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Lutto

A 79 anni ci lascia uno dei più grandi bomber del calcio italiano, fece 168 gol in Serie A e vinse 2 Coppe Italia

Il suo fiuto per il gol e la capacità di finalizzazione erano unici e vinse anche la classifica marcatori nella stagione 1972-1973

BOLOGNA SERIE A - GIUSEPPE SAVOLDI

Giuseppe Savoldi aveva 79 anni ed era stato in attività dal 1965 al 1983 iniziando e chiudendo con l'Atalanta

Il calcio italiano perde uno dei suoi protagonisti più iconici degli anni Settanta, Giuseppe Savoldi, per tutti «Beppe». Nato nel 1947 a Gorlago, in provincia di Bergamo, Savoldi cresce calcisticamente nell’Atalanta, dove debutta tra i Professionisti nel 1966. Fin da subito si fa notare per il fiuto del gol, la potenza fisica e una straordinaria capacità di finalizzazione che lo renderanno uno degli attaccanti più temuti della sua generazione. Il suo nome, però, entra definitivamente nella storia del calcio italiano pochi anni più tardi, quando diventa protagonista di uno dei trasferimenti più discussi e simbolici dell’epoca passando dal Bologna al Napoli per 2 miliardi di lire dell'epoca. Si parla di uno di quei centravanti che hanno fatto la storia a suon di gol, carattere e personalità. Aveva 79 anni e da tempo lottava contro una malattia, ma fino all’ultimo è rimasto circondato dall’affetto della sua famiglia, dei suoi luoghi e di chi lo ha amato dentro e fuori dal campo.

L'ESPLOSIONE AL BOLOGNA: 7 STAGIONI DA LEGGENDA
Nel 1968 passa al Bologna FC 1909, dove resterà per sette stagioni scrivendo pagine indelebili della storia rossoblù. A Bologna Savoldi diventa un vero e proprio idolo della tifoseria, grazie ai suoi gol decisivi e a una presenza costante sotto porta. Con il club emiliano conquista due Coppe Italia, nel 1970 e nel 1974, affermandosi come uno dei centravanti più prolifici del campionato. Vince anche la classifica marcatori della Serie A nella stagione 1972-1973. È in questi anni che costruisce la sua fama di «bomber implacabile», capace di segnare in ogni modo: di testa, di destro, di sinistro, da dentro e fuori area.

IL TRASFERIMENTO AL NAPOLI: «MISTER 2 MILIARDI»
Nel 1975 arriva la svolta che segna la sua carriera e l’intero movimento calcistico italiano. Il passaggio alla SSC Napoli per due miliardi di lire rappresenta un record assoluto per l’epoca. Da quel momento Savoldi viene soprannominato «mister due miliardi», simbolo di un calcio che stava cambiando volto anche sul piano economico. Sotto il Vesuvio, Savoldi crea un legame profondo con la città e con i tifosi partenopei. In 4 stagioni in maglia azzurra continua a segnare con continuità, contribuendo alla vittoria di una Coppa Italia e diventando uno dei giocatori più rappresentativi del Napoli pre-Maradona. Il suo stile di gioco, fatto di concretezza e senso del gol, si sposa perfettamente con il calore della piazza napoletana, che ancora oggi lo ricorda con affetto.

IL RITORNO E IL FINALE DI CARRIERA
Dopo l’esperienza napoletana, Savoldi torna al Bologna, chiudendo idealmente un cerchio con la squadra che lo aveva consacrato. Successivamente conclude la sua carriera tornando alle origini, con l’Atalanta in Serie B nella stagione 1982-1983. Il bilancio complessivo parla chiaro: 168 gol in 405 partite di Serie A, oltre 230 reti considerando tutte le competizioni. Numeri che lo collocano tra i grandi attaccanti della storia del calcio italiano. Savoldi ha indossato anche la maglia della Nazionale italiana di calcio, collezionando 4 presenze e segnando un gol in un’amichevole contro la Grecia. Un bottino forse inferiore al suo valore, in un’epoca ricca di grandi attaccanti e forte concorrenza.

IL PERCORSO DA ALLENATORE
Terminata l’esperienza da calciatore, Savoldi intraprende la carriera da allenatore tra la fine degli anni ’80 e i primi anni 2000. Guida diverse squadre di Serie C, tra cui Carrarese, Saronno, Spezia, Lecco, SienaAlbinoLeffe, portando la sua esperienza e la sua visione del calcio anche alle categorie inferiori. Beppe Savoldi lascia un’eredità importante nel calcio italiano. Non solo per i numeri, ma per quello che ha rappresentato: un centravanti puro, concreto, capace di segnare e di far sognare intere generazioni di tifosi.

IL RICORDO DELLA FAMIGLIA: «UN ESEMPIO DI VALORI E AMORE»
A dare la notizia della sua scomparsa è stato il figlio Gianluca, anche lui calciatore arrivato fino alla Serie A e ora allenatore, con parole cariche di emozione: «Se ne è andato in altra dimensione il nostro grande Beppe. I suoi luoghi, la sua casa e i suoi affetti lo hanno accompagnato fino all’ultimo momento lasciandoci custodi dei valori e dell’amore che hanno sempre costituito la cifra del suo percorso terreno. Siamo molto fieri di tutto ciò, pur travolti dal dolore». Un messaggio che restituisce l’immagine di un uomo prima ancora che di un campione: legato alla famiglia, ai valori e a una dimensione autentica della vita.

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