Under 17 A-B
23 Marzo 2026
Dalla periferia del Canavese alle notti di Vinovo: il viaggio di un centravanti classe 2009 che abita l’area di rigore come fosse casa sua
Un ragazzo di 17 anni con lo sguardo da adulto fissa il dischetto. È il 12’: rincorsa breve, il portiere a sinistra, il pallone a destra. La rete si gonfia, non esulta troppo. Perché per Riccardo Paonessa il gol è un linguaggio, non un urlo: una frase ben coniugata, ripetuta con metodo. Ne ha già messi insieme 16 in 20 partite, per 1.360 minuti vissuti al centro della scena del Girone A dell’Under 17. Non è solo una statistica: è un programma di lavoro dichiarato, col sigillo di chi ripete da settimane un obiettivo ambizioso – arrivare a 25 reti – e intanto guida la sua Juventus in vetta. «Bianconero per Mandzukic»: è uno slogan personale, una bussola sentimentale che racconta molto del suo modo di stare in campo.
Niente scorciatoie. Prima il Banchette, un anno di marciapiede calcistico in provincia, dove il talento si misura in campi periferici e porte d’alluminio. Poi il Novara, cinque stagioni di formazione vera, dentro un vivaio che insegna le basi: tempi di smarcamento, spalle alla porta, letture sul corto. Infine l’approdo nel settore giovanile della Juventus, dove Paonessa è di casa da cinque anni. La destinazione non è una promessa, ma un contesto che chiede continuità e disciplina quotidiana. Qui il centravanti 2009 si è costruito attraverso cicli tecnici, categorie, e un’educazione allo stare nella partita prima ancora che allo stare nel tabellino.
La stagione, tradotta in numeri: 16 gol in 20 presenze, 1.360 minuti, miglior marcatore della Juventus Under 17 allenata da Claudio Grauso, capolista del Girone A a 54 punti. Una squadra in controllo del raggruppamento e un attaccante che, dentro quel sistema, trova il ritmo della sua affermazione. L’obiettivo dichiarato – toccare quota 25 reti –, resta la stella polare. Ambizione sì, ma incastonata in un’idea semplice: segnare quando serve, e farlo con costanza: «A livello personale voglio arrivare a 25 gol e come squadra vogliamo vincere di nuovo lo Scudetto», le sue parole rilasciate a figc.it.
Chi è, in campo, Riccardo Paonessa? Un “9” che interpreta l’area in anticipo sul difensore: lavora sulla prima postura del corpo, prepara l’attacco del primo palo come gesto naturale, non disdegna la profondità quando la linea è alta. La definizione che ricorre tra gli addetti: “attaccante moderno”, abile a legare e a finalizzare. Non è un caso che già nella categoria Under 16 fosse considerato il riferimento offensivo per fisicità, pulizia d’appoggi e capacità di giocare spalle alla porta; un profilo che il suo entourage ha raccontato come in crescita armonica, senza fughe in avanti né forzature. Oggi quell’identikit si ritrova, ingrandito, nell’Under 17. In gara, lo si riconosce da tre segnali: la prima pressione “intelligente”, mai solo di corsa ma indirizzata; la qualità dell’attacco alla zona luce tra centrale e terzino; la freddezza sul dischetto e nelle scelte negli ultimi sedici metri. Sono tasselli di un profilo che unisce verticalità e presenza.

«Bianconero per Mandzukic»: in questa formula affettiva, Paonessa condensa un’estetica del ruolo. Mario Mandzukic è l’idolo emotivo: generosità, lavoro in non possesso, attitudine al sacrificio. L’altro riferimento – più “tecnico” – è Cristiano Ronaldo: fame e ripetizione del gesto, la scienza di occupare l’area e i corridoi d’oro del secondo palo. Due poli che si toccano nel suo modo di interpretare la partita: correre “per” il gol, ma anche “senza” il gol. Il dettaglio non è marginale: spiega la qualità dei suoi movimenti lontano dalla palla e la centralità nel sistema Juventus.
Per capire il presente di Paonessa, basta rivedere l’ultima pagina della stagione Under 16. Nella finale Scudetto con l'Empoli, il 9 bianconero c’è; nei mesi precedenti, il suo apporto in doppia cifra aveva già dato il senso di un centravanti “da appuntamento”. Quella cavalcata – parole del tecnico e contenuti di campo alla mano – ha consegnato al gruppo una mentalità da squadra “che sa arrivare”, un patrimonio immateriale che oggi si rivede nell’Under 17. È il trampolino su cui si è innestata la stagione attuale. In finale non segna (i gol nel 3-1 finale sono di Rocchetti, Brancato e Corigliano) ma il suo apporto in fase offensiva è semplicemente decisivo.
Dietro il giocatore c’è la famiglia: papà William, ex calciatore e oggi dirigente sportivo, mamma Federica e il fratello Edoardo. È una nota biografica che merita più di un inciso: ai piedi di ogni giovanissimo che sale c’è un ecosistema che tiene insieme logistica, scuola, gestione emotiva delle pressioni. È lì che matura la pazienza necessaria a sopportare gli inevitabili “stop & go” di un percorso di crescita. E quando Paonessa ripete che il gol è una conseguenza, sembra di sentire l’eco di discussioni di cucina, tra compiti e allenamenti, dove il talento viene educato a non bruciarsi.
La gestione dei momenti di partita: contro le big del girone, la qualità del primo controllo tra le linee e la scelta dell’attacco alla profondità possono spostare l’inerzia del match. La “dieta” del gol: mantenere una media realizzativa alta contro difese che lo conoscono ormai bene è la sfida dell’ultima curva di stagione. Il contributo senza palla: l’intensità in riaggressione e il timing della prima pressione sono chiavi per restare nel campo di Grauso. La tenuta mentale sull’obiettivo 25 reti: trasformare un numero in un traguardo senza perdere la bussola del collettivo è il salto di maturità. Nessuna previsione azzardata: il talento dei 2009 vive di accelerazioni improvvise e piccoli “strappi” che non sono lineari. Ma il contesto – Juventus capolista, un 9 che segna “da grande”, una struttura che lo sostiene – consente di usare una parola impegnativa: prospettiva. La traiettoria di Riccardo Paonessa è una piccola lezione di metodo: dai campi del Banchette ai riflettori di Vinovo, con una tappa lunga al Novara, dentro la più difficile delle scuole calcio italiane, la Juventus. Qui i numeri non sono fine ma mezzo: 16 gol in 20 partite, 1.360 minuti, un orizzonte a 25, una squadra a 54 punti in vetta. E due maestri ideali – Mandzukic e Ronaldo – che gli ricordano ogni giorno due assiomi del mestiere: correre “per” gli altri e pretendere “da” se stessi. Il resto, come spesso accade a questa età, lo farà la costanza: perché i gol, alla fine, arrivano sempre quando li meriti.