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Play Off Mondiali 2026

L'ex Roma si gioca il Mondiale e la Nazionale accusa il tecnico del suo club: «Ci state boicottando facendolo giocare poco»

Un retroscena che brucia alla vigilia dell'attesa partita: dietro al crollo del minutaggio dell’ex Roma c’è davvero un «fattore nazionale»?

GALLES-BOSNIA PLAY OFF MONDIALI 2026 - BENJAMIN TAHIROVIC

GALLES-BOSNIA PLAY OFF MONDIALI 2026 - Benjamin Tahirovic, centrocampista classe 2003, ha giocato 11 partite in Serie A con la Roma nella stagione 2022-2023

La panchina è lunga, ma a volte diventa un’isola. In un gelido pomeriggio danese di fine inverno, la sagoma di Benjamin Tahirović resta immobile per quasi tutto il match: minuti zero, sguardo fisso sul campo, compagni che entrano ed escono a rotazione. Per chi ha seguito il suo percorso dalla Primavera della Roma ai riflettori europei, quel vuoto dice più di tante parole. E infatti le parole, poi, sono arrivate. Prima dal commissario tecnico della Bosnia, Sergej Barbarez, che ha insinuato un cortocircuito «patriottico» legato alla nazionalità del tecnico del Brøndby, il gallese Steve Cooper. Quindi dal club danese, che ha respinto l’ipotesi di un caso «Galles vs Bosnia» e ha ricondotto il tutto a questioni interne, tra disciplina, scelte tecniche e gestione del gruppo. Nel mezzo, un dato secco: il minutaggio dell’ex Roma Primavera è crollato nelle ultime settimane, proprio mentre si avvicina la semifinale playoff per il Mondiale 2026 tra Galles e Bosnia del 26 marzo 2026 a Cardiff, crocevia che potrebbe indirizzare una carriera e un’intera generazione di tifosi.

DALLA SCUOLA ROMA ALLA DANIMARCA: ASCESA, PROMESSE, STRAPPI
1) È nella Roma che il classe 2003 nato in Svezia si impone da teenager: regia pulita, fisico da frangiflutti, letture da veterano. L’attenzione sale quando José Mourinho lo porta stabilmente in orbita prima squadra, con 11 presenze complessive fra campionato e coppe. Da lì il salto all’Ajax e, nel gennaio-febbraio 2025, l’approdo al Brøndby IF: un investimento non banale per il panorama danese. Entrata decisa, impatto tecnico evidente, fiducia in costante crescita: per diversi mesi Tahirović sembra un tassello strutturale della mediana gialloblù. 2) Nel settembre 2025 avviene un cambio di scenario: in panchina s’insedia Steve Cooper, tecnico gallese con curriculum importante in Inghilterra. La linea progettuale si aggiorna, la squadra si rimescola, il baricentro tattico oscilla. Se in autunno il bosniaco mantiene un ruolo solido (arrivano anche gol e prove di sostanza), con l’avvio del 2026 qualcosa s’inceppa: acciacchi, rotazioni più aggressive, scelte di formazione «forti» e, secondo più di un media danese, una stretta disciplinare che ridefinisce gerarchie e presenze in distinta.

LA MICCIA SI ACCENDE: LE PAROLE DI BARBAREZ E L'OMBRA DEL «FATTORE GALLES»
Il caso esplode a ridosso della sosta di marzo. Il CT della Bosnia, Sergej Barbarez, che di Tahirović ha fatto una colonna del suo 4-4-2 o 4-2-3-1 (il centrocampista è stato tra i più utilizzati nell’ultimo anno solare di qualificazioni), allude pubblicamente a un’esclusione «non solo tecnica». Il riferimento è alla nazionalità del manager del Brøndby, il gallese Cooper, e alla coincidenza ingombrante del playoff contro il Galles fissato per il 26 marzo 2026. Un’accusa pesantissima: in soldoni, la tesi che il club danese, o il suo allenatore, possa aver «congelato» il bosniaco alla vigilia di una partita-chiave contro la nazionale del coach. È un frame narrativo che rimbalza con forza: «calo di minutaggio» come indizio, «nazionalità» come movente, «playoff» come contesto esplosivo. Ma la realtà, come spesso accade, si rivela più stratificata e, per certi versi, più prosaica.

LA SMENTTA DEL BRONDBY: «NIENTE PATRIOTTISMI, MA QUESTIONI INTERNE E GESTIONE DEL GRUPPO»
La replica del Brøndby è netta: nessuna motivazione «patriottica», nessun ostruzionismo nazionale. Il club richiama in causa ragioni disciplinari, di condotta e scelte tecniche concertate con la dirigenza, oltre a segnalare piccoli problemi fisici che nelle ultime settimane hanno inciso su più d’un giocatore (tra cui lo stesso Tahirović in almeno una sessione). Un racconto che trova parziali riscontri nella stampa danese, dove si parla di un giro di vite firmato Cooper, allenatore abituato ad alzare l’asticella competitiva, anche a costo di «tagli dolorosi», e di una rivisitazione profonda della rosa a cavallo fra gennaio e febbraio 2026: innesti pesanti, veterani messi in discussione, giovani promossi, alcuni profili retrocessi nelle rotazioni. In questo quadro, Tahirović, pur restando nel perimetro della prima squadra, spesso in lista, talvolta titolare, ha visto ridursi la centralità rispetto ai picchi dell’autunno. Non un azzeramento, dunque, ma un ridimensionamento funzionale al nuovo equilibrio tattico e agli arrivi invernali.

IL NODO-TRASFERIMENTI: TRA INTERESSAMENTI ESTERI E STATUS IN EVOLUZIONE
Il cambio di passo si inserisce in una più ampia equazione di mercato. Da settimane rimbalzano indiscrezioni su un Brøndby disposto ad ascoltare offerte per alcuni elementi (tra cui lo stesso Tahirović) se economicamente congrue. Dalla Grecia alla Scozia, passando per club con scouting attento sui campionati nordici, il nome dell’ex romanista è comparso in diverse short list. L’idea, molto danese, è che la rosa sia un organismo vivo: acquisti, cessioni e rotazioni non sono tabù, ma strumenti di costruzione progressiva di un’identità competitiva. Per un centrocampista di 23 anni con taglia e tecnica sopra la media, la prospettiva di un prossimo step resta aperta: a Copenaghen come altrove.

CONCLUSIONE: MENO SLOGAN, MAGGIORE ATTENZIONE AL CAMPO
Il «caso Tahirović» funziona perfettamente come storia da bar: c’è il nemico perfetto (il «gallese» alla vigilia del Galles), c’è l’ingiustizia evocata, c’è il talento che sembra tradito. Ma chi vive lo spogliatoio sa che la realtà non è mai così lineare. Qui si incrociano progetto tecnico, condizioni fisiche, gerarchie mobili, disciplina e, sì, sensibilità nazionali che a marzo si accendono per definizione. Il nostro mestiere è tenere insieme i pezzi, separare i fatti dalle narrazioni e, soprattutto, ricordare che alla fine i giudici supremi restano il campo e il tempo. Per Benjamin Tahirović, oggi, la partita più importante ha una data precisa, 26 marzo 6, e un indirizzo: Cardiff. Tutto il resto, polemiche comprese, sarà credibile solo se resisterà a quel fischio d’inizio.

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