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Serie C

La miglior difesa del campionato subisce 3 reti e il tecnico si infuria: «Quell'espulsione è stata assurda»

Tra un secondo giallo contestato e una disattenzione fatale, gli Orange tornano a casa con più domande che punti

ALCIONE SERIE C - GIOVANNI CUSATIS

ALCIONE SERIE C - Giovanni Cusatis, allenatore del club milanese attualmente al 7° posto in classifica in campionato

La scena che resta è un frammento preciso: una maglia arancione che si ferma di colpo, braccia allargate, lo sguardo verso l’arbitro. Poi il gesto asciutto, il cartellino che s’illumina nell’aria umida del «Silvio Piola», e la partita che prende una piega definitiva. L’Alcione Milano riparte da lì nel suo viaggio di ritorno, con addosso il fastidio delle occasioni mancate e il peso di una decisione arbitrale che il tecnico Giovanni Cusatis giudica «assurda». A tradire gli Orange, però, non è stato soltanto quel secondo giallo che ha lasciato in 10 gli ospiti: c’è anche un primo gol concesso con troppa facilità, nato da una disattenzione collettiva della retroguardia. Ingredienti che, mescolati, hanno indirizzato la sfida e reso sterile il forcing di una ripresa avviata con le migliori intenzioni.

UNA TRASFERTA CHE PESA NEL CONTESTO ORANGE
La visita al Novara FC arrivava in un momento in cui l’Alcione stava costruendo, giornata dopo giornata, la propria identità in Serie C. La sfida in Piemonte proponeva un avversario esperto, sostenuto da un ambiente caldo e abituato a reggere partite a forte intensità. Era una gara da interpretare con lucidità, senza strappi nervosi: qualità che, per 70-80 minuti, la squadra di Cusatis ha provato a mostrare. Poi, la sequenza che cambia tutto: rigore per i padroni di casa, inferiorità numerica per il secondo cartellino a Paolo Chierichetti, e inerzia psicologica che s’inclina dalla parte azzurra.

GLI EPISODI CHE SPOSTANO L'EQUILIBRIO
1) L’1-0 nasce da una lettura difensiva imperfetta. È il tipo di errore di reparto che in Serie C costa carissimo: una linea che si accorcia in ritardo, un marcatore che perde per un attimo la postura corretta, un’uscita sul portatore non abbastanza aggressiva. Un «piccolo» dettaglio che diventa grande quando l’avversario ha la lucidità per capitalizzare. 2) Il secondo giallo a Chierichetti è il fotogramma che alimenta la discussione. Secondo la ricostruzione post-gara, il difensore avrebbe pagato caro un confronto verbale «pacato» con il direttore di gara. Qui sta il cuore della protesta di Cusatis: non contesta l’idea generale di disciplina, ma la sproporzione tra gesto e sanzione. In dieci, con ancora molti minuti da giocare, l’Alcione ha dovuto rifare i conti con il piano partita. In questi casi, il calcio è crudele: ciò che prima era un corridoio di passaggio diventa una salita. Il pressing non ha più la stessa sincronia, le coperture preventive si allungano, il primo controllo richiede un margine d’errore quasi nullo. E il Novara non ha perdonato.

LE PAROLE DI CUSATIS: LUCIDE, DURE, PRAGMATICHE
Il messaggio del tecnico è stato doppio e, a suo modo, coerente: 1) Da un lato, l’osservazione netta: «Quel rosso a Chierichetti ci ha tagliato le gambe». Una presa di posizione forte, che mette l’accento su come l’episodio disciplinare abbia cambiato la struttura emotiva e tattica del match. 2) Dall’altro, un invito a evitare alibi: «Gli avversari sono stati più bravi, meritano i complimenti». Una postura rara, che tiene insieme l’indignazione per un dettaglio ritenuto ingiusto e la disponibilità a riconoscere il valore dell’avversario. È un equilibrio sottile, ma è anche la cifra tecnica e umana di Giovanni Cusatis: pretendere rispetto per il lavoro della propria squadra, e insieme esigere che il gruppo guardi sempre dentro se stesso prima di cercare spiegazioni all’esterno. Una linea che, nelle sue parole, torna come un concetto chiave: «resettare», cioè assorbire il colpo senza portarselo dietro più del dovuto.

DENTRO LA PARTITA: COSA HA FUNZIONATO E COSA NO
1) Fase di non possesso: nei primi 45 minuti, l’Alcione ha spesso schermato bene la prima uscita dei padroni di casa, con una mediana corta e attenta alle traiettorie interne. Quando però il Novara ha allargato il campo con i terzini, gli Orange hanno dovuto abbassare l’ala sul lato palla, lasciando più spazio tra le linee. Lì si sono accesi i rischi. 2) Transizione negativa: è qui che nasce la sensazione di disattenzione sul vantaggio avversario. Un rientro non coordinato, una diagonale concessa, la classica frazione di secondo che trasforma una palla «gestibile» in una palla gol. 3) Gestione dell’inferiorità: dopo l’espulsione di Chierichetti, la squadra ha scelto un baricentro prudente, provando a risalire con 2-3 passaggi e cercando uomini tra le linee. In dieci, però, le corse senza palla si fanno più lunghe, i riferimenti si sfilacciano e, allungandosi il campo, la lucidità nel momento dell’ultimo passaggio si è persa.

LA ROTTA DELL'ALCIONE: CALENDARIO, PUNTI DI RIFERIMENTO E PRIORITÀ
La classifica del Girone A è corta in molte zone e le prossime giornate contano come finali. Per l’Alcione, la priorità è non trasformare questo ko in una scia: la squadra ha dimostrato di saper rimontare, di saper pareggiare all’ultimo respiro e di avere nelle proprie corde una fase offensiva capace di costruire 5-6 situazioni pulite a partita. Ma qui il focus è difensivo e mentale: ridurre a zero le disattenzioni che aprono porte all’avversario, e, soprattutto, mantenere il controllo emotivo quando la gara s’infiamma. La buona notizia? Questo gruppo ha già dato prove di resilienza. E le parole di Cusatis, «resettare subito, lavorare, ripartire», non suonano come un cliché, ma come un programma operativo. È quella mentalità che, in Serie C, spesso vale quanto un rinforzo di mercato a gennaio.

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