ha tenuto la barra dritta anche quando il tabellone non era amico. Dall’altro, la solidità di una proprietà che, tra ricapitalizzazioni e programmazione, ha tenuto il club su binari chiari dal 2018 in poi. L’asse OTB–Rosso ha fatto del Vicenza un progetto identitario e produttivo insieme, in cui il marchio della città dialoga con un gruppo industriale internazionale: un unicum in Serie C che ha dato i suoi frutti nel medio periodo, senza rincorrere strade facili.
IL CERCHIO CHE SI CHIUDE AL «MENTI»
La data che resterà impressa è il 16 marzo 2026: un lunedì sera di quelli che scavano, con la città vestita di biancorosso, l’Inter Under 23 come ostacolo e un conto alla rovescia che diventava, minuto dopo minuto, una certezza. Era da giorni che le cronache spiegavano la combinazione: vantaggio in doppia cifra, aritmetica a portata di mano, incastri favorevoli. Ma le promozioni, quelle vere, pretendono un’ultima firma. È arrivata sul prato del Romeo Menti, lo stadio che nella memoria di Vicenza è molto più di un indirizzo. È il luogo dove le frasi come «sognavo questo momento» non suonano retoriche. Sono attestati di residenza.