IL PUNGIGLIONE • Mario Beretta, da dicembre Presidente del Settore tecnico FIGC
Il nuovo Presidente del Settore Tecnico FIGC eletto a fine dicembre è MarioBeretta, un curriculum di primo piano: laureato all'Isef di Milano, allenatore di bambini e ragazzi, insegnante a scuola, tecnico di prime squadre nei dilettanti e nei professionisti - Chievo, Parma, Siena, Lecce, Brescia, Cesena, Torino - con buoni risultati, responsabile di settori giovanili quali Milan e Cagliari, e infine docente al Settore Tecnico di Coverciano , di cui ora è appunto presidente.
In una recente intervista ha affermato con chiarezza: «Nei Settori Giovanili non si insiste sulla tecnica analitica perché per farlo bisogna conoscerla bene, bisogna saperla dimostrare e correggere. Servono istruttori preparati». Wow, una dichiarazione forte e sincera da parte di Mario Beretta. Finalmente qualcuno dice le cose come stanno! Un personaggio che mette il dito nella piaga. «Nei Settori Giovanili - dice - va servita tanta tecnica, da allenatori che sappiano dimostrare tutto ciò che serve ad un potenziale futuro calciatore. Non basta improvvisare, ci vuole competenza e passione». Mario Beretta mi apre un'autostrada a supporto della mia visione sul calcio giovanile. Come si fa - dico io - a non capire che non si può arrivare subito alle esercitazioni situazionali che simulano la gara se non si passa prima ad avere un ottimo controllo del pallone, conoscerne tutte le sfumature, sapersi divertire con lui, renderlo docile e obbediente? Un concetto che dovrebbe essere un manifesto per tutti i responsabili tecnici. Un suggerimento che arriva così dall'alto non lo si dovrebbe ignorare ma applicare. Il rischio è di continuare a produrre giocatori limitati se non si mette al centro di un qualsiasi programma sua maestà il pallone. Spero che Mario Beretta, come docente a Coverciano, ai futuri allenatori enfatizzi l'importanza di unire insieme la tecnica analitica, le situazioni reali di gioco, le partite a tema: è questa la chiave giusta per formare giocatori intelligenti e abili, insomma più completi.
A Mario Beretta, che ha espresso idee illuminanti, mi permetterei di dare un consiglio utopistico: rivoluzionare i corsi Uefa Pro con un'idea innovativa. Due livelli di abilitazione: uno solo per le prime squadre professionistiche e dilettantistiche, e uno che permette di allenare oltre alle prime squadre i settori giovanili e le scuole calcio dopo aver superato l'esame più importante, ossia il rapporto con il pallone.
Per fare capire meglio il mio concetto delle due abilitazioni nei corsi Uefa Pro, faccio unesempio: prendete alcuni dei nostri tecnici più famosi, arrivati a prendere il patentino da allenatore professionista per aver vinto come coach campionati dilettanti uno dietro l'altro, magari anche insegnanti Isef, o laureati in Scienze Motorie, che gli hanno permesso di frequentare il corso a Coverciano senza aver mai fatto il calciatore, solo grazie al punteggio ottenuto. Essi oltretutto, amano solo le prime squadre e sanno che non potranno mai insegnare ad un giovane una qualsiasi soluzione tecnica di gioco. Questa laurea specifica per “solo le prime squadre" sarebbe una tutela anche per loro. L'abilitazione alle sole prime squadre si dà a quei tecnici dal gessetto e dalla lavagna tattica facile che, con i loro analyst match studiano la gara disegnando linee e frecce là dove i passaggi e i dribbling non si sbagliano mai. I moduli sono perfetti, le eventuali varianti al sistema di gioco anche, i movimenti senza palla pure, le coperture preventive, le catene di destra e di sinistra, il pressing, gli equilibri ecc. Funziona tutto come un orologio (chissà cosa avrà sbagliato sulla lavagna il tattico dell' Atalanta, 10 gol presi in due partite contro il Bayern Monaco realizzandone solo 2).
Al presidente Mario Beretta che, ad una domanda dell'intervistatore: «Qual è la qualità più importante per un allenatore di settore giovanile?» Risponde: «Passione, entusiasmo, aggiornamento. Bisogna sempre studiare. E non si deve utilizzare la squadra per il proprio intertesse», voglio dire questo: Presidente, tutto perfetto, ma ha dimenticato la qualità più importante: saperdimostrare. Diamo ai bambini-ragazzi dei tecnici che abbiano superato l'esame più importante: il rapporto giusto col pallone per poter insegnare. Solo così i giovani più dotati potranno essere accompagnati nel lungo e difficile percorso tecnico fino a raggiungere il tunnel dei grandi stadi, pronti a scendere nell'arena del calcio per far vincere la propria squadra e divertire il pubblico.
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