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Ha giocato oltre 250 partite in Serie A, getta la spugna da allenatore in Serie D: le dimissioni amare dell'ex difensore

Tra promesse disattese, panchina che cambia e un destino (quasi) segnato: cosa c’è davvero dietro l’addio del tecnico

TUTTOCUOIO SERIE D - ALDO FIRICANO

TUTTOCUOIO SERIE D - Aldo Firicano era stato avvicendato da Riccardo Boschetto nel girone di andata per poi venir richiamato, ora l'addio spontaneo

Un addio che cambia tutto, anche se era nell’aria. Aldo Firicano si è dimesso: il Tuttocuoio resta con appena 9 punti in classifica e una stagione che porterà ad un'inevitabile retrocessione. Martedì scorso, nel silenzio del «Riccardo Neri», è finito un progetto che doveva essere quello della ripartenza dopo la promozione dall’Eccellenza, che aveva visto in panchina proprio l'ex difensore di Cagliari e Fiorentina in Serie A. Un pullman partito a luci spente, un taccuino rimasto chiuso, e una squadra che non è mai riuscita a diventare davvero sé stessa. Le dimissioni, ufficializzate il 26 marzo 2026, segnano la fine di un ciclo che non ha mai trovato continuità. La società aveva provato anche a dare una scossa, ingaggiando lo scorso autunno Riccardo Boschetto per alcune partite, ma non è servito. E neppure il ritorno di Firicano ha sortito gli effetti sperati.

UN EPILOGO ANNUNCIATO: I FATTI NUDI E CRUDI
1) Le dimissioni di Aldo Firicano sono state presentate nella giornata di martedì e la società le ha accettate, chiudendo così un ciclo durato un biennio. La panchina, per le restanti gare, passa a una soluzione interna, scelta che punta a contenere l’emergenza e gestire lo spogliatoio nel tratto finale. 2) La classifica è severa: 7 punti complessivi, ultimo posto nel Girone D di Serie D e una retrocessione che, allo stato attuale, appare come l’esito più probabile. La fotografia statistica più recente conferma il fanalino di coda e una forbice ormai ampia rispetto alla zona salvezza. 3) Il percorso con Firicano aveva conosciuto l’apice nella primavera 2024: il salto dall’Eccellenza Toscana alla Serie D e, nella stagione successiva, una salvezza senza affanni. Dati e cronache del periodo lo certificano, insieme alla conferma sulla panchina per il 2025-2026.

IL BIENNIO FIRICANO: DALLA PROMOZIONE AL FIATO CORTO IN SERIE D
C’è un merito che nessuno può togliere a Aldo Firicano: aver riportato i neroverdi nel massimo campionato dilettantistico. La promozione di aprile 2024 ha rimesso in circolo entusiasmo, identità, appartenenza. La stagione 2024-2025 ha poi messo in sicurezza la categoria, raggiungendo la salvezza con anticipo e dando l’impressione che il percorso potesse consolidarsi. Cronache locali e specializzate parlano di un gruppo che, pur tra alti e bassi, ha retto l’urto, chiudendo l’annata senza drammi. La stagione 2025-2026, però, ha imboccato sin dai primi mesi una traiettoria opposta: gioco frammentato, bassa produzione offensiva, fragilità difensive che hanno reso proibitive anche le gare indirizzate. Tra ottobre e dicembre 2025, le statistiche concatenate ai resoconti di giornata segnalavano un Tuttocuoio sistematicamente punito negli ultimi minuti, con punti dilapidati e fiducia erosa fino all’osso. 

OLTRE AL CAMPO: IL PESO SPECIFICO DEI «TRASLOCHI»
Per comprendere l’addio di Firicano bisogna allargare il perimetro. Il Tuttocuoio ha vissuto una lunga parentesi lontano dalla sua casa storica, il Leporaia di Ponte a Egola, trasferendosi allo stadio Riccardo Neri di Castelfiorentino e, in alcuni frangenti, appoggiandosi a Pontedera. Un pendolarismo logistico che ha complicato routine, abitudini, perfino la percezione dell’«essere squadra». Nella seconda parte di stagione, gli incastri di calendario hanno visto un rientro a Ponte a Egola per alcune gare, ma il danno identitario era già fatto: cambiare spogliatoio, percorrere strade diverse al giorno gara, ricalibrare persino la gestione dei carichi in settimana. Sono fattori che non compaiono nelle classifiche, ma pesano nel rendimento. E lo stesso Firicano, nel discorso di congedo riportato a caldo, ha richiamato proprio le «difficoltà strutturali e logistiche» come cornice oggettiva di un’annata nata storta.

LA MATEMATICA DELLA CRISI: NUMERI, PRESTAZIONI, INERZIE
Nel calcio dilettantistico, i numeri raccontano quasi tutto. Il Tuttocuoio ha chiuso il girone d’andata con una dote risibile, e il ritorno non ha prodotto l’inversione necessaria. Indicatori terzi certificano: 1) Ultimo posto con 7 punti nelle classifiche aggregate più aggiornate. 2) Differenziale reti pesante e un trend difensivo fragile, segnalato già a fine 2025 come uno dei fattori determinanti dello scivolamento sul fondo. 3) Una soglia salvezza progressivamente sfuggita di mano, insieme alla possibilità di aggrapparsi ai playout. La fotografia statistica non è mai il Vangelo, ma diventa una prova indiziaria quando si salda con il linguaggio del campo: gol subiti su palla inattiva, letture tardive nell’ultimo quarto d’ora, poca profondità di rosa per cambiare spartito in corsa. Elementi che, anche senza scomodare l’analisi dati più sofisticata, rimandano a una squadra con basso margine di recupero.

CHE SQUADRA RIVEDREMO DOMANI
Il profilo del Tuttocuoio che nascerà dopo questo crocevia dipende da tre decisioni-cardine: 1) La scelta della «casa» e la gestione degli impianti: senza una sede tecnica stabile, la qualità del lavoro non si alza. È una verità elementare. 2) La definizione del responsabile dell’area sportiva e della filosofia di reclutamento: riconoscere il bacino toscano, inserire 2-3 profili esperti come «chiavi di volta», potenziare la filiera dei giovani con minutaggio «protetto». 3) Il tempo concesso al nuovo staff: il calcio dilettantistico divora progetti in 6-8 mesi; qui servirà almeno un ciclo biennale coerente. La lezione è già scritta tra le righe di questa stagione: un allenatore costruisce, ma deve camminare su un terreno solido. Senza quello, ogni settimana è una prova di equilibrio sul filo.

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