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Seconda Categoria

L'eterno giocatore a 42 anni centra un record clamoroso: dalla Serie A alla Terza ha segnato in ogni categoria

Un ex talento completa la scalata (al contrario) che vale la leggenda: un colpo dal dischetto in Seconda chiude la collezione di reti

TRESCORE SECONDA CATEGORIA - MATTIA MARCHESETTI

TRESCORE SECONDA CATEGORIA - Mattia Marchesetti, attaccante classe 1983, in Serie A ha giocato con le maglie di Chievo e Sampdoria

In un pomeriggio di provincia, quando l’aria di marzo pizzica ancora e il pubblico si stringe attorno alla rete del campo, Mattia Marchesetti cammina verso il dischetto. È il 20’ della ripresa: partita di Seconda categoria tra Trescore e Oratorio Sabbioni, equilibrio sottile, mormorii sugli spalti. L’ex della Cremonese e del Chievo appoggia il pallone, respira, guarda il portiere. Il fischio, la rincorsa, l’impatto secco. La sfera bacia la rete. Non è «solo» un gol: è il tassello mancante che trasforma una lunga carriera in un unicum del nostro calcio. Con quel rigore, tirato la domenica di 22 marzo 2026Marchesetti diventa il veterano che ha segnato in tutte le categorie del calcio italiano, dalla Serie A alla Terza (come Denis Godeas, Antonio Martorella e Marcello Diomedi), completando un obiettivo inseguito con ostinazione quasi artigianale. Un gesto tecnico che diventa racconto, e un racconto che diventa memoria collettiva. 

UN OBIETTIVO, ANNI DI INSEGUIMENTO
Il traguardo nasce da un’idea semplice e vertiginosa insieme: «andare a segno almeno una volta in ogni livello del calcio italiano». Da qualche stagione Marchesetti aveva già collezionato quasi tutte le caselle. Gli mancava il gol in Seconda categoria, rimandato per dettagli e incroci di calendario, poi sfiorato mentre faceva centro in Terza con il Calcio Crema. Proprio nel gennaio 2024 un rigore realizzato nel «testa-coda» contro il Bagnolo lo aveva portato a -1 dal completare l’opera. Quel tassello, atteso più di un anno, è arrivato ora, con addosso i colori del Trescore, come in una sceneggiatura che pretende pazienza prima del lieto fine. [

LE RADICI: UN TALENTO CRESCIUTO A CREMONA
Le origini: Cremasco, classe 1983 (nato il 28 settembre 1983), Marchesetti cresce nel settore giovanile della Cremonese. Fa il suo esordio tra i professionisti in C2 nella stagione 2001-2002, lasciando tracce immediate di tecnica e personalità. La scalata ai massimi livelli: la chiamata del Chievo lo porta all’esordio in Serie A il 9 gennaio 2005 in Bologna–Chievo 3-1, tappa che lo inquadra nel massimo campionato. In quella stagione arrivano 10 presenze e 1 gol in A; nel gennaio 2006 passa alla Sampdoria, aggiungendo altre presenze nella massima serie. Nel professionismo: oltre a Cremonese, Chievo e Sampdoria, la traiettoria di Marchesetti passa per piazze solide come Triestina, Vicenza, Mantova, Alessandria, storie incastonate tra Serie B e C che restituiscono un profilo completo, capace di stare in più ruoli offensivi. 

LE ESPERIENZE TRA I DILETTANTI
La scelta di restare in campo: nel 2011 approda al Pizzighettone in Serie D, quindi una girandola di esperienze tra Sant’Angelo, Olginatese, Gozzano. Nel dilettantismo, la sua cifra rimane la stessa: continuità realizzativa e disponibilità a prendersi responsabilità tecniche e morali. Il ritorno a casa allargata: in provincia, Crema 1908, Rivoltana, Soresinese, Colognese, Fidentina, Soncinese. Sono maglie che raccontano l’altra parte del calcio: la passione come carburante e la dimensione comunitaria come bussola. In Terza, con il Calcio Crema, il rigore al Bagnolo (gennaio 2024) ha rappresentato l’ultimo scatto verso l’impresa globale, poi completata oggi in Seconda

«DAL MASSIMO LIVELLO AI CAMPI DI PAESE», COSA INSEGNA LA PARABOLA DI MARCHESETTI
1) La continuità: 22 anni abbondanti di attività senior (dall’esordio 2001-2002 a oggi) in cui Marchesetti ha accettato ruoli e maglie diverse, sempre mantenendo il filo del gol come identità. 2) L’adattamento: saper passare dal ritmo professionistico ai contesti dilettantistici vuol dire cambiare linguaggio tecnico e anche quotidiano: allenamenti serali, trasferte brevi ma logistiche complicate, spogliatoi stretti. 3) La leadership: in molte realtà locali ha rappresentato un riferimento tecnico e carismatico, un mentore per i ragazzi che provano a crescere tra Promozione, Prima e Seconda. Non serve un cartellino di Serie A per influenzare una squadra: basta la credibilità.

PERCHÈ QUESTA STORIA PARLA ANCHE A CHI NON TIFA
Perché è la prova che la determinazione non è un’astrazione. È un allenamento quotidiano, è sapersi dare obiettivi misurabili e poi inseguirli per mesi o anni. È accettare che l’ultima casella, quella che sembra più semplice, ti faccia aspettare più del previsto. Finché una domenica, al 20’ della ripresa, su un campo di Seconda categoria, la rete si gonfia e tutto prende posto.

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