Viareggio Cup
23 Marzo 2026
FIORENTINA-RIJEKA VIAREGGIO CUP 2026 - Federico Croci, attaccante classe 2010, ha realizzato 2 reti nella finalissima vinta 4-1 sui croati
La scena: minuto 120 al «Bresciani», il cielo di Viareggio che imbrunisce e lo stadio dei Pini che trattiene il respiro. Sul dischetto va un ragazzo con il sangue freddo degli adulti: parte, incrocia, gol. È il sigillo sulla notte della Fiorentina Under 18. Anzi, è il suggello su un debito con la storia: dopo i supplementari, finisce 4-1 contro il Rijeka, e la Coppa Carnevale della 76ª Viareggio Cup torna a Firenze come non accadeva dal lontano 1992 (ai tempi in cui la coppia d'attacco era formata da Giacomo Banchelli e Daniele Beltrammi, tanta roba...). Nel mezzo, un’altalena di emozioni: vantaggio viola, pari croato, l’espulsione che spacca l’equilibrio, poi la doppietta del match-winner e il rigore che chiude i conti. Un racconto perfetto per un torneo che vive di dettagli e destini.
CRONACA DI UNA FINALE CHE CAMBIA PELLE 3 VOLTE
1) La Fiorentina parte senza timori reverenziali e, al 17’ del primo tempo, trova il vantaggio con il classe 2010 (compirà 16 anni il 1° luglio) Federico Croci, lesto a finalizzare un’azione manovrata che premia l’aggressività dei viola sulla trequarti. Il Rijeka non si scompone e, al 18’ della ripresa, pareggia con Grulovic, riaprendo una sfida che sembrava indirizzata. Nei supplementari, la svolta: Croci colpisce due volte, al 3’ e al 10’ del primo extra-time, prima del rigore trasformato da Cianciulli nel secondo supplementare che segue il centro di Mataran. In mezzo, un episodio pesante: Jaiteh viene espulso per fallo, lasciando i croati in dieci nel momento più caldo. Finale: 4-1 e coppa in bacheca. 2) Il teatro della partita è lo storico Stadio dei Pini - Torquato Bresciani, tornato a essere il palcoscenico della manifestazione dopo la riapertura del 2025, quando ospitò anche l’ultima finale tra Genoa e Fiorentina. Un ritorno simbolico: la casa del torneo che vede una grande classica del vivaio italiano rimettere le mani sul trofeo.
UN TITOLO CHE PESA: 34 ANNI DOPO, LA NONA VOLTA VIOLA
Per la Fiorentina è la finale numero 19 nella storia del torneo e il nono successo complessivo: la Viareggio Cup torna a colorarsi di viola a distanza di 34 anni dall’ultima volta, quel 1992 firmato dalla squadra di Domenico «Mimmo» Caso contro la Roma di Luciano Spinosi. L’albo d’oro della Fiorentina ora recita: 1966, 1973, 1974, 1978, 1979, 1982, 1988, 1992 e 2026. Un palmarès che vale una dichiarazione d’intenti: il settore giovanile viola è di nuovo un riferimento nazionale. E non è solo nostalgia. Dodici mesi fa la Fiorentina aveva assaporato la coppa, fermandosi sul più bello contro il Genoa (1-0). Quella sconfitta ha acceso una miccia: oggi la stessa generazione, cresciuta di un anno e di molte consapevolezze, ha chiuso il cerchio.
IL PERCORSO VERSO LA FINALE: SOLIDITÀ, LETTURE E UNA FINALE DA GRANDE
Il cammino dei viola è stato lineare e autoritario, in un torneo che dal 2019 ha cambiato pelle (formato Under 18, griglia ridotta, livello medio molto internazionale) e che in questa edizione si è giocato dal 9 al 23 marzo 2026. La Fiorentina è arrivata all’ultimo atto dopo avere eliminato in semifinale la sorprendente One Touch con un secco 2-0, mentre il Rijeka aveva travolto 3-0 il Sassuolo, una delle scuole più vincenti dell’ultimo decennio (tre titoli dal 2017 a oggi). Due risultati che hanno certificato, già alla vigilia, la superiorità fisica e l’organizzazione tattica delle finaliste. Sullo sfondo, un dato che racconta l’attualità del torneo: la Viareggio Cup è tornata a essere un crocevia di scuole calcistiche diverse, dalla rappresentativa Serie D ai club africani e balcanici che danno ritmo e fisicità alla competizione. Un contesto che rende ancora più significativo arrivare in fondo con continuità, come ha fatto la Fiorentina: nel 2025 finalista, nel 2026 campione.
I PROTAGONISTI: IL KILLER ISTINCT DI CROCI E IL SANGUE FREDDO DI CIANCIULLI
1) Croci. Due gol nei supplementari in una finale sono biglietto da visita che non ha bisogno di spiegazioni. Il primo è istinto, il secondo è cattiveria agonistica nella zona calda. La sua doppietta al 3’ e al 10’ del primo overtime ha girato definitivamente l’inerzia. Un modo «senior» di prendersi responsabilità in un contesto «junior». 2) Cianciulli. Ci vuole personalità per prendersi un rigore al 120’ con la coppa a portata di mano e il peso di una città sulle spalle. Lo ha fatto con freddezza, chiudendo la partita e forse aprendo una porta sulla prossima stagione. Nel suo torneo ha alternato regia bassa, aggressività nelle seconde palle e tempi d’inserimento: il profilo che alle prime squadre piace. 3) La tenuta difensiva. Il gol di Grulovic non ha incrinato la linea arretrata, che si è riorganizzata subito. Qui c’è lavoro di staff, video, dettagli: scalate pronte e marcature preventive sono la miglior assicurazione nei finali caldi. Da non dimenticare nemmeno l'apporto di Mataran, autore di 4 reti nel torneo.
DALLA PANCHINA ALLA FILIERA: METODO E PROSPETTIVA
La squadra che ha vinto a Viareggio è il prodotto di una filiera che oggi parla un linguaggio comune dalle Under alla Primavera. Nella stagione in corso il gruppo Under 18 viola è stato affidato a Marco Capparella, tecnico cresciuto all’interno del settore giovanile e già protagonista del percorso nell’edizione precedente, segno di una continuità metodologica che il club ha difeso anche quando, in autunno, movimenti «in alto» hanno richiesto aggiustamenti temporanei negli staff. In parallelo, la Primavera è sotto la guida di Daniele Galloppa, il cui rinnovo fino al 2026 ha blindato la regia tecnica del vivaio. Questi incastri contano: l’identità di gioco si costruisce così, con parole, esercizi e principi condivisi. La vittoria al Viareggio dunque non è un lampo isolato, ma l’effetto di un processo. Dalla conduzione fisica, rotazioni oculate nel girone, minutaggi gestiti con criterio, alla crescita cognitiva dei singoli (scelte con e senza palla, tempi di pressione, uso del corpo nei duelli), la Fiorentina ha mostrato un manuale di calcio giovanile contemporaneo.