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Serie B

Sta facendo sfracelli nella squadra di provincia, il 22enne ora può tornare al Napoli ed essere utile a Conte

Dalla maturazione a Carrara alle scelte di mercato del suo club di appartenenza: il percorso di un centrocampista che si è reinventato mezzala

CARRARESE SERIE B - LUIS HASA

CARRARESE SERIE B - Luis Hasa, centrocampista classe 2004, nel campionato in corso conta 25 presenze e 4 reti con i gialloblù di Toscana

C’è una corsa in verticale in un campo che non perdona, un taglio a mezz’altezza alle spalle del mediano, lo stop orientato e poi l’interno destro a incrociare. È il minuto 52 del 18 ottobre 2025, a Pescara-Carrarese: la palla parte dal piede di Luis Hasa, disegna una traiettoria pulita e si infila in rete. È un istante che spiega più di tante analisi: alla Carrarese di Antonio Calabro, Hasa non è più solo il «diez» che ama il riflettore tra le linee; è diventato una mezzala moderna che attacca lo spazio, corre senza palla, rifinisce e arriva a concludere. Da quel momento in avanti, il ragazzo in prestito dal Napoli ha continuato ad aggiungere tasselli alla sua stagione in Serie B, fino a chiudere (al momento) con 5 gol e 3 assist in 25 presenze, numeri che accendono una domanda semplice e insieme strategica: cosa conviene fare al Napoli, a Conte e a Manna la prossima estate? Richiamarlo a casa e valorizzarlo subito, oppure replicare il «modello Vergara» e concedergli un altro prestito per completare il percorso?

UN ANNO CHE LO HA CAMBIATO: DALLA TRE QUARTI ALLA MEZZ'ALA
La svolta si è consumata in Toscana, in un contesto tecnico chiaro: la Carrarese ha viaggiato per lunghi tratti su un’identità da 3-5-2 (con frequenti variazioni sul 3-4-2-1), che ha chiesto alle mezzali non solo palleggio ma soprattutto gamba, inserimenti e letture senza palla. Dentro questa cornice, Hasa ha smesso di cercare sempre palla addosso per iniziare a cercarla nello spazio. Lo abbiamo visto: 1) Occupare la mezzala sinistra, con compiti di doppia fascia: sostegno al gioco dentro-fuori e attacco del mezzo-spazio. 2) Sapersi adattare al 3-4-2-1, dove talvolta ha alzato il raggio d’azione accanto al sotto-punta, ma conservando l’abitudine a correre in verticale più che a staticizzare il possesso. 3) Aumentare frequenza di attacchi in area: il gol di Pescara, il sinistro col Mantova del 1 marzo 2026, le conclusioni dal limite nelle gare di dicembre, sono tappe di un’evoluzione visibile.

COSA HA GUADAGNATO IL SUO GIOCO
Il passaggio a mezzala gli ha regalato tre vantaggi competitivi: 1) Più campo davanti. Partendo da interno, Hasa può osservare lo sviluppo senza avere il difensore «in pancia» come tra le linee: sceglie il tempo, attacca il varco creato dalla punta che viene incontro e arriva in area «da quarto uomo». È una progressione che ha portato almeno 5 gol in stagione, con spunti da box-to-box. 2) Letture difensive utili alla Serie A. Da mezzala ha dovuto imparare le chiusure diagonali, la copertura sull’esterno e le uscite sul play avversario. Non perfetto, ma in crescita: lo dicono le pagelle «miste» nelle gare complicate (come a Palermo, sconfitta 5-0), ma anche la tenuta nelle partite «sporche» d’inverno. 3) Continuità. La Serie B ti giudica ogni sette giorni: fra ottobre 2025 e marzo 2026 Hasa è stato presenza stabile nell’undici o nella rotazione centrale, con minutaggi in crescita e impatto in gol/assist. 

IL NODO NAPOLI: DUE STRADE E UNA BUSSOLA (CONTE)
Il Napoli ha già tracciato un solco recente con un altro talento cresciuto nei propri radar: Antonio Vergara. Un anno fa, complice un grande biennio in Serie B (Pro Vercelli prima, Reggiana poi), il club ha scelto di riportarlo alla base, con Antonio Conte che lo ha valutato in ritiro e, pur tra alti e bassi, lo ha tenuto in rosa, concedendogli minuti in Serie A, Coppa Italia e persino uno scampolo di Champions. Nel dicembre 2025 si è riaperta l’ipotesi di un prestito invernale per dargli più continuità, ma la gestione è rimasta elastica e «di momento», nel solco di una fiducia dichiarata dal tecnico e dal suo entourage. Il caso Vergara è un precedente prezioso perché definisce i criteri con cui a Castel Volturno si stanno prendendo decisioni sui profili borderline tra «pronti ora» e «pronti domani».

PERCHÈ HASA PUÒ FARE COMODO SUBITO
Se il Napoli decidesse di riportarlo a casa già da luglio 2026, ci sono motivi tecnici concreti: 1) Profilo complementare ai titolari. In una linea che alterna mezzali di corsa e palleggiatori, un interno capace di correre alle spalle della punta e concludere aggiunge imprevedibilità. 2) Continuità di scuola tattica. Il 3-5-2 (o i suoi derivati) vissuto con Calabro «parla la stessa lingua» dei principi che Conte chiede agli interni: scalate pulite, sincronismi nelle uscite, ri-aggressione sui recuperi sporchi, attacchi in area a rimorchio. 3) Costi e valore. Un ritorno «in casa» significa costo opportunità nullo sul mercato e la possibilità di accrescere il valore patrimoniale del calciatore con minuti in Serie A. A corroborare l’idea, ci sono le prestazioni in partite «universitarie» per la B (gare contro squadre dal baricentro alto o piazze calde): i colpi mostrati tra ottobre e dicembre 2025 e la rete «pesante» a Mantova nel girone di ritorno dicono che la produzione non è frutto di episodi isolati. È una tendenza.

CONCLUSIONE: L'OPZIONE GIUSTA AL MOMENTO GIUSTO
Il Napoli si trova davanti a una scelta che non è un bivio, ma una scala: con Hasa puoi salire un gradino subito, riportandolo in rosa per allungare le rotazioni e dare al centrocampo un interno che attacca l’area, oppure puoi salire due gradini tra 12  mesi, spedendolo ancora a giocare titolare per un anno intero, a patto di scegliere il contesto giusto. La storia recente di Vergara insegna che non esiste una formula unica: esiste il coraggio di decidere bene per il giocatore e per la squadra. Oggi, la fotografia dice che Hasa è un prospetto pronto a stare dentro una rosa da vertice come dodicesimo-uomo di reparto, con l’arma dell’inserimento e una duttilità che Conte ha dimostrato di saper valorizzare. Domani, con un altro pacco di 30 presenze sulle spalle, potrebbe diventare titolarità contendibile. In entrambi i casi, la cosa migliore che il Napoli può fare è continuare a trattarlo non come «promessa» ma come risorsa: una mezzala cresciuta in Serie B, con 5 gol nel motore e un’idea precisa di cosa serve per imporsi anche un piano più su.

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