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Italia Under 21

Snobbato da Gattuso per i play off del Mondiale, viene chiamato dall'Under 21: il curioso caso dell'esterno

Una scelta tecnica che racconta la nuova Italia, sinergia tra le Nazionali e porte che si aprono all'ultimo momento

ITALIA UNDER 21 - MICHAEL KAYODE

ITALIA UNDER 21 - Michael Kayode, difensore esterno classe 2004, gioca in Premier League nel Brentford

È lunedì sera a Coverciano, le luci delle sale fisioterapiche restano accese più del solito. Tra bende, ghiaccio e «terapie conservative», la Nazionale maggiore prepara la semifinale dei playoff Mondiali. Pochi chilometri più in là, al telefono di Michael Kayode squilla una chiamata attesa eppure insperata: l’Under 21 di Silvio Baldini lo vuole per le partite del 26 e del 31 marzo contro Macedonia del Nord e Svezia. Il contrasto è netto: escluso dal giro di Gennaro Gattuso, arruolato tra gli Azzurrini pochi giorni dopo. Che cosa è successo davvero?

LA LINEA DI GATTUSO: CONFERMARE IL GRUPPO, EVITARE SCOSSE
Per capire il caso Kayode, bisogna partire dalla cornice. Alla vigilia della semifinale dei playoff per il Mondiale 2026, fissata a giovedì 26 marzo a Bergamo, New Balance Arena, contro l’Irlanda del Nord, la priorità della Nazionale è una: stabilità. Fin dal suo insediamento, Gattuso ha scandito un principio chiaro: «Chi viene in Nazionale e ha un problemino resta a Coverciano: abbiamo fisioterapisti, dottori, macchine, tutto per assistere i giocatori». È la road map di un commissario tecnico che ha preso in mano un gruppo scosso e che, a ridosso della partita da dentro‑o‑fuori, sceglie di ridurre al minimo i cambi, accompagnando gli infortunati con un lavoro mirato e, quando serve, con carichi ridotti. Una politica ribadita anche in questi giorni, con aggiornamenti sullo stato di diversi giocatori trattati e valutati «day by day» nel centro federale. È la stessa coerenza che spiega un’altra scelta: evitare rivoluzioni nel ruolo di esterno destro/quinta, laddove il commissario tecnico punta prima di tutto su profili già rodati nel suo sistema di gioco, un 3‑5‑2 di riferimento, pronto a virare sul 4‑4‑2 a partita in corso, e su una lista ristretta di 28 nomi predefinita con settimane di anticipo, tra colloqui individuali e uno stage richiesto a febbraio proprio per cementare gerarchie e principi. In breve: l’azzardo non è contemplato; la Nazionale ha bisogno di certezze.

LA PORTA CHE SI APRE: L'UNDER 21 DI BALDINI CHIAMA PER MARZO
Nel frattempo, la programmazione dell’Under 21 corre su binari paralleli. L’Italia Under 21 è seconda nel Girone E di qualificazione all’Europeo 2027 (in Albania e Serbia) e a marzo gioca due gare chiave: Italia-Macedonia del Nord al Castellani di Empoli, giovedì 26 marzo alle 18.15, e Svezia-Italia a Borås, martedì 31 marzo alle 18.30. La missione è chiara: agganciare la Polonia capolista e tenere aperta la corsa al 1°o posto. Per farlo, Silvio Baldini ha varato una lista iniziale di 24 Azzurrini il 20 marzo, confermando l’ossatura del gruppo e inserendo quattro prime chiamate (Daffara, Ahanor, Mannini e Cacciamani). Pochi giorni dopo, il quadro dei convocati è stato ritoccato per far fronte ad acciacchi e incastri con la nazionale maggiore, e in questo contesto è maturata la chiamata a Michael Kayode. Due partite, due date e un’occasione tattica precisa.

KAYODE: UN ESTERNO MODERNO, CRESCIUTO A FIRENZE E TEMPRATO IN PREMIER
Perché Kayode è un nome che divide? Perché a 21 anni (classe 2004 originario di Borgomanero) è già passato attraverso tre «mondi» diversi: la Primavera vincente e poi la prima squadra della Fiorentina, la trazione internazionale dell’Under 21 e la fisicità della Premier League. Nel gennaio 2025 è volato in Inghilterra, in prestito al Brentford con opzione per il riscatto, guadagnandosi minuti in un contesto ad alta intensità e affinando alcune qualità che in Italia avevano acceso i radar: resistenza sulla lunga distanza, strappi in conduzione, capacità di «rompere» la pressione con il primo controllo orientato sul piede forte. È lo stesso ragazzo che, da Under 19, aveva deciso una finale europea col suo inserimento sul secondo palo: una firma che ne ha marchiato il profilo tecnico e mentale. La sua traiettoria con l’Under 21 è altrettanto significativa: debutto nel ciclo 2023‑2025, presenza all’Europeo 2025 in Slovacchia (dove, nelle rotazioni, gli fu preferito Mattia Zanotti su alcune gare) e rientro stabile nel biennio successivo targato Baldini

PRIMA NO, POI SÌ: IL FATTORE TEMPO, IL FATTORE SISTEMA
Nelle scelte della Nazionale maggiore la domanda è istintiva: se Kayode piace, perché non convocarlo subito per i playoff? La risposta sta in due parole chiave: «tempo» e «sistema». 1) Tempo, perché una semifinale da dentro‑o‑fuori come quella del 26 marzo impone continuità. Gattuso ha impostato la settimana con un blocco di 28 giocatori già metabolizzato tatticamente, allenando dettagli specifici (uscite palla dal 3‑5‑2, corse preventive dei quinti, riaggressione di reparto) e seguendo in laboratorio i giocatori «borderline» dal punto di vista fisico. Cambiare un ingranaggio della catena laterale a tre giorni dalla gara avrebbe avuto un costo in sincronismi ed energie nervose. 2) Sistema, perché la filiera federale oggi lavora per «vasi comunicanti» ma senza sovrapporsi: l’Under 21 non è un retrocessione, è la piattaforma di lancio. Silvio Baldini, nominato ct Under 21 a luglio 2025 (vice: Andrea Barzagli), ha tra i suoi compiti quello di far crescere i profili «pronti a salire» quando la A avrà il contesto giusto per riceverli. Il percorso di Kayode in questa finestra ne è l’esempio: fuori dalla lista di Gattuso per i playoff, dentro l’Under 21 dove potrà giocare due gar

CONCLUSIONE: UN REBUS CHE IN REALTÀ UN PIANO
Il «paradosso Kayode» è meno paradossale di quanto sembri. Le esigenze immediate della A e quelle dell’Under 21 non sono in concorrenza: si completano. Gattuso ha bisogno di certezze e di un gruppo «allenato» per la partita più importante dell’anno; Baldini ha bisogno di spinta fresca sulle corsie per due match che valgono mezza qualificazione. In mezzo, un ragazzo di 20 anni che ha già assaggiato l’Europa che conta, che ha imparato a reggere i duelli della Premier League e che, soprattutto, ha ancora margini per diventare ciò che intriga tutti: un esterno moderno, d’impatto, capace di salire all’altezza della Nazionale maggiore quando il contesto, e non l’emozione, dirà che è il momento.

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