Serie C
24 Marzo 2026
NOVARA SERIE C - Eric Lanini, attaccante classe 1994, nel campionato in corso conta 27 presenze e 7 reti
C’è un attimo, allo Stadio Silvio Piola, in cui il rumore cambia: si spezza il brusio di chi da settimane aspetta un segnale e diventa un’onda compatta. La palla scivola in area, il tempo si stringe, la difesa più solida del girone esita per un battito, ed è in quel varco che si infila Eric Lanini. Uno, due, tre fendenti: Novara-Alcione finisce 3-0, contro quella che, fino a qui, era la miglior retroguardia del Girone A. Un risultato che è insieme terapia e manifesto: l’attacco azzurro ritrova peso, profondità, tempi di gioco. E, soprattutto, ritrova la sua punta, tornata al gol dopo quasi due mesi, dall’ultima festa del 25 gennaio con la doppietta alla Pro Patria. La fotografia è nitida: stavolta il centravanti non è solo il terminale. È il ritmo dell’azione, il corridoio che si apre, la presenza che piega le marcature e libera i compagni.
L'ASSE CHE NON TI ASPETTI: PRESSING CORTO, CAMPO LUNGO
Il pregio maggiore del Novara in questo 3-0 è nella combinazione apparentemente contraddittoria di due registri: pressione aggressiva nei primi metri e, appena strappata la palla, la scelta di «allungare» il campo. Qui entrano in scena la rinnovata disponibilità di Lanini ad allungare la squadra e la lettura delle seconde palle degli interni. La linea offensiva azzurra non è più statica: scivola orizzontalmente per muovere il reparto dell’Alcione, poi affonda verticalmente quando si apre il corridoio. Il risultato è un attacco che non aspetta il cross risolutore, ma lo produce in conseguenza del vantaggio posizionale costruito a monte. In questo contesto, il 3-0 è l’epilogo di una trama pensata, più che l’episodio estemporaneo. La miglior difesa del girone insieme al Vicenza, quella dell’Alcione, fino a oggi granitica, va in affanno quando costretta a correre all’indietro e a rompere la propria comfort zone di scivolamenti corti e campo compresso. Il Novara prende metri e fiducia, ritrova quel «respiro lungo» che era mancato nelle scorse settimane.
LANINI, L'ISTINTO RITROVATO: DATA, NUMERI E SENSAZIONI
Il primo dato che salta agli occhi è anche il più semplice: Eric Lanini torna a segnare a quasi due mesi dall’ultima volta, il 25 gennaio, quando con una doppietta aveva indirizzato il successo contro la Pro Patria. È una cesura simbolica più che aritmetica: in mezzo, tante partite in cui la sua presenza è sembrata intermittente, un lavoro oscuro senza la giocata che si imprime nella memoria. Oggi cambia tutto perché cambia la sua posizione rispetto alla giocata: non attende il pallone, lo chiama; non resta schiacciato sulla linea dei centrali, ma li costringe a scegliere tra il duello e l’uscita, tra il contatto e l’anticipo, generando comunque un vantaggio per i compagni. La qualità non sta solo nel colpo, ma nel ripeterlo. Lanini mantiene il filo per 90 minuti, attacca la profondità almeno una mezza dozzina di volte, fa «respirare» la squadra quando serve, cerca il secondo palo sui traversoni provenienti da sinistra e si propone sul primo quando la manovra si stringe a destra. È l’idea di una punta «completa», più che di un finalizzatore puro.
IL QUADRO TECNICO: OCCUPAZIONE DEGLI HALF-SPACES E AMPIEZZA «MUTA»
L’analisi di dettaglio fa emergere alcuni accorgimenti degni di nota. 1) Ampiezza «muta»: i quinti e gli esterni larghi occupano posizione, ma non forzano la giocata laterale. Restano «minacce» che inchiodano i terzini avversari, aprendo il corridoio interno agli inserimenti delle mezzali sul lato palla. 2) Half-spaces come hub: quando il Novara riesce a far arrivare palla alle spalle della prima pressione, i due mezzi spazi diventano centrali per cucire l’ultimo passaggio. Qui Lanini ha beneficiato di traversoni arretrati e verticalizzazioni sul corpo, da cui girarsi o scaricare a rimorchio. 3) Alternanza corto-lungo: a campo aperto, palla subito in verticale; su difesa schierata, pazienza, scarichi e cambi lato fino a muovere la coperta dell’Alcione. Un equilibrio che ha impedito agli ospiti di «prendere le misure».
DOSSENA E LA «LINEA GUIDA»: IDENTITÀ, PROFONDITÀ, RESPONSABILITÀ
Dall’arrivo di Andrea Dossena in panchina, subentrato a stagione in corso ad Andrea Zanchetta, il Novara cerca una rotta precisa: recuperare identità e profondità senza smarrire le certezze difensive che, soprattutto in trasferta, avevano permesso agli azzurri di restare in linea di galleggiamento. La partita con l’Alcione è il tassello che mancava: lo step in cui la costruzione bassa potenziata nelle ultime settimane si alza di ritmo e diventa «verticale» sui tempi giusti. Il colpo in più è proprio il recupero di Lanini nella sua forma completa: non il solista che vive di strappi, ma l’attaccante che entra e rimane nella partita, che guida la pressione, che sceglie quando venire incontro e quando attaccare alle spalle. Intorno a lui, compagni più leggeri: con il riferimento presente e “vero”, le mezzali si liberano, gli esterni non devono forzare cross da posizioni prevedibili, la difesa può alzare il baricentro senza il timore di perdere il presidio della profondità in caso di perdita palla.
PERCHÈ QUESTA PARTITA PUÒ CAMBIARE LA NARRATIVA DEL NOVARA
Un 3-0 contro una squadra che ha fatto dell’ordine difensivo la propria cifra è più di una bella domenica. È una prova di sostenibilità del piano partita. Il Novara ha mostrato: 1) Che sa recuperare alto senza esporsi oltremodo quando la prima pressione viene saltata. Merito di distanze corte tra reparti e di una linea difensiva che ha letto bene le uscite sui riferimenti interni dell’Alcione. 2) Che la gestione dei vantaggi è cresciuta: niente «sindrome del braccino», ma la volontà di chiudere la gara quando l’inerzia lo suggeriva. Il terzo gol è, per questo, la firma che certifica maturità oltre che brillantezza. 3) Che l’attacco ha riferimenti chiari: Lanini centralissimo, ma con spalle tecniche in grado di alternarsi tra il venire incontro e l’attaccare lo spazio corto. Quando i compagni leggono bene il suo primo movimento, l’azione offensiva si «accende» a cascata. Il 3-0 all’Alcione vale anche come messaggio al gruppo: il Novara ha idee, gamba e, di nuovo, un attaccante che fa gol e fa giocare. Il resto, in questa fase della stagione, è spesso una conseguenza.