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Serie D

L'ambizioso presidente ce l'ha fatta: la città di 47mila abitanti torna tra i Professionisti dopo 16 anni

Un’impresa che riaccende il territorio con una stagione monstre: imbattibilità, idee chiare e un progetto che guarda lontano

SCAFATESE SERIE D - FELICE ROMANO

SCAFATESE SERIE D - Felice Romano è il presidente del club campano, promosso in Serie C con 6 giornate di anticipo

C’è un suono che rimbalza dalla tribuna del Giovanni Vitiello fino ai balconi di Scafati: il rumore secco del 4° gol, quello che chiude un pomeriggio di marzo in cui il tempo sembra piegarsi alla volontà di una squadra. È il 4-2 rifilato al Monastir il 22 marzo 2026, la miccia che accende la festa. Pochi minuti dopo, da Roma, arriva la notizia del pareggio fra Trastevere e Ischia: due indizi che fanno una prova, anzi una promozione. La Scafatese è di nuovo in Serie C, a 16 anni dall’ultima volta e con ben sei giornate d’anticipo. In classifica, un distacco che racconta tutto: +19 sulla seconda. È la matematica a sancire ciò che l’occhio aveva già capito da settimane: questo Girone G di Serie D è stato un lungo monologo gialloblù.

UN RITORNO ATTESO 16 ANNI
Il ritorno tra i Professionisti è molto più di un cambio di categoria: è la ricucitura di una frattura storica. La Scafatese ritrova la Lega Pro dopo 16 anni: l’ultima volta che la città guardò il professionismo da vicino fu prima del 2010, anno in cui l’assenza di iscrizione costrinse a ripartire dalla Terza Categoria. Una caduta verticale trasformata, col tempo, in una scalata metodica. Oggi quel passato pesa come contrappunto alla festa: da ferita a memoria, da memoria a motivazione. Esaltante il modo in cui la società è tornata nel calcio che conta, dominando il campionato. In questo senso, le parole del presidente Felice Romano dopo il traguardo raccontano un orizzonte ambizioso: «Il progetto è agli inizi», «Voglio continuare a vincere», fino alla promessa, provocatoria, ma significativa, di uno stadio all’altezza di sogni molto grandi. Dichiarazioni che, al di là della retorica del momento, ribadiscono una volontà politica e industriale di consolidarsi tra i Professionisti.

L'ARCHITETTURA DEL DOMINIO, DALL'ESONERO AL SALTO DEFINITIVO
È paradossale dirlo ora, ma la svolta tecnica è arrivata in un momento che, dall’esterno, sembrava inspiegabile. A inizio dicembre 2025, con la squadra capolista e imbattuta, la società sceglie di cambiare: fuori Gianluca Esposito, dentro Giovanni Ferraro, tecnico con un pedigree costruito tra promozioni e pressioni. Una decisione forte, che ha sorpreso molti, ma che a posteriori ha cementato una traiettoria già proiettata verso l’alto. Ferraro si presenta con poche parole e un’idea semplice: consolidare ciò che funziona, alzare un clic l’intensità dove serve. Da lì in avanti, la Scafatese ha tenuto il passo delle grandi d’Europa nei rispettivi campionati: ritmo, continuità, zero sconfitte. Sullo sfondo, l’esperienza di un direttore sportivo che mastica calcio giocato e costruzione delle squadre: Pietro Fusco, intervistato nel corso della stagione, ha raccontato la coerenza del progetto e la scelta di profili disposti a correre più degli altri. È una filosofia operativa che mette insieme competenza, scouting e carisma nei momenti-chiave.

UN GIRONE PIEGATO A IMMAGINE E SOMIGLIANZA
Il Girone G non è una passerella. Dentro ci sono club storici o realtà in crescita come Trastevere, Nocerina, Ischia, Sassari Latte Dolce, Budoni, Montespaccato, Albalonga, Cassino, Flaminia, Valmontone e lo stesso Monastir. La Scafatese lo ha trasformato in un laboratorio tattico e mentale: partite gestite col cronometro, tenuta difensiva, geometrie pratiche in mezzo al campo e una costanza da squadra professionistica fatta e finita. L’ossatura non cambia, l’interpretazione si adatta: pressing più alto contro chi costruisce dal basso, pazienza e ampiezza contro chi si chiude. E sempre una qualità che sale di giri nei secondi tempi, segno di una condizione curata con attenzione.

I NUMERI CHE SPIEGANO L'ECCEZIONE
1) Una squadra rimasta imbattuta fino alla matematica promozione, un caso unico lungo la stagione nazionale dalle serie maggiori ai dilettanti. Il dato è stato messo in risalto in più occasioni ed è diventato un tratto identitario della cavalcata. 2) Miglior attacco e miglior difesa del girone, un’accoppiata che nel calcio di oggi è rarissima e che certifica come il dominio non sia stato episodico ma strutturale. 3) Il già citato +19 sul secondo posto al 22 marzo 2026, margine che spiega da solo il perché della festa con sei giornate d’anticipo: anche ipotizzando un filotto perfetto delle inseguitrici, la capolista sarebbe rimasta comunque irraggiungibile. A Scafati poi il calcio è un collante: attraversa generazioni, quartieri, storie familiari. Ritrovare la Serie C significa mettere una bandierina su una mappa più ampia: ritorno di visibilità, indotto per le attività locali nei giorni di partita, nuove opportunità per il settore giovanile. 

IL RUOLO DELLA DIRIGENZA: COMPETENZA E SCELTE «DI CAMPO»
Il progetto ha solide fondamenta dirigenziali. Il presidente Felice Romano ha spinto con convinzione su investimenti mirati e su un’organizzazione professionale per un club di Serie D. L’arrivo (e il ritorno) di un profilo come Giovanni Ferraro non è casuale; la presenza di Pietro Fusco in area tecnica ha aggiunto sensibilità da ex calciatore di alto livello e una visione chiara su profili e incastri. Non a caso, Fusco ha raccontato come la Scafatese avesse messo insieme, già a inizio primavera, una struttura «da promozione» che andava solo accompagnata al traguardo. Il club, con il suo +19, saluta dunque la Serie D lasciando un’impronta netta. E alla domanda su cosa potrà fare in Serie C, la risposta più onesta, e più promettente, è una sola: «continuare a essere se stessa». Il resto, calendario alla mano, è già scritto: le date parleranno, i campi giudicheranno, ma la base su cui costruire c’è. E a Scafati, stasera, si dorme con la luce accesa.

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